AGI - Italia e India possono giocare oggi un ruolo forte in uno scenario complesso e in continua evoluzione, grazie anche all’Imec, l’India - Middle East - Europe Corridor, che può aprire nuovi sbocchi non solo commerciali ma anche politici, unendo proficuamente Asia ed Europa. Ne è convinto l’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale per l’Imec.
Parlando con l’AGI in vista dell’arrivo a Roma del premier Narendra Modi, l’ambasciatore ha ricordato il “salto di qualità” nei rapporti tra Roma e New Delhi “nel 2023, nel primo anno di governo Meloni”, quando vennero superate quelle che fino ad allora erano state “relazioni certamente inadeguate visto il peso dei due Paesi”. Con la conclusione nel marzo 2023 dell’accordo sul “carattere strategico delle relazioni tra i due Paesi, si è avviata quella stagione detta ‘Melodi’”, instaurando “un rapporto speciale”.
L’adesione italiana all’Imec e la strategia della diversificazione
Nel settembre dello stesso anno, ha proseguito Talò, “l’Italia insieme ad alcuni altri leader mondiali ha aderito all’iniziativa Imec, cioè il corridoio – o meglio, la rete di connettività – che si intende sviluppare tra India e l’Italia e più in generale l’Europa”. Proprio questo “è importante perché la parola d’ordine oggi è differenziare: nell’era della instabilità e dell’accelerazione degli eventi, è importante premunirsi, avendo come punti forti il maggior numero possibile di partner che siano il più possibile rilevanti e l’India certamente è un attore di grande rilievo”, ha sottolineato l’inviato speciale.
A giocare a favore del gigante del sub-continente asiatico c’è sicuramente il fattore demografico – “è ormai il Paese più popoloso del mondo” – ma anche quello economico, dal momento che, tra i grandi, è quello che “cresce con i ritmi maggiori”. Come ha ricordato Talò, “è una democrazia con tanti giovani, persone che si affacciano sul mercato di lavoro e che saranno allo stesso tempo produttori e consumatori importanti”.
L’accordo di libero scambio Ue-India e le opportunità per l’Italia
In questo scenario, si inserisce l’accordo di libero scambio firmato lo scorso marzo da Ue e India, e che “si calcola potrebbe raddoppiare l’interscambio”. “Questo certamente è molto importante per la nostra economia e i nostri produttori”, vista la nostra attenzione all’export: “Un grandissimo mercato come quello indiano, ancora non adeguatamente coperto dai nostri prodotti, può essere molto promettente”. E non si tratta solo di esportazioni ma anche della “possibilità di produrre insieme perché l’India è un Paese di ingegneri”.
Tra gli aspetti promettenti c’è anche quello politico, dal momento che New Delhi “è sempre più un protagonista della politica internazionale”. “Questo – ha precisato l’ambasciatore – non vuol dire pensare di poter diventare gli alleati più stretti dell’India, che ha una politica cosiddetta multivettoriale, né che di colpo questa volti le spalle ad altri rapporti. Però è interessata a lavorare di più con l’Europa e l’Italia in particolare”. In questo scenario, quindi, Roma può giocare un ruolo forte, “può essere per così dire il ponte o la finestra dell’Europa verso l’India”.
La visione “Indomediterranea”
In quest’ottica, Talò ha messo l’accento su “una visione Indomediterranea” che “è importante si stia sviluppando”. “Come esiste già da tempo – ma non da sempre – una visione di Indo-Pacifico, allo stesso modo dovremmo dire Indo-Mediterraneo”.
Il ruolo di Meloni, Tajani, Crosetto e Rixi
Nello sviluppo di questo rapporto diretto tra i due Paesi, insieme all’azione decisa di Meloni, c’è quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che “lo scorso anno ha promosso tre Business Forum ai quali hanno partecipato numerosissimi imprenditori”, e del ministro della Difesa Guido Crosetto, che “è andato in India perché anche dal punto di vista della sicurezza New Delhi è sempre più protagonista degli equilibri internazionali”. “C’è anche un altro esponente che si è impegnato su questo fronte, il vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi”, rispetto al tema dei porti sul quale “c’è molto da fare per sviluppare la collaborazione”.
Trieste come snodo dell’Imec
A quest’ultimo proposito, considerando il peso dell’Indo-Pacifico e del traffico marittimo per l’economia globale, alla luce anche dell’instabilità del Medio Oriente, Talò è tornato a mettere l’accento sull’“importanza e la necessità” di un progetto come Imec, rispetto al quale l’Italia può giocare la ‘carta’ del porto di Trieste. Noi lo proponiamo come “snodo centrale in questo sistema di connettività perché Trieste ha un vantaggio oggettivo di carattere geografico: è collegato al più grande Paese produttore, la Germania, all’Italia settentrionale e a tutta una serie di Paesi dell’Europa centro-orientale, alcuni dei quali non hanno neanche uno sbocco sul mare e che quindi vedono il suo porto come un loro sbocco naturale”.
Superare i campanilismi: fare sistema nell’Alto Adriatico
Fondamentale però, ha avvertito l’inviato speciale, è “superare una concezione campanilistica”. “Occorre fare sistema, prima di tutto in Italia. Noi abbiamo una grande ricchezza ma occorre fare squadra, arrivare a un sistema più coordinato nel quale, parlando in particolare di Trieste, devono lavorare insieme i porti dell’Alto Adriatico, basti pensare a Capodistria e Fiume, che sono a due passi”.
L’Europa deve fare squadra per restare competitiva
“Ci sta sempre che esista una certa concorrenza tra europei, ma occorre allo stesso tempo collaborare”, ha ribadito l’ambasciatore, ricordando i vari incontri a Bruxelles con rappresentanti dei Paesi europei, “tutti concordi che dobbiamo lavorare con spirito di squadra per l’Europa”. Al netto delle necessità logistiche che possono variare, “ognuno deve fare i compiti a casa e dobbiamo lavorare per consolidare l’insieme. Se noi europei vogliamo continuare a giocare un ruolo, dobbiamo lavorare insieme perché tutto sommato siamo quasi dei nani se ci confrontiamo con i grandi porti del mondo, i dieci principali sono tutti nel Pacifico. Quindi serve assolutamente fare squadra e superare i campanilismi”.