AGI - Alcuni leader dell'Ue - nello specifico Italia, Francia, Germania e Regno Unito - si sono opposti alla decisione di Israele di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1. "In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, caratterizzato da livelli senza precedenti di violenza dei coloni contro i civili e da pesanti restrizioni per l'economia palestinese, questa decisione desta ulteriore preoccupazione. Esortiamo il governo di Israele a ritirare immediatamente tali piani e a porre fine all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Non solo tali iniziative ci allontanano dalla pace, ma compromettono ulteriormente la posizione internazionale di Israele" hanno dichiarato in una nota congiunta.
"Le imprese non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a gare d'appalto per l'edilizia. Devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a favore di una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione a due Stati. Continueremo ad agire in tale direzione", hanno poi concluso i quattro Paesi dell'Ue.
La minaccia di possibili sanzioni contro Israele
Secondo quanto riportato dalla tv israeliana Canale 13, l'Ue sta preparando un pacchetto di sanzioni contro Israele qualora Tel Aviv dovesse portare avanti il suo progetto di costruzione di un grande insediamento nella zona E1 della Cisgiordania.
La rete televisiva riferisce, citando due diplomatici occidentali, che l'Ue ha elaborato un elenco di sanzioni iniziali da imporre qualora i lavori di costruzione avessero inizio, sanzioni a cui gli Stati Uniti non si oppongono. Si dice che il piano preveda l'etichettatura dei prodotti provenienti da Israele, non solo dagli insediamenti in Cisgiordania, nonché la riduzione delle collaborazioni accademiche e l'interruzione di alcune collaborazioni in materia di sicurezza e diplomatiche.
Cosa prevede il piano di Tel Aviv?
L'ampliamento della E1 collega le aree di Gerusalemme e Ma'ale Adumim, vanificando di fatto la prospettiva di una presenza palestinese contigua tra i centri abitati di Betlemme, Gerusalemme Est e Ramallah, da tempo considerata la base per uno Stato palestinese. Il progetto è rimasto bloccato per lunghi anni a causa della forte opposizione della comunità internazionale, comprese le precedenti amministrazioni statunitensi, che temevano che la costruzione di un nuovo quartiere di insediamenti su un'area in gran parte disabitata avrebbe precluso la creazione di uno Stato palestinese contiguo e vitale.
Le unità abitative oggetto della gara d'appalto sono alcune delle circa 3.400 unità abitative E1 che hanno ricevuto il via libera nell'agosto del 2025. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich all'epoca elogiò il piano di espansione E1, affermando che "cancella praticamente l'illusione dei due Stati" dividendo il territorio che sarebbe stato destinato a uno Stato palestinese.