AGI - Una corte d'appello del Bangladesh ha confermato la condanna a morte per l'ex preside di una scuola islamica rurale, ritenuto responsabile dell'omicidio della studentessa Nusrat Jahan Rafi, bruciata viva dopo averlo denunciato per molestie sessuali.
L'aggressione alla studentessa in Bangladesh
La 19enne era stata cosparsa di cherosene e data alle fiamme, riportando ustioni sull'80% del corpo. Un'agonia di indicibile dolore, che l'aveva portata a morire in ospedale quattro giorni dopo l'aggressione subita.
Il caso aveva suscitato forte indignazione in Bangladesh, con proteste per giorni nella capitale Dhaka e richieste di una punizione esemplare per i responsabili.
Una violenza cieca
Analizzando il caso non sfuggono dettagli raccapriccianti, che acuiscono il senso di frustrazione e disagio.
Il procuratore generale Md Ruhul Quddus Kazal, infatti, ha sottolineato la crudeltà dell'aggressione subita dalla studentessa, affermando che quattro degli imputati avevano legato mani e piedi della ragazza e l'avevano cosparsa di cherosene "per assicurarsi che morisse".
Le minacce alla famiglia e la nuova sentenza
Inoltre, il fratello maggiore della vittima Mahmudul Hasan, ha riferito che fin dai tempi della denunci di Nusrat la famiglia riceve messaggi di minaccia, e ha chiesto al governo di garantirne la sicurezza.
Inizialmente, nel 2019 il tribunale di primo grado aveva condannato a morte tutti e 16 gli imputati. La corte però ha cambiato direzione, mantenendo la pena capitale per un coimputato e riducendo dall'impiccagione all'ergastolo le condanne di altri quattro imputati, assolvendo dieci persone.