AGI - Un mondo "purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra", "un inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale". Papa Leone visita l'Università La Sapienza di Roma e invita a praticare un saggio esercizio della memoria, a "custodire la giustizia", a vigilare su sviluppo e applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile e denuncia l'enorme spesa militare cresciuta nel mondo e in particolare in Europa, sottolineando di non chiamare "difesa" un riarmo che "aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce elite cui nulla importa del bene comune".
L'accoglienza al Pontefice e' calorosa: in centinaia tra studenti e docenti hanno atteso dall'alba l'arrivo di Leone, che prima del suo discorso si è raccolto in un breve momento di preghiera nella Cappella Universitaria "Divina Sapienza". "Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio", le sue parole a braccio rivolte agli universitari.
Nell'Aula Magna è un tripudio di applausi e di cori da stadio. Il Pontefice definisce la visita "segno di una nuova alleanza educativa" tra la Chiesa e il prestigioso Ateneo. Esorta i ragazzi a essere "artigiani della pace vera" e a collaborare insieme "per costruire la pace nel mondo". "Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo!".
Nel suo discorso Leone non nasconde l'inquietudine che pervade molti giovani, causata "dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni". "E' la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d'ansia", osserva per poi sottolineare: "Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!".
Ecco allora il necessario e "saggio esercizio della memoria". Per il Pontefice non va dimenticato "il dramma del Novecento", "il grido 'mai piu' la guerra!'" dei suoi predecessori, "cosi' consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana" che "ci sprona a un'alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali". Occorre vigilare sullo sviluppo e l'applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, "affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicita' dei conflitti", rimarca Leone che precisa come quanto stia avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran "descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento". "Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale 'si'' alla vita! Si' alla vita innocente, si' alla vita giovane, si' alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!". Un altro fronte d'impegno scandito dal Papa e' l'ecologia. Riprendendo la preoccupazione di Francesco delineata nell'enciclica Laudato si' sul riscaldamento del sistema climatico, Leone ribadisce che "al di la' dei buoni propositi e di alcuni sforzi", la situazione "non sembra essere migliorata".
In questo scenario l'incoraggiamento è quindi ai ragazzi "a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l'inquietudine in profezia". "Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma e' sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che da' senza prendere, che condivide senza consumare". "Oggi - avverte -, proprio l'implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che gia' germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia!", siate artigiani di una "pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra" perche' c'e' bisogno "di tutta la vostra intelligenza e audacia" per aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, "per non fermarci all'ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo".
Per Leone occorre "passare dall'ermeneutica all'azione: cosi' poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l'umanita' è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza". "Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza" e "anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie" sentite "che il futuro e' ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare".