AGI - La visita che Carlo III inizia oggi negli Stati Uniti serve a consolidare quella "relazione speciale" tra Usa e Gran Bretagna che la guerra all'Iran sta facendo vacillare. Quella di Giorgio VI nel 1939, la prima di un regnante britannico negli Stati Uniti, viene invece ricordata come il primo passo verso un'alleanza che sarebbe stata molto presto forgiata dalla comune lotta contro l'Asse nella Seconda Guerra Mondiale.
Ed è dall'arrivo di re Giorgio a Washington, accompagnato dall'allora principessa Elisabetta, che parte la galleria dei ricordi proposta da Buckingham Palace sui suoi profili social, a ribadire la portata storica della scelta del nonno materno di Carlo di accettare l'invito del presidente Franklin D. Roosevelt.
Il precedente storico con Re Giorgio
Sebbene i soldati americani avessero già combattuto a fianco degli inglesi durante la Prima Guerra Mondiale, la Rivoluzione Americana aveva lasciato cicatrici profonde. Di fronte a un'opinione pubblica per lo più isolazionista, Roosevelt si assunse un enorme rischio politico nel tendere la mano a Londra in un momento in cui l'Europa stava per precipitare nel baratro di un nuovo conflitto. Ma fu proprio per questo che il presidente americano ritenne vitale stringere i rapporti con il Regno Unito, in una fase storica in cui il modello liberale aveva smesso di essere la regola in Occidente, e preparò in modo meticoloso ogni singolo dettaglio.
Quando re Giorgio e sua figlia Elisabetta arrivarono nella capitale Usa l'8 giugno 1939 la folla gremì le strade per avere una possibilità di scorgere i reali, che il giorno dopo avrebbero attraversato il Potomac sullo yacht presidenziale fino a Mount Vernon. Il terzo giorno la visita proseguì a New York, dove i Roosevelt avrebbero offerto un picnic ai reali nella loro residenza di Hyde Park. "Il re prova gli hot dog e ne chiede di più", avrebbe titolato il giorno dopo il New York Times. L'incontro fu informale ma gli argomenti di conversazione tra il re e il presidente furono molto seri e posero le basi della futura cooperazione militare, iniziata con l'invio di pattugliatori americani a sostegno dei convogli navali inglesi. Di certo la visita cambiò per sempre la percezione che gli americani avevano degli inglesi: non più antichi dominatori coloniali ma amici o parenti separati da un oceano. Divenne quasi naturale per gli Stati Uniti mettere a disposizione della Gran Bretagna la propria immensa macchina produttiva per sostenerli in una guerra alla quale si sarebbero poi uniti in seguito all'attacco a Pearl Harbor.
Dalla solidarietà alla successione imperiale
Una testimonianza di questa solidarietà fu la lettera che, nel 1940, Eleanor Roosevelt scrisse a Elisabetta, che sarebbe tornata più volte dall'altro lato dell'Atlantico, anche prima di ascendere al trono. Nell'ottobre 1951 l'allora principessa visitò la Casa Bianca e consegnò al presidente Harry Truman alcuni doni per conto del padre, ormai troppo malato per viaggiare. "Tutti quando la conoscono si innamorano subito di lei", commentò Truman. Un lustro dopo la crisi di Suez avrebbe conferito alla cerimonia i connotati di un passaggio di consegne. Quando Elisabetta tornò per la prima volta a Washington da regina, nel 1957, l'impero britannico era ormai disfatto e il suo testimone era stato raccolto da uno nuovo, quello americano.
Le visite di Stato di Elisabetta II
Elisabetta II avrebbe effettuato altre tre visite di Stato in Usa – nel 1976 (quella del celebre ballo con il presidente Gerald Ford in occasione del bicentenario dell'Indipendenza), nel 1991 e nel 2007 – alle quali vanno aggiunte occasioni meno formali come la tappa alla fiera di Chicago nel 1959, quando la regina e il principe consorte furono immortalati alla guida di un'auto elettrica. Questi incontri tra due mondi agli antipodi, un'istituzione secolare come la monarchia inglese e l'ipermodernità americana con i suoi simboli, fecero la fortuna di televisioni e riviste, per il carico di suggestioni incrociate che ne derivava.
I viaggi dei reali e il ruolo dei media
E protagonisti ne furono soprattutto gli altri membri della Famiglia Reale. Il viaggio della principessa Margherita nel 1965 tenne impegnati i paparazzi per due settimane culminate con una tappa a Hollywood per una visita al set de "Il sipario strappato" di Alfred Hitchcock. Nel 1970 fu la volta dell'allora ventunenne Carlo, che ebbe l'onore di una cena formale alla Casa Bianca con Richard Nixon e andò a vedere una partita di baseball con sua figlia. "Fu piuttosto divertente, fu la volta in cui cercarono di farmi sposare Tricia Nixon", ricordò l'oggi monarca tempo dopo.
Da Diana a Obama
Quindici anni dopo Carlo sarebbe tornato con la moglie Diana, poi esibitasi insieme a John Travolta in un ballo sulle note dei brani de "La febbre del sabato sera" in un altro scatto che fece il giro del mondo. Nel 2015 Carlo, con stavolta Camilla al suo fianco, fu invece accolto nello Studio Ovale dal presidente Barack Obama, che sottolineò quanto "il popolo americano voglia bene alla famiglia reale". Il suo secondogenito Harry avrebbe suggellato il sodalizio sposando una 'commoner' statunitense, l'attrice Meghan Markle.
Il test più difficile per Carlo III
Ora Carlo tornerà, da monarca, a Washington per quello che appare come il test di politica estera finora più difficile del suo regno. E il viatico migliore sembra il monito che la madre Elisabetta pronunciò alla Casa Bianca durante la sua ultima visita di Stato, nel 2007, quando invitò a "fare il punto su un'amicizia, compiacendosi dei suoi punti di forza senza però darli mai per scontati".