Ha 38 anni ma si finge una 12enne: una coppia la adotta senza saperlo
AGI - Sotto un falso nome e un’identità ancora più falsa, quella di una ragazzina di appena 12 anni, era riuscita a farsi accogliere in casa da una coppia di coniugi a Joinville, nel nord dello stato di Santa Catarina, in Brasile. Per oltre un anno nessuno ha sospettato che dietro il volto e i modi di quella “bambina” spaventata e bisognosa di una famiglia si nascondesse in realtà una donna di 38 anni. Ora Amanda Maria Souza de Oliveira è a processo con l’accusa di frode, dopo essere stata smascherata e arrestata lo scorso giugno.
Tutto era iniziato quando la donna si era presentata a un pastore di una chiesa protestante della zona, raccontando di essere fuggita di casa perché vittima di abusi da parte del padre biologico. Il racconto, unito all’aspetto e ai modi che simulavano quelli di una preadolescente, aveva convinto il religioso e, di conseguenza, la coppia che poi l’ha accolta come figlia adottiva.
La vita nella casa adottiva
Per 14 mesi Amanda ha vissuto sotto lo stesso tetto dei suoi “genitori”, occupando una cameretta dipinta di rosa e arredata con tutto ciò che ci si aspetterebbe nella stanza di una bambina. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, la donna ha mantenuto la finzione con una cura quasi ossessiva, mostrando comportamenti da bambina più piccola della presunta età dichiarata: dormiva con i peluche, chiedeva il biberon, diceva di avere paura di dormire da sola e domandava spesso alla madre adottiva di essere messa a letto come farebbe una bimba piccola.
Le spiegazioni fornite
Per giustificare tratti fisici e comportamentali poco compatibili con i suoi presunti 12 anni, raccontava di essere autistica e di soffrire di altre patologie, e sosteneva di essere stata costretta alla prostituzione durante l’infanzia e di aver dovuto assumere ormoni, circostanze che nella sua narrazione spiegavano un aspetto più maturo del previsto. Convinse inoltre la famiglia a non iscriverla a scuola e a non avviare alcuna procedura di adozione formale, sostenendo che in questo modo il presunto padre violento non sarebbe riuscito a rintracciarla.
I sospetti della famiglia
I dubbi della famiglia sono emersi solo all’inizio dell’estate, quando alcuni atteggiamenti della donna hanno cominciato ad apparire incongruenti. Una serie di ricerche online ha fatto emergere un caso analogo avvenuto in passato, spingendo la coppia a rivolgersi alle autorità. Gli investigatori hanno così scoperto la vera identità della presunta dodicenne, risalendo anche a diversi precedenti penali della donna in altri stati del Brasile.
L'arresto e il processo
Amanda è stata arrestata lo scorso luglio e, dopo una perizia psichiatrica disposta dal tribunale, è stata giudicata idonea a sostenere il processo. Comparsa in tribunale, la 38enne ha ammesso di aver mentito sulla propria identità ma ha respinto l’accusa di frode. La difesa punta a dimostrare l’assenza di un reale intento truffaldino: “Era il modo che aveva trovato per sopravvivere, ma non ha causato danni finanziari a nessuno”, ha dichiarato il suo avvocato.
Le contestazioni dell'accusa
Una lettura che l’accusa contesta duramente, sottolineando come Amanda avesse già messo in atto stratagemmi simili negli anni precedenti, presentandosi come adolescente vulnerabile con età diverse per farsi ospitare da altre famiglie. Diversi testimoni hanno confermato di essere caduti nello stesso inganno prima di scoprire la verità.
Il caso in Brasile
Il caso ha suscitato grande attenzione in Brasile, sollevando interrogativi sulla facilità con cui una donna adulta sia riuscita a costruire e mantenere per oltre un anno l’identità di una minore, ingannando non solo una famiglia ma anche le istituzioni religiose e sociali chiamate a proteggere i più vulnerabili.