AGI - L'Iran ha posto delle precondizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, tra cui il risarcimento per i danni di guerra, complicando un potenziale accordo per la riapertura di questa via navigabile vitale per l'economia mondiale.
Teheran ha imposto un blocco effettivo dello stretto da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran alla fine di febbraio e vuole imporre pedaggi per il transito, attaccando le navi che accusa di tentare di aggirare la rotta da lei preferita.
Il capo della sicurezza Mohammad Bagher Zolghadr ha presentato sabato una lista di richieste per la riapertura dello stretto di Hormuz, tra cui la fine della "guerra e dell'aggressione contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq".
Ha inoltre chiesto la revoca del blocco navale statunitense contro l'Iran, la fine delle sanzioni, lo sblocco dei beni congelati e un risarcimento per i danni subiti durante la guerra, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Tasnim.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane, dal canto loro, hanno affermato che la riapertura dello stretto di Hormuz "non ha nulla a che fare con i negoziati tra Iran e Oman", aggiungendo che "il nemico è costretto ad accettare le condizioni iraniane per l'apertura dello stretto".
Le operazioni del Comando Centrale degli Stati Uniti
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha riferito che ieri le forze americane hanno deviato 53 navi mercantili dalle loro rotte nel quadro del blocco navale contro l'Iran, disabilitandone due e abbordandone altre due. Le forze armate statunitensi, aggiunge il Centcom, hanno inoltre permesso a oltre 30 navi di attraversare il blocco per la consegna di aiuti umanitari.
Il comunicato afferma poi che i marinai americani continuano a svolgere lavori di manutenzione sui velivoli F/A-18E Super Hornet a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln per mantenere la prontezza operativa delle forze impegnate nell'applicazione del blocco.
Pezeshkian, ora momento migliore per un accordo
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha esortato il Paese a superare la fase di "nè guerra nè pace".
"Nel Paese c'è coesione, forza e unita' e, per quanto ne so, l'Iran è considerato vittorioso e potente in questa guerra", ha dichiarato ai media iraniani, aggiungendo di ritenere che ora sia il momento migliore per un accordo per porre fine al conflitto che va avanti dal 28 febbraio.
Pezeshkian ha anche affermato che l'Iran e Washington avrebbero dovuto istituire un canale per affrontare le violazioni del cessate il fuoco. "In ogni caso, le violazioni si verificano in ogni memorandum d'intesa. In linea di principio, si sarebbe dovuto formare un gruppo di lavoro per affrontare le violazioni già allora, piuttosto che per combattere", ha affermato.
"Dobbiamo valutare ora come risolverle, se una soluzione è possibile, e su questo si sta lavorando nei negoziati con l'Oman. Con l'aiuto di Dio, raggiungeremo un punto in cui potremo uscire da questa fase di 'ne' guerra ne' pace'", ha aggiunto.