AGI - "Un mondo in cui continuiamo a permettere alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato ai nostri figli, non farà altro che condannare un'altra generazione a ulteriori danni mentali, dipendenze e infelicità, e i dati lo dimostrano". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un punto stampa a Bruxelles, ricevendo il rapporto sulla sicurezza dei minori online. Per poi aggiungere: "In tutta Europa, i giovani trascorrono dalle quattro alle sei ore al giorno davanti agli schermi. Questo equivale a 20 anni della loro vita".
"Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online, e giorno e notte i genitori ne vedono fin troppo bene le conseguenze. Ovvero, insonnia, depressione, ansia, cyberbullismo, esposizione a contenuti dannosi: tutto questo accade mentre il cervello dei nostri figli è ancora in fase di sviluppo", ha precisato la presidente della Commissione europea. "Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato pensando al loro benessere quando sono più vulnerabili", ha sottolineato.
I danni dell'esposizione prolungata
"Dobbiamo stabilire un'età minima per l'accesso legale ai social media". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un punto stampa a Bruxelles, ricevendo il rapporto sulla sicurezza dei minori online dal gruppo di esperti che ha lavorato sul dossier. "Proprio come non diamo ai nostri figli le chiavi della macchina prima che abbiano la patente, o non permettiamo loro di comprare alcolici finché non hanno l'età legale, dobbiamo stabilire un'età minima per l'accesso legale ai social media", ha aggiunto la presidente dell'esecutivo europeo.
"Non sarà una soluzione infallibile, il cambiamento richiede tempo e ce ne vorrà molto per radicare il cambiamento culturale che sta già prendendo forma nella nostra società - ha spiegato von der Leyen - Sappiamo che i bambini piccoli non dovrebbero essere esposti a schermi e piattaforme digitali, quindi niente schermi prima dei tre anni. I bambini dovrebbero essere esposti ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti, e per un tempo limitato".
"L'infanzia è un periodo di straordinario e delicato sviluppo cerebrale e, durante questa fase, i nostri figli hanno bisogno di tempo nel mondo reale, tempo per giocare, tempo per costruire amicizie faccia a faccia, tempo per commettere errori, tempo per plasmare la propria identità, la propria personalità, prima che un algoritmo li plasmi al posto loro" - e concludendo - "credo che dobbiamo dare ai nostri figli questo tempo. Se vogliamo proteggere l'infanzia, dobbiamo iniziare da dove i rischi sono maggiori".
La proposta dopo l'estate
La Commissione europea presenterà una proposta per limitare l'accesso ai social ai minori dopo l'estate. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea in un punto stampa a Bruxelles, ricevendo il rapporto sulla sicurezza dei minori online. "Abbiamo riunito il gruppo di esperti proprio per raccogliere le prove su quale fosse l'approccio migliore per affrontare i rischi e i danni. Ora leggeremo attentamente la relazione e ne discuteremo in seno al Collegio, per poi presentare una proposta dopo l'estate", ha detto von der Leyen.
"Credo sia importante ribadire quanto appena sentito dagli esperti, che raccomandano un rinvio armonizzato a livello Ue dell'accesso ai social media per i minori di 13 anni", ha aggiunto ricordando che per i bambini più piccoli (minori di tre anni), non dovrebbe essere permesso l'accesso ad alcun tipo di schermo. Per quanto riguarda i minori di 13 anni, ha spiegato von der Leyen, il rapporto dice che "possono accedere ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e per un tempo limitato".
Dai 13 anni in poi, infine, "si passa a un accesso graduale, a seconda di come le piattaforme dimostrano di essere adatte all'età e sicure per gli adolescenti", ha spiegato la presidente dell'esecutivo europeo. "È quindi responsabilità delle piattaforme dimostrarci che i loro contenuti sono sicuri e appropriati per l'età. Solo così si apre la strada all'accesso ai social media anche dopo i 13 anni. Personalmente trovo questo approccio molto convincente", ha concluso.