AGI - L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo non è "un'emergenza pandemica". Lo ha affermato l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) durante una conferenza stampa. Per il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, esiste un rischio "elevato" a livello nazionale e regionale, ma "basso" a livello globale.
La dichiarazione è arrivata dopo che, nella notte del 17 maggio, l'Oms aveva proclamato l'epidemia nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. Per fare il punto sulla situazione, il Comitato di emergenza sull'Ebola, convocato dallo stesso Ghebreyesus, ha tenuto la sua prima riunione ufficiale.
Per Anne Ancia, rappresentante dell'Oms nella Repubblica Democratica del Congo, la nuova ondata del virus è favorita e rischia di essere aggravata dall'emergenza umanitaria in corso, in particolare nelle regioni orientali. L'epidemia infatti si sta verificando in un contesto epidemiologico, operativo e umanitario estremamente complesso, caratterizzato da insicurezza, continui spostamenti di popolazione e dalla compresenza sia di aree densamente popolate sia di zone remote.
La stessa Oms ha inoltre ammesso che, data l'attuale diffusione, l'epidemia è probabilmente iniziata già alcuni mesi fa. "Le indagini sono in corso. La nostra priorità è interrompere la catena di trasmissione attraverso il tracciamento dei contatti, l'isolamento e la cura di tutti i casi sospetti e confermati", ha assicurato Anais Legand, responsabile tecnica dell'Oms per le febbri emorragiche virali.
I numeri del contagio e lo stop alle strette di mano in Uganda
L'epicentro dell'attuale focolaio si trova nella Repubblica Democratica del Congo orientale, nella provincia dell'Ituri, al confine con l'Uganda, ma l'infezione ha ormai registrato casi anche in Sud Sudan. A oggi, nel territorio congolese sono stati identificati oltre 500 casi sospetti di contagio e si contano almeno 131 decessi.
L'Uganda ha invece segnalato un solo caso e un decesso, riguardanti in entrambi i casi cittadini congolesi giunti di recente nel Paese. Come riferito dal portale Africanews, le autorità ugandesi hanno messo in isolamento oltre 100 persone e stanno rintracciando tutti i contatti dei pazienti deceduti per prevenire la diffusione dell'infezione.
Un portavoce del ministero della Salute ha dichiarato che l'epidemia è comunque "sotto controllo", ma per arginare la minaccia il governo di Kampala ha adottato misure drastiche, vietando temporaneamente le strette di mano e altre forme di contatto fisico come saluto.
La segretaria permanente del ministero, Diana Atwin, è intervenuta anche in televisione per ribadire l'ordinanza: "Vi esortiamo a smettere di scambiarvi saluti con contatto fisico. Se avete l'Ebola e non vi tocco, se non vi stringo la mano e, quindi, non tocco il vostro sudore, non mi infetterò. Non si tratta di Covid: in questo caso il contatto fisico è il fattore chiave".
La funzionaria ha ricordato che qualsiasi contatto con i fluidi corporei può portare al contagio, invitando i cittadini a usare disinfettanti, lavarsi le mani frequentemente e segnalare subito i sintomi.
La risposta dell'Unione Europea: rischio basso e ponte aereo umanitario
Sul fronte europeo, la Commissione UE ha voluto rassicurare l'opinione pubblica sul rischio di un contagio continentale. "Al momento, per quanto riguarda i cittadini europei, secondo l'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), il rischio di infezione qui nell'Unione Europea è molto basso, anche per le persone che viaggiano nella regione", ha spiegato la portavoce della Commissione UE, Eva Hrncirova, sottolineando che non sono necessarie misure specifiche al di là delle normali raccomandazioni sanitarie.
Tuttavia, Bruxelles ha attivato immediatamente i suoi canali di monitoraggio e coordinamento: il comitato per la sicurezza sanitaria si è riunito per fare il punto e l'Ecdc ha convocato d'urgenza la task force sanitaria dell'UE. "Sappiamo che le malattie non si fermano alle frontiere, ecco perché riteniamo che il coordinamento e la cooperazione con l'OMS, con il CDC in Africa e con gli altri paesi partner siano assolutamente essenziali", ha proseguito Hrncirova.
L'Europa ha quindi avviato un massiccio piano di aiuti: l'Ecdc ha già inviato i propri esperti sul campo in Congo, mentre l'UE ha predisposto un ponte aereo umanitario per consegnare medicinali, dispositivi di protezione, materiale per il controllo delle infezioni e tende per l'assistenza in prima linea di medici e pazienti.
L'ipotesi del vaccino russo contro il ceppo Bundibugyo
Nel frattempo, si cercano soluzioni scientifiche globali per proteggere chi opera sul campo. Il vaccino russo contro il virus Ebola, sviluppato presso il Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology, potrebbe essere in grado di fornire protezione contro il raro ceppo Bundibugyo, all'origine dell'epidemia in corso in Africa. Lo ha riferito l'agenzia di stampa russa Tass, rilanciando un'intervista del direttore scientifico del centro, Alexander Leonidovich Gintsburg.
Secondo lo scienziato, alla guida del prestigioso istituto dal 1997, la somiglianza genetica di questa variante del virus con il ceppo vaccinale è di circa il 60-70%. "Credo che possa fornire immunità contro questo patogeno, sebbene non lo abbiamo testato. In mancanza di altri mezzi, è necessario utilizzarlo. I medici che lavorano nei focolai di infezione dovrebbero essere protetti non solo con dispositivi di protezione individuale, ma anche con un vaccino già esistente", ha concluso Gintsburg.