AG I- Un caso considerato un indicatore cruciale per la libertà di espressione a Hong Kong.
Due attivisti che organizzavano le veglie annuali in memoria della sanguinosa repressione di Piazza Tienanmen in Cina nel 1989 sono stati condannati per "incitamento alla sovversione".
I due attivisti arrestati a Hong Kong
Lee Cheuk-yan, 69 anni, e Chow Hang-tung, 41 anni, "hanno incitato altre persone a organizzare, pianificare, commettere o partecipare ad atti illeciti con l'obiettivo di sovvertire il potere statale", si legge in un comunicato stampa distribuito ai giornalisti. Gli imputati rischiano una pena massima di 10 anni di carcere, ma la sentenza verrà emessa in un secondo momento.
I due erano i leader della Hong Kong Alliance, un gruppo, ormai sciolto, che organizzava veglie annuali a lume di candela per commemorare le vittime della repressione di Piazza Tienanmen del 1989 a Pechino. Un terzo imputato, Albert Ho, si era dichiarato colpevole a gennaio.
L'avvocata coinvolta fin da bambina
Chow Hang-tung è un'avvocata laureata a Cambridge che si è difesa da sola al processo. Appartenente a una generazione cresciuta dopo il ritorno di Hong Kong sotto il dominio cinese nel 1997, ha partecipato alle veglie fin da bambina e si è unita alla Alliance nel 2010 come volontaria. Ha lavorato per anni in un'organizzazione per la difesa dei diritti umani in Cina ed è diventata portavoce dell'Alleanza dopo che Pechino ha imposto la legge sulla sicurezza nazionale nella città nel 2020, a seguito delle massicce e talvolta violente proteste dell'anno precedente. Detenuta dal 2021, Chow ha intrapreso uno sciopero della fame ogni giugno per commemorare l'anniversario del 1989. Durante il processo ha citato il premio Nobel per la pace e attivista cinese di Tienanmen Liu Xiaobo, affermando che l'Alleanza non ha nemici, ma si oppone al regime a partito unico.
Ha dichiarato alla corte che cercare giustizia per le vittime di Tienanmen è un dovere morale, che "non dovrebbe essere classificato come incitamento a commettere un crimine". "Per quanto onnipotente possa essere la leadership del Partito Comunista (cinese), non può dettare la nostra coscienza", ha affermato Chow nelle sue conclusioni. "Sappiamo esattamente cosa vogliamo: porre fine alla dittatura a partito unico, realizzare una transizione democratica e attuare un cambio di regime".
L'attivista impegnato dagli anni '70
Lee Cheuk-yan Lee, invece, è attivamente impegnato nel movimento operaio di Hong Kong fin dagli anni '70, così come nelle questioni relative ai diritti umani in Cina. "Ho dedicato la mia vita alla lotta per la libertà di associazione, nella speranza che la Cina possa avere sindacati indipendenti", ha dichiarato in tribunale a marzo.
Lee visitò gli studenti che manifestavano a Pechino per le riforme politiche alla fine di maggio del 1989, agli albori dell'Alleanza. Era presente quando il governo inviò truppe e carri armati per reprimere i manifestanti il 4 giugno di quell'anno, e ha affermato di aver sentito spari e di aver visto feriti e morti in Piazza Tienanmen. Lee fu fermato dalla polizia mentre cercava di lasciare Pechino, ma gli fu permesso di tornare a Hong Kong dopo le proteste dei cittadini del centro finanziario.
L'ex dirigente del Partito Democratico di Hong Kong
Ho, infine, è un avvocato diventato politico che ha guidato il Partito Democratico di Hong Kong, ora sciolto, e ha contribuito a fondare l'Alleanza.
La sua attività legale si è occupata di diritti umani per decenni e ha svolto un ruolo chiave nel Gruppo di Preoccupazione degli Avvocati per i Diritti Umani in Cina, a sostegno degli avvocati della Cina continentale perseguitati. Ha ricoperto la carica di parlamentare pro-democrazia per oltre 20 anni. Nel 2009, Ho ha dichiarato al Consiglio Legislativo che "è impossibile per il Pcc usare i suoi successi economici per coprire il crimine commesso con il massacro del popolo", riferendosi alla repressione del 4 giugno. "Ne' può usare i benefici economici per far dimenticare al popolo questo orribile episodio storico", ha aggiunto.
I pubblici ministeri hanno citato Ho - esonerato dalla maggior parte del processo - il quale avrebbe affermato nel maggio 2018 che in una Cina democratica "naturalmente il governo a partito unico deve finire, (il che) non significa eliminare il Partito Comunista, che ha il diritto di partecipare alle elezioni".
La vicinanza di Taiwan
Il consiglio per gli affari continentali, il massimo organo di Taiwan per la politica nei confronti della Cina, ha espresso "profondo rammarico e dolore" in risposta alle condanne e ha chiesto al partito comunista cinese e al governo di Hong Kong di "rilasciare immediatamente le persone detenute in questo caso".
Per lungo tempo, Hong Kong e Macao sono stati gli unici luoghi della Cina continentale in cui era possibile commemorare pubblicamente la repressione militare cinese del giugno 1989. La richiesta dell'isola è che Pechino fermi subito quella che considera una vera e propria "persecuzione politica".
Le parole di Francia e Germania
Francia e Germania hanno espresso "profondo rammarico" per la condanna. "La difesa pacifica dei diritti umani non costituisce un crimine", hanno affermato i ministeri degli Esteri dei due Paesi a proposito di Chow, insignita del Premio franco-tedesco per i diritti umani nel 2023
"Insieme ad altri attivisti, Chow Hang-tung ha lavorato instancabilmente per promuovere i diritti umani e la democrazia in Cina, in particolare" a Hong Kong, si legge in una dichiarazione congiunta. "Chiediamo la sua immediata liberazione ed esortiamo le autorità di Pechino e Hong Kong a rispettare tutti i diritti e le libertà civili".
La posizione dell'Unione Europea
La condanna, ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale, della Hong Kong Alliance in Support of Patriotic Democratic Movements of China e di due dei suoi ex leader, Lee Cheuk-yan e Chow Hang-tung, il 21 agosto "conferma il continuo deterioramento delle libertà di espressione e di riunione e l'ulteriore restringimento degli spazi per una società civile indipendente a Hong Kong". Lo afferma un portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna, il corpo diplomatico dell'Ue.
"Il procedimento giudiziario di natura politica contro gli imputati, che sono stati sottoposti a una prolungata detenzione preventiva, alla negazione della libertà su cauzione e, nel caso di Chow Hang-tung, a ripetuti periodi di isolamento, mina la fiducia nello Stato di diritto sancito dalla Legge fondamentale di Hong Kong, pietra angolare del successo storico della città come centro d'affari internazionale", aggiunge il portavoce. "L'Ue esorta le autorità a preservare gli spazi per una società civile indipendente e a garantire la libertà di espressione e il diritto di riunione pacifica, come previsto dalla Legge fondamentale.
"L'Unione europea ribadisce anche il suo appello alle autorità affinché rispettino l'ampio grado di autonomia di Hong Kong previsto dal principio 'Un Paese, due sistemi' e dagli obblighi di diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Dichiarazione congiunta sino-britannica depositata presso le Nazioni Unite", conclude la dichiarazione.