AGI - Il Montenegro resta oggi il candidato più vicino all'ingresso nell'Unione europea e viene indicato da Bruxelles come il Paese più avanzato dell'intero processo di allargamento. Ha aperto tutti i capitoli negoziali e ne ha chiusi provvisoriamente circa la metà, mentre a maggio è stato avviato il gruppo tecnico incaricato di preparare il futuro Trattato di adesione. Le autorità di Podgorica puntano a concludere i negoziati entro il 2026 e a entrare nell'Ue nel 2028, anche se Bruxelles continua a sottolineare che il calendario dipenderà esclusivamente dall'attuazione delle riforme.
Subito dietro c'è l'Albania, che insieme al Montenegro rappresenta il principale successo della politica di allargamento dell'ultimo periodo. Tirana ha aperto tutti i cluster negoziali e ha recentemente raggiunto gli obiettivi intermedi del primo cluster dedicato ai cosiddetti "fondamentali", che comprendono stato di diritto, riforma della giustizia e pubblica amministrazione. Per diversi funzionari europei è il Paese che sta registrando i progressi piu' rapidi nell'adeguamento all'acquis comunitario.
Le frenate di Serbia e Macedonia del Nord
Più complessa la situazione della Serbia, che negozia l'adesione dal 2014 ma continua a scontrarsi con una serie di ostacoli politici. Restano aperte le questioni relative al dialogo con il Kosovo, allo stato di diritto e soprattutto all'allineamento alla politica estera dell'Ue. Secondo il Servizio europeo per l'azione esterna, Belgrado si allinea oggi solo per il 63% alle posizioni comuni europee, una percentuale nettamente inferiore a quella degli altri partner balcanici.
La Macedonia del Nord continua invece a pagare le conseguenze delle dispute bilaterali con gli Stati membri. Dopo aver risolto il lungo contenzioso sul nome con la Grecia, Skopje è ora bloccata dalle richieste della Bulgaria, che chiede modifiche costituzionali prima di consentire ulteriori passi avanti nel processo negoziale. Bruxelles continua a sollecitare il governo macedone ad attuare gli impegni concordati per sbloccare il percorso europeo.
I ritardi di Bosnia-Erzegovina e Kosovo
Più indietro si trova la Bosnia-Erzegovina, che pur avendo ottenuto l'apertura dei negoziati deve ancora affrontare profonde divisioni interne e numerose riforme richieste dall'Ue. Bruxelles considera il Paese un candidato strategico ma continua a sottolineare la necessità di progressi sul funzionamento delle istituzioni, sullo stato di diritto e sulle riforme economiche.
Il Kosovo resta infine il candidato più distante dall'adesione. Ha presentato domanda di ingresso nell'Unione nel 2022, ma il Consiglio non ha ancora avviato formalmente l'esame della candidatura e il mancato riconoscimento dell'indipendenza da parte di cinque Stati membri continua a rappresentare un ostacolo politico significativo.