AGI - La Norvegia non è solo terra di fiabe e 'troll', di vichinghi e giacimenti petroliferi, degli orsi polari, padroni delle isole Svalbard a 'due passi' dal Polo Nord, ma è anche terra di grandi sportivi. La Norvegia è quella che ha battuto ed eliminato il Brasile ai Mondiali di calcio grazie alla fantastica doppietta firmata da Erling Haaland, che è destinata a entrare nei libri di storia.
La 'Selecao' ha preso parte a tutti i Mondiali dal 1930, ha vinto cinque volte il titolo, ma dal 2002 non è più salita sul podio. Invece, la Norvegia è alla sua quarta partecipazione ai Mondiali e questo sarà il piazzamento migliore di sempre (anche se nella bacheca scandinava viene spolverata una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Berlino del 1936).
Il segreto del successo
La cultura sportiva norvegese sconfina anche nelle discipline estive, ma rimane forte soprattutto in quelle invernali. Il segreto di così tanto successo? Il 'Friluftsliv' (letteralmente "amore per l'aria aperta") e i soldi. Il primo è racchiuso nel concetto ibseniano di vita all'aria aperta, il secondo proviene dal petrolio e da quella 'rivoluzione' sportiva avviata in vista dei Giochi invernali di Lillehammer '94, gli ultimi 'veri' Giochi con lo spirito decoubertiniano.
Il 93% dei bambini norvegesi tra i 6 e i 12 anni pratica almeno uno sport. Nel calcio il Landslagsskolen (Scuola della Nazionale), sistema creato dalla Federcalcio norvegese (Nff), individua e fa crescere i migliori talenti (maschili e femminili) tra i 12 e 16 anni, puntando su cultura, versatilità e sviluppo collettivo rispetto alla competizione.
Ritornando indietro di qualche mese, la Norvegia ha trionfato nel medagliere dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026 con 41 medaglie (di cui 18 ori, un record) davanti agli Stati Uniti (33). Ma c'è di più: la Norvegia, con 5,7 milioni di abitanti (gli stessi del Lazio), si è lasciata alle spalle nazioni molto più popolose a partire dagli Stati Uniti (342 milioni), Cina (1,4 miliardi), Germania (84 milioni) e la stessa Italia (59 milioni).
Il Paese scandinavo si è evoluto a livello impiantistico e attraverso le specializzazioni. Luoghi iconici sono, tra gli altro, l'OlympiaToppen di Oslo, Holmenkollen, la collina che domina la capitale norvegese e dove Re Olaf V era solito raggiungere in tram uscendo dalla residenza reale con gli sci e i bastoncini in spalla, e lo stadio Bislett.
Il protagonista
Con Erling Haaland, classe 2000 e due metri di altezza, biondo e occhi di ghiaccio, la nazionale con la maglia rossa di Martin Odegaard, Antonio Nusa e Oscar Bobb ha trovato l'icona per i suoi successi calcistici, il prototipo dello sportivo 'vichingo' nell'immaginario mondiale. L'attaccante del Manchester City è destinato a entrare nel pantheon degli eroi dello sport norvegese come un altro attaccante, Ole Gunnar Solskaer, famoso per i suoi ingressi in campo dalla panchina al Manchester United di Ferguson.
Un pantheon in cui brilla la 'Regina', Sonja Heine, la grande pattinatrice su ghiaccio di un secolo fa, tre ori olimpici e dieci mondiali tra la fine degli anni '20 e i '30. Restando agli sport freddi ci sono i fondisti da Vegard Ulvang a Bjorn Daehlie, da Thomas Alsgaard al 'cannibale' Johannes Hoesflot Klbo fino a Marit Bjoergen, i biatleti Ole Einar Bjorndalen, Ingrid Landmark Tandrevold e Johannes Tignes Boe, e gli sciatori Finn Christian Jagge, Kjetil Andre Aamodt, Aleksander Aamodt Kilde e Lucas Braathen (ora passato al Brasile).
E poi il tennista Casper Ruud, il giocatore di golf Viktor Hovland, il mezzofondista Jakob Ingebrigtsen, Solfrid Koanda (sollevamento pesi), lo specialista dei 400 metri con e senza ostacoli Kersten Warholm, Mol e Sorum del beach volley.