AGI - Erdogan sorprende e ‘inguaia’ i leader della Nato. Revolver personalizzati con tanto di munizioni: un regalo a dir poco inusuale quello che il presidente turco ha donato ai ‘grandi’ dell’Alleanza atlantica costringendo diversi governi europei a destreggiarsi tra polizia, dogana, ambasciate e procedure ufficiali di custodia nel viaggio di rientro dal vertice Nato che ha avuto luogo ad Ankara.
Erdogan sorprende i leader della Nato
Un dono quello di Erdogan ai leader della Nato che ha travalicato il semplice valore simbolico, sollevando immediatamente interrogativi di natura legale e di sicurezza non appena i leader sono rientrati in patria. In particolare il ‘dettaglio’ delle munizioni, che ha accentuato l'insolita natura dei doni e posto i governi di tutta Europa dinanzi al rompicapo della gestione delle rivoltelle secondo le proprie normative legali e di sicurezza.
Una pistola pronta all'uso
La presenza dei proiettili rendeva infatti il ‘regalo’ di Erdogan una vera e propria arma da fuoco pronta all’uso. Il Primo Ministro belga Bart De Wever era tra i leader la cui delegazione ha dovuto intraprendere azioni ufficiali dopo il vertice.
Il premier belga De Wever
Secondo Reuters, De Wever è rimasto sorpreso di trovare una pistola e munizioni nel suo bagaglio al rientro in Belgio. L'arma da fuoco è stata quindi consegnata alla polizia dell'aeroporto di Bruxelles e custodita in una cassaforte. La decisione rifletteva le preoccupazioni legali relative all'introduzione di armi da fuoco e munizioni in Belgio tramite bagaglio ordinario, anche quando l'oggetto era stato ricevuto come dono diplomatico.
La gimkana tra polizia e ambasciate
Il portavoce del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato che tutti i leader hanno ricevuto lo stesso modello, ciascuno inciso con il nome del destinatario. Data la natura dei doni, diversi governi hanno optato per la gestione dei revolver tramite polizia, dogana, ambasciate o procedure ufficiali per i doni di Stato, anziché trattarli come oggetti personali.
Olanda e Svezia
Anche altri leader della Nato hanno adottato misure formali per gestire i doni. Un collaboratore del Presidente polacco Karol Nawrocki ha dichiarato a Radio Rimf Fm che il suo revolver era in attesa dello sdoganamento all'aeroporto di Varsavia e sarebbe stato custodito in un luogo appropriato per garantirne “la sicurezza e il rispetto che meritava”. "Certamente nessuno lo userà per sparare", ha affermato il collaboratore.
Gli uffici dei Primi Ministri olandese e svedese hanno dichiarato che i loro revolver erano stati portati nelle rispettive ambasciate ad Ankara. L'arma olandese doveva essere disattivata, mentre quella svedese era in attesa dei documenti di importazione.
Il revolver un dono di Stato a Palazzo Chigi
La rivoltella della premier italiana Giorgia Meloni era già custodita a Palazzo Chigi, sede del governo, insieme ad altri doni di Stato. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha in programma di donare la sua a un museo militare.
Proiettili e kit di pulizia
Secondo Downing Street, l'arma da fuoco donata al primo ministro britannico Keir Starmer era accompagnata da un kit di pulizia e 500 proiettili. Secondo quanto riferito, Erdogan intendeva che i doni servissero a esaltare l'industria della Difesa turca. Un revolver inteso come ‘biglietto da visita’ per un settore di esportazione e uno strumento di politica estera sempre più importante.
Gumusay 357 Magnum
Le immagini diffuse dall'ufficio del Presidente lituano Gitanas Nauseda mostravano quello che sembrava essere il Gumusay 357 Magnum, un raro revolver a sei colpi prodotto dall'azienda turca di armi Mke negli anni '90. La pistola era esposta in una teca di legno con la bandiera della Turchia, il logo della NATO e un cartello che descriveva la Gumusay come "la prima pistola a revolver prodotta nel nostro paese", in turco e in inglese.
L’export turco di armi leggere
Secondo lo Small Arms Survey con sede a Ginevra, tra il 2019 e il 2024 la Turchia è stata il terzo esportatore mondiale di armi leggere, con esportazioni pari a circa 3 miliardi di dollari in quel periodo, dopo Stati Uniti e Italia.