AGI - Il presidente Usa, Donald Trump, ha ordinato alla Marina americana di "distruggere" tutte le imbarcazioni dell'Iran , "anche le più piccole", impegnate nella posa di mine nello Stretto di Hormuz, ultimo sviluppo di un braccio di ferro marittimo sempre più duro tra Washington e Teheran, segnato da sequestri e ispezioni di navi.
"Non deve esserci alcuna esitazione. Abbiamo il controllo totale dello Stretto di Hormuz. Nessuna nave può entrare o uscire senza l'approvazione della Marina degli Stati Uniti. È 'sigillato ermeticamente' fino a quando l'Iran non sarà in grado di concludere un accordo", ha scritto Trump sul suo social Truth, mentre il doppio blocco – quello imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani e quello di fatto attuato dall'Iran sullo stretto – continua a scuotere l'economia globale, nonostante la proroga unilaterale della tregua entrata in vigore l'8 aprile.
Operazioni del Pentagono
Poco prima, il Pentagono aveva annunciato una nuova operazione di interdizione marittima: forze americane hanno abbordato e ispezionato nell'Oceano Indiano una nave sotto sanzioni che trasportava petrolio iraniano, seconda operazione di questo tipo nella settimana. "Continueremo a condurre operazioni globali per interrompere le reti illecite e intercettare le navi che forniscono supporto materiale all'Iran, ovunque operino", ha affermato il dipartimento della Difesa.
La risposta di Teheran
Teheran agisce con mosse analoghe: i Guardiani della rivoluzione hanno sequestrato due navi nello stretto e ribadito che il passaggio resterà chiuso finché Washington non porrà fine al blocco imposto ai porti iraniani dal 13 aprile. Un alto responsabile iraniano ha inoltre annunciato che il Paese ha iniziato a incassare i primi proventi dai pedaggi applicati alle poche imbarcazioni autorizzate a transitare.
Il ruolo dello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz, crocevia strategico per il trasporto mondiale di idrocarburi, è diventato il fulcro del conflitto. Secondo gli analisti, il blocco statunitense potrebbe rallentare la produzione petrolifera iraniana, ma è prematuro prevedere un collasso economico. "L'Iran ha già dimostrato in passato una notevole capacità di resistere a forti cali delle entrate petrolifere", osserva Jamie Ingram del Middle East Economic Survey (Mees).
Effetti energetici e tempi di sminamento
Anche in caso di accordo, la normalizzazione potrebbe richiedere tempo: secondo una valutazione del Pentagono riportata dal Washington Post, lo sminamento completo dello stretto potrebbe richiedere fino a sei mesi, con effetti duraturi sui prezzi globali dell'energia.
Diplomazia e fronte libanese
Sul piano diplomatico, la situazione resta bloccata. I negoziati tra Stati Uniti e Iran, che avrebbero dovuto riprendere a Islamabad dopo un primo round l'11 aprile, sono ancora in sospeso. La capitale pakistana resta sotto stretta sicurezza, con scuole e attività chiuse nella zona destinata ai colloqui, in attesa dell'arrivo delle delegazioni.
Il primo ministro Shehbaz Sharif ha espresso la speranza di un "accordo di pace" al termine di un conflitto che ha causato migliaia di vittime, soprattutto in Iran e in Libano. Proprio sul fronte libanese, nonostante la tregua tra Israele e Hezbollah in vigore dal 17 aprile, nuove violenze continuano a registrarsi: cinque persone, tra cui una giornalista, sono state uccise ieri in raid israeliani nel sud del Paese. Il presidente Joseph Aoun ha accusato Israele di colpire deliberatamente i giornalisti, parlando di "crimini di guerra". Israele e Libano dovrebbero riprendere i colloqui a Washington, dove Beirut chiederà un'estensione della tregua di un mese e la fine delle operazioni militari israeliane nel sud del Paese.