AGI - La nuova pressione migratoria registrata mercoledì a Ceuta, prima, e Melilla, (dopo) riporta al centro dell'attenzione uno dei fronti più delicati del Mediterraneo occidentale. E se sul piano immediato l'emergenza riguarda la gestione dei flussi migratori e il controllo dei confini, secondo diversi analisti la crisi sarebbe anche il riflesso delle tensioni politiche e diplomatiche che da decenni caratterizzano i rapporti tra Rabat e Madrid.
Il nodo Sahara Occidentale
Un ex funzionario italiano delle Nazioni Unite, per molti anni in servizio nella missione ONU per il Sahara Occidentale (MINURSO), spiega all'AGI perché l'attuale situazione "non può essere letta esclusivamente come un fenomeno migratorio".
"Nel corso degli anni - osserva l'analista - i governi spagnoli, sia conservatori sia socialisti, hanno spesso privilegiato una gestione pragmatica del rapporto con Rabat, considerato un partner strategico nella sicurezza del Mediterraneo occidentale e nel controllo dell'immigrazione irregolare, fino al passaggio considerato particolarmente significativo con il cambiamento della posizione di Madrid sul Sahara Occidentale. Dopo il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sul territorio, annunciato dall'amministrazione Trump nel dicembre 2020, il governo guidato da Pedro Sánchez ha sostenuto il piano di autonomia proposto da Rabat come "la base più seria, credibile e realistica" per una soluzione della controversia. Una scelta che ha segnato una netta discontinuità rispetto alla tradizionale neutralità spagnola e che è stata seguita, negli anni successivi, da analoghe aperture da parte di altri partner occidentali, tra cui la Francia.
Secondo l'ex funzionario ONU, questo mutamento avrebbe rafforzato la strategia diplomatica marocchina volta a consolidare il consenso internazionale sulle proprie rivendicazioni. "Va tuttavia ricordato - sottolinea - che lo status definitivo del Sahara Occidentale resta oggetto di una controversia internazionale tuttora aperta nell'ambito delle Nazioni Unite e che il Fronte Polisario continua a rivendicare il diritto all'autodeterminazione della popolazione saharawi".
L'attuale crisi chiama anche quanto accadde nel 2021, quando la Spagna accolse per cure mediche il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, provocando una dura reazione di Rabat. In quei giorni, infatti, migliaia di migranti raggiunsero Ceuta, episodio che Madrid interpretò come una conseguenza dell'allentamento dei controlli da parte delle autorità marocchine.
Nel quadro attuale, c'è poi la recente ripresa dei contatti tra Madrid e Algeri, osservata con attenzione anche in Marocco, dal momento in cui l'Algeria rimane il principale sostenitore internazionale del Fronte Polisario e proprio per questo le relazioni tra Rabat e Algeri continuano a essere caratterizzate da forti tensioni regionali.
Lo sguardo di Rabat alla politica interna spagnola
Secondo la ricostruzione proposta dall'ex funzionario ONU, la nuova pressione migratoria potrebbe rappresentare anche un messaggio rivolto alla politica interna spagnola. Con le prossime elezioni legislative all'orizzonte, "Rabat seguirebbe dunque con attenzione l'evoluzione degli equilibri tra il Partito Popolare, il PSOE e le altre forze politiche". In particolare, viene osservato come il PP non abbia formalmente fatto propria la linea del governo Sánchez sul Sahara Occidentale, mentre un eventuale futuro esecutivo potrebbe dipendere anche dal sostegno di Vox, formazione che dal canto suo mantiene posizioni molto critiche sull'immigrazione e sui rapporti con il Marocco. Nella lettura dell'ex funzionario ONU, gli eventi di Ceuta rappresenterebbero dunque anche un segnale politico rivolto ai possibili futuri interlocutori di Rabat, affinché venga preservato l'attuale quadro di cooperazione bilaterale.