AGI - Alle 22 di martedì ora italiana riprenderà il blocco dei porti iraniani. Lo ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti "su ordine del comandante in capo" Donald Trump. "Le forze Usa faranno rispettare il blocco alle navi in transito da o verso i porti e le zone costiere iraniane" si legge in un post del CentCom, "Le forze armate statunitensi continuano a supportare il flusso di traffico nelle acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco".
La ripresa del blocco statunitense contro l'Iran segue quello dal 13 aprile al 18 giugno durante il quale le forze americane "hanno deviato oltre 140 navi conformi, messo fuori uso nove navi non conformi e consentito il passaggio di oltre 50 navi commerciali impegnate nel trasporto di aiuti umanitari".
Stretto di Hormuz mai più libero
Lo stretto di Hormuz non è libero oggi, con l'Iran che rivendica di avere di nuovo bloccato il traffico navale, e sembra di capire che non lo sarà mai più: non solo Teheran, ma anche gli americani ora mirano a fare soldi dagli attraversamenti. Parola di Donald Trump che è tornato a rivendicare i successi militari del Pentagono e su questo d'accordo con il regime a mettere una pietra, almeno per oggi, sul memorandum di intesa.
Con conseguenze su tutta la regione. Non solo Teheran ha di nuovo attaccato siti militari americani in Kuwait, Bahrein e Giordania, ma la crisi ha avuto una pericolosa appendice nello Yemen. Gli Houthi hanno accusato l'Arabia Saudita di avere bombardato l'aeroporto di Sanaa mentre stava atterrando un aereo iraniano con una sua delegazione di rientro dai funerali di Ali' Khamenei. Il velivolo ha poi toccato terra indenne, ma "l'attacco segna la fine del cessate il fuoco e l'inizio della guerra", hanno avvertito gli Houthi. Per sicurezza sono stati chiusi tutti gli aeroporti del Paese.
Le parole di Trump e la replica di Teheran
Di un allargamento del conflitto è tornata a parlare anche Teheran. Ma Trump oggi ha ostentato sicurezza.
Gli iraniani "sono negoziatori professionisti, ma malvagi", ha detto il presidente americano a Fox News, e "li stiamo prendendo a calci nel sedere". Ieri c'è stato un incontro di 11 ore al termine del quale sembrava ci fosse un accordo, ha raccontato, poi "hanno chiamato per dire che bisognava cambiare un paio di cose". Ma il presidente sembra avere chiuso ogni spazio alla diplomazia: "Continuano a tergiversare da 47 anni".
Dunque, con "gran parte delle loro dotazioni militari distrutte", ora "probabilmente gestiremo noi" lo stretto e "verremo ricompensati per questo", ha assicurato. Ne "abbiamo garantito la sicurezza per 50 anni e non siamo mai stati pagati, ma ora ci guadagneremo". Poco dopo, su Truth ha aggiunto: "Gli Stati Uniti chiederanno un pedaggio pari al 20% del valore delle merci trasportate alle navi che attraverseranno lo Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato Donald Trump in un post su Truth in cui assicura che lo Stretto "è aperto e resterà aperto" e sarà chiuso solo per le navi che sono dirette o partono dai porti iraniani.
"Lo Stretto di Hormuz è APERTO e rimarrà APERTO, con o senza l'Iran" scrive il Presidente, "Stiamo ripristinando IL BLOCCO IRANIANO, cosi' chiamato perché impedisce solo alle navi o ai clienti iraniani di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi avranno un utilizzo equo e libero dello Stretto".
Trump pretende che gli Stati Uniti vengano "da questo momento in poi, conosciuti come 'I GUARDIANI DELLO STRETTO DI HORMUZ'".
In quanto tali "e per una questione di EQUITÀ" aggiunge Trump, gli Stati Uniti "saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutto il carico trasportato, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza di questa zona del mondo estremamente instabile. Il processo e la formazione inizieranno immediatamente".
Non è dello stesso avviso l'Iran. "Non permetteremo in alcun modo agli Stati Uniti di intervenire nella gestione dello Stretto di Hormuz e non lo permetteremo in futuro", ha assicurato il portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaqari. E "in caso di espansione del conflitto nella regione, le fiamme della guerra coinvolgeranno tutti i Paesi dell'area", ha assicurato.
Hormuz di nuovo in fiamme
Intanto a essere in fiamme è Hormuz, con i nuovi attacchi Usa e le rappresaglie dei Guardiani della rivoluzione, finiti oggi nella lista dei sanzionati dal Regno Unito. I Pasdaran hanno riferito di avere distrutto la base americana dei missili terra-terra in Kuwait e il centro di comando dei droni in Bahrein, oltre ad avere mandato in fumo depositi di carburante e munizioni alla Prince Hassan in Giordania.
E i Pasdaran non hanno alcuna intenzione di mollare la presa nello stretto dopo averne decretato la chiusura. Questa mattina hanno sparato colpi di avvertimento contro due navi che tentavano di attraversare Hormuz.
Secondo i siti di monitoraggio e sicurezza Marine Traffic e Kpler, il passaggio di navi è calato di circa il 52% rispetto alla settimana precedente. E da ieri sera non è passato nessuno, almeno non con il transponder acceso.
Una soluzione non politica ma tecnica e a lungo termine potrebbe arrivare dagli Emirati Arabi Uniti. A quanto scrive il Financial Times, Dubai sta pensando di costruire un nuovo porto sulla costa orientale per aggirare il passaggio dallo stretto.
Di certo a quasi un mese dalla firma del memorandum, il 17 giugno scorso, un'intesa sembra alquanto lontana. E l'Iran lo ha chiarito oggi: "Finché gli Stati Uniti continueranno a violare i propri impegni, anche l'Iran si asterrà dall'adempiere agli obblighi che si è assunto", ha scandito il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei.