AGI - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una "guerra economica" di portata senza precedenti contro l'Iran e ha minacciato conseguenze "tremende" per qualsiasi Paese che aiuti o faccia affari con la Repubblica islamica.
Trump, l'Iran e la guerra economica
Le dichiarazioni del presidente repubblicano rappresentano un'intensificazione della pressione di Washington su Teheran, mentre la guerra si avvicina al sesto mese senza che si intravveda una soluzione diplomatica o militare al conflitto.
Trump deve inoltre affrontare un rinnovato esame politico interno sulla guerra, con le elezioni di metà mandato previste a novembre.
"Oggi annuncio LA PIÙ SCHIACCIANTE OPERAZIONE ECONOMICA MAI INTRAPRESA CONTRO QUALSIASI PAESE! Sarà una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti", ha scritto Trump su Truth Social. "Annuncio inoltre che QUALSIASI Paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, aziende, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di salvagente all'Iran dovrà a sua volta affrontare CONSEGUENZE economiche TREMENDE", ha aggiunto.
Il presidente statunitense non ha fornito dettagli sui tipi di sanzioni a cui sarebbero sottoposti i Paesi coinvolti.
Le parole del Tycoon sui social
Nella sua dichiarazione sui social non ha inoltre nominato specificamente alcun Paese.
Le sue dichiarazioni arrivano quasi una settimana dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva affermato che gli Stati Uniti avrebbero imposto al Paese un isolamento economico senza precedenti. "Sara' una combinazione di isolamento economico che il mondo non ha mai visto", aveva dichiarato giovedì scorso Bessent alla rete televisiva conservatrice Newsmax.
L'Iran ha assunto un atteggiamento di sfida dopo aver resistito per mesi alle operazioni militari statunitensi, che non sono riuscite a porre fine in modo decisivo alla guerra
Il nodo degli Emirati Arabi
Dopo gli attacchi israelo-statunitensi contro l'Iran del 28 febbraio, Teheran ha risposto con bombardamenti contro Paesi vicini alleati di Washington e ha bloccato lo Stretto di Hormuz, una rotta strategica per il trasporto degli idrocarburi. Gli Stati Uniti hanno a loro volta imposto un blocco ai porti iraniani.
Nonostante una recente diminuzione delle ostilità, le tensioni nella regione rimangono elevate.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato martedì l'Iran di aver lanciato due missili balistici, caduti in mare e diretti contro il traffico marittimo. L'Iran ha negato di aver lanciato missili nel Golfo e ha respinto "categoricamente" le accuse.
Subito dopo, la diplomazia emiratina ha annunciato la sospensione, fino a nuovo ordine, degli "scambi commerciali" e delle "transazioni finanziarie" con l'Iran.
L'Iran e i Paesi del Golfo
Teheran aveva minacciato già mercoledì mattina i Paesi del Golfo che forniscono qualsiasi tipo di sostegno all'esercito statunitense
"Qualsiasi assistenza o agevolazione fornita all'esercito aggressore statunitense equivale a una partecipazione alle operazioni militari americane", ha dichiarato il generale Ali Abdollahi, capo delle Forze armate, in un comunicato diffuso dall'agenzia Mehr.
I due Paesi, separati dallo Stretto di Hormuz, condividono profondi legami culturali e storici. Gli Emirati Arabi Uniti erano infatti, fino all'inizio del conflitto, un importante partner commerciale dell'Iran, sottoposto alle sanzioni statunitensi.
Martedì Trump ha dichiarato che "non c'è dialogo ne' sono in corso colloqui, e non sono nemmeno previsti, con la Repubblica islamica dell'Iran". Secondo una fonte statunitense contattata dall'AFP, questi scambi sono stati sospesi e Trump ha chiesto ai suoi collaboratori di non riprendere il dialogo finché Teheran non si avvicinerà alle posizioni degli Stati Uniti.
Una risoluzione lontana
Le autorità iraniane hanno dato finora pochissimi segnali in questa direzione. Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che lo Stretto non verrà riaperto finché Washington non avrà rispettato gli impegni previsti dal protocollo d'intesa firmato a giugno.
Il testo, che prevedeva una tregua di 60 giorni in vista di un accordo duraturo, è andato in frantumi con la ripresa delle ostilità a luglio. Ghalibaf ha ribadito mercoledì, durante una visita in Iraq, l'importanza di rafforzare "il nuovo ordine" regionale e ha denunciato l'ingerenza straniera.Nel frattempo, Iran e Oman, le cui coste si affacciano sullo Stretto di Hormuz, discutono da diverse settimane della futura gestione di questo passaggio strategico. L'Iran, che attacca le navi che tentano di attraversare lo Stretto senza richiedere un'autorizzazione, vuole imporre tariffe di navigazione per i servizi forniti alle imbarcazioni in transito, una misura alla quale si oppongono fermamente gli Stati Uniti e alcuni Paesi della regione.