AGI - La guerra in Iran non durerà mesi. Lo dice il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, secondo il quale "siamo in linea o addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia dell'operazione in Iran e prevediamo di concluderla al momento opportuno, nel giro di poche settimane, non di mesi": Rubio ha fornito un'indicazione sulla durata del conflitto al termine della riunione con i colleghi del G7 nell'Abbazia di Vaux-de-Cernay, alle porte di Parigi.
Dichiarazione congiunta
I capi delle diplomazie dei Sette hanno approvato una dichiarazione congiunta con cui hanno chiesto "la cessazione immediata degli attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture" nel conflitto mediorientale. "Non vi è alcuna giustificazione", hanno sottolineato, "per prendere di mira deliberatamente i civili nei conflitti armati o per attaccare le sedi diplomatiche". La riunione del G7 è stata l'occasione per cercare di smussare i contrasti tra Europa e Usa sulla guerra all'Iran.
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha negato contrapposizioni con Washington: "Non c'è assolutamente disaccordo", ha assicurato, "non c'è stata e non c'è alcuna richiesta americana, soprattutto a noi, per un contributo militare prima della fine delle ostilità". Tuttavia Rubio poche ore prima aveva ricordato che "gli Usa hanno contribuito più di qualsiasi altro Paese a una guerra che è in un altro continente, quella in Ucraina, eppure quando hanno bisogno di aiuto, Trump non hanno avuto risposte positive".
Momenti di tensione
E prima di salire a bordo dell'aereo per il rientro ha rincarato: "Le critiche degli alleati le vedo solo sulla stampa, di persona non mi hanno mai detto nulla. Anzi, mi ringraziano sempre per quello che gli Stati Uniti hanno fatto". Fonti diplomatiche hanno riferito all'AGI che si è registrato un momento di tensione in particolare tra Rubio e l'Alta rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. La preoccupazione degli europei è che gli Stati Uniti - a rischio di impantanarsi nell'impegno militare contro l'Iran - divergano verso il Golfo le armi e le capacità militari che inizialmente dovevano essere destinate all'Ucraina nell'ambito del programma Purl, ossia grazie all'acquisto da parte degli alleati della Nato.
"Non l'abbiamo ancora fatto ma potremmo farlo. Sono armi nostre che non sono state ancora cedute e se servono per gli interessi degli Stati Uniti saranno usate per gli Stati Uniti. America First", ha confermato il segretario americano ai giornalisti. Rubio ha tuttavia espresso ottimismo sul conflitto con Teheran e ha affermato che gli Stati Uniti sono in grado di raggiungere i loro obiettivi senza bisogno di mandare soldati sul terreno, anche l'invio di due contingenti di Marines e di truppe aviotrasportate nella regione "serve a dare al presidente il ventaglio più ampio di opzioni e di opportunità per adeguarsi alle contingenze che dovessero emergere".
Il sostegno di Mosca a Teheran
Nessun timore per gli aiuti militari di Mosca al regime degli Ayatolllah: "Non c'è nulla che la Russia stia facendo per l'Iran che possa in alcun modo ostacolare o influenzare la nostra operazione o la sua efficacia", ha assicurato. Il segretario di Stato Usa ha avvertito che garantire che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto alla navigazione rappresenterà probabilmente una "sfida immediata" anche dopo che gli Stati Uniti avranno raggiunto i loro obiettivi militari. Limitare la navigazione "non solo è illegale, ma è inaccettabile, è pericoloso per il mondo", ha affermato, "ed è importante che il mondo abbia un piano".
Ampio consenso
Rubio ha parlato di "ampio consenso" tra i partner del G7 per opporsi all'eventualità che gli iraniani mantengano il controllo dello stretto anche una volta terminate le operazioni militari americane, con il Regno Unito indicato come uno dei Paesi più attivi nel guidare la risposta. Washington, ha precisato il capo della diplomazia Usa, è pronta a far parte di una eventuale coalizione, pur incoraggiando altri Paesi a farsi promotori dell'iniziativa.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato che "l'Italia vuole porre fine alla crisi in Medio Oriente, una guerra che oltre a destabilizzare l'intera regione ha serie ripercussioni sulla nostra economia". "Abbiamo ribadito l'impegno per una de-escalation e per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha aggiunto du X, "per questo siamo in prima linea nella missione Aspides nel Mar Rosso e in Atalanta nell'Oceano Indiano". "Contribuiremo con ogni sforzo a garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto per proteggere le nostre rotte commerciali", ha spiegato.