AGI – Tornano a soffiare i venti di guerra in Iran, e sembra di nuovo una bufera. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato in un'intervista al conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt che "colpirà duramente l'Iran nella notte” tra lunedì e martedì e nella giornata di martedì 14 luglio.
“Il memorandum d'intesa era una prova, non l'hanno rispettato", ha detto Trump che poi ha anche affermato di andare "molto d'accordo" con il primo ministro Benjamin Netanyahu, aggiungendo però: "A volte non sono d'accordo con lui e mi assicuro che lo sappia".
U.S. President Donald Trump:
— Open Source Intel (@Osint613) July 13, 2026
"We're going to hit Iran very hard tonight and we're going to hit them hard tomorrow, and there's not a damn thing they can do about it."
Contributed by @AZ_Intel_. pic.twitter.com/ncAgnOydAc
Trump: attaccheremo impianto nucleare
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, afferma che le operazioni militari statunitensi contro l'Iran potrebbero continuare per due o tre settimane. In una conversazione con il conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt, Trump ha anche minacciato di prendere di mira Kuh-e Kolang Gaz La, o 'Montagna del Piccone', in Iran, definendola "un possibile obiettivo per un bel colpo grosso e ben assestato proprio sulla porta d'ingresso". La 'Montagna del Piccone' ospita un impianto nucleare altamente fortificato, scavato nella montagna Zagros, nell'Iran centrale. "Elimineremo la Montagna del Piccone. Dite agli iraniani di tenersi pronti. Va bene, non possono farci niente", ha detto Trump
Trump ha notificato al Congresso ripresa del conflitto
Donald Trump ha notificato formalmente al Congresso la scorsa settimana che gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi militari contro l'Iran, concedendo così al Pentagono altri 60 giorni per impiegare le forze armate statunitensi nell'area di competenza del Comando Centrale degli Stati Uniti, senza la preventiva autorizzazione del Congresso. In una lettera di due pagine inviata venerdì ai parlamentari, Trump ha comunicato che gli attacchi americani contro l'Iran sono ripresi il 7 luglio, informando il Congresso in conformità con il War Powers Act, la legge che impone al comandante in capo di notificare ai legislatori entro due giorni qualsiasi azione militare condotta all'estero.
"Le forze di terra degli Stati Uniti non sono coinvolte in questi attacchi. Si tratta di operazioni limitate, calibrate, pianificate ed eseguite in modo da ridurre al minimo le vittime civili", ha scritto il Presidente nella lettera, ottenuta da The Hill. Dopo che il Presidente ha notificato il Congresso, il War Powers Act consente alle forze armate statunitensi di rimanere nell'area operativa per 60 giorni, con la possibilità per il Presidente di prorogare la missione di altri 30 giorni. Un dispiegamento che superi questo limite temporale richiede invece l'approvazione del Congresso. In una precedente lettera inviata al Congresso il primo maggio, Trump aveva sostenuto che il fragile cessate il fuoco con Teheran aveva di fatto sospeso il conteggio dei 60 giorni il 7 aprile, circa cinque settimane dopo l'inizio della guerra, avvenuto il 28 febbraio.
Esplosioni e attacchi a Bandar Abbas
L'agenzia di stampa statale iraniana IRNA poco prima delle 21 italiane ha segnalato nuove esplosioni nella parte orientale di Bandar Abbas. La causa delle esplosioni rimane sconosciuta. Domenica, una nuova serie di attacchi statunitensi aveva preso di mira Bandar Abbas, l'isola di Qeshm e Hajjiabad, nella provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo Stretto di Hormuz. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) aveva dichiarato di aver colpito un impianto di manutenzione di sottomarini e navi presso la base navale iraniana di Bandar Abbas, lungo lo stretto.
Difese aeree e missili segnalati
Anche l'agenzia di stampa iraniana Tasnim riferisce che le difese aeree sono state attivate a Bandar Abbas, dove sono stati uditi rumori di esplosioni. Secondo l'agenzia di stampa iraniana, quattro missili sono caduti nei pressi della città di Konarak e un aereo da caccia americano ha sorvolato la città. Per la televisione iraniana sono state udite esplosioni a Bandar Abbas, nella provincia di Hormozgan, e a Chabahar, nella provincia del Sistan e Baluchistan.
Usa: Terza notte di bombardamenti in Iran
Le Forze armate Usa hanno confermato di aver iniziato a bombardare l'Iran stasera, per la terza notte consecutiva. Nel frattempo, la televisione di stato iraniana ha riferito di aver udito delle esplosioni a Bandar Abbas, nel sud del Paese.
Ripresa del blocco dei porti iraniani
Alle 22 di martedì 14 luglio (ora italiana) riprenderà il blocco dei porti iraniani. Lo ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti "su ordine del comandante in capo" Donald Trump. "Le forze Usa faranno rispettare il blocco alle navi in transito da o verso i porti e le zone costiere iraniane" si legge in un post del CentCom, "Le forze armate statunitensi continuano a supportare il flusso di traffico nelle acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco".
Bilancio del precedente blocco
La ripresa del blocco statunitense contro l'Iran segue quello dal 13 aprile al 18 giugno durante il quale le forze americane "hanno deviato oltre 140 navi conformi, messo fuori uso nove navi non conformi e consentito il passaggio di oltre 50 navi commerciali impegnate nel trasporto di aiuti umanitari".
Pedaggio sullo stretto di Hormuz
Intanto Donald Trump ha rivelato che gli Stati Uniti chiederanno un pedaggio pari al 20% del valore delle merci trasportate alle navi che attraverseranno lo Stretto di Hormuz. In un post su Truth il presidente Usa ha assicurato che lo Stretto "è aperto e resterà aperto" e sarà chiuso solo per le navi che sono dirette o partono dai porti iraniani.
La posizione di Trump sul blocco
"Stiamo ripristinando IL BLOCCO IRANIANO, così chiamato perché impedisce solo alle navi o ai clienti iraniani di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi avranno un utilizzo equo e libero dello Stretto", ha scritto su Truth.
La richiesta di pedaggio e i guardian
Trump pretende che gli Stati Uniti vengano "da questo momento in poi, conosciuti come 'I GUARDIANI DELLO STRETTO DI HORMUZ'" e, in quanto tali, "e per una questione di EQUITÀ" aggiunge Trump, gli Stati Uniti "saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutto il carico trasportato, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza di questa zona del mondo estremamente instabile. Il processo e la formazione inizieranno immediatamente".
La reazione dell'IMO
L’annuncio spiazza l'agenzia marittima delle Nazioni Unite che, tramite un portavoce, ha dichiarato: "Siamo sempre stati coerenti nella nostra posizione riguardo ai pagamenti: l'IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) si oppone fermamente all'imposizione di tariffe per il transito attraverso stretti utilizzati per la navigazione internazionale. Non esiste alcuna base giuridica per imporre tariffe obbligatorie unicamente per il transito attraverso uno stretto".