AGI - Nel 26esimo giorno di guerra tra Iran e Israele/Usa, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver lanciato missili contro Israele e contro basi militari che ospitano forze statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana. In una dichiarazione diffusa dall'emittente statale Irib, le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato che "obiettivi nel cuore dei territori occupati", ovvero Israele, e basi militari statunitensi nella regione "sono stati colpiti da sistemi missilistici a guida di precisione a propellente liquido e solido e da droni d'attacco".
Due funzionari del Pentagono hanno rivelato al New York Times che il Dipartimento della Difesa statunitense ha ordinato l'invio di circa 2mila paracadutisti dell'82esima Divisione Aviotrasportata in Medio Oriente. Una decisione per fornire al presidente Donald Trump "ulteriori opzioni militari", per una possibile un'invasione di terra dell'Iran o dei suoi alleati, mentre al contempo sta portando avanti i negoziati per porre fine alla guerra.
Secondo quanto dichiarato alla Cnn da un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti circa 290 soldati statunitensi sono rimasti feriti fino ad oggi.
Di questi, 255 sono tornati in servizio mentre 10 rimangono gravemente feriti. Tredici invece sono i militari Usa rimasti uccisi in azione.
LA DIRETTA
8.58 Teheran: "Trump che vuole un dialogo non è credibile"
L'affermazione del presidente Donald Trump di voler avviare un dialogo "non è credibile". Lo ha affermato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, in dichiarazioni a India Today. "Guardate i fatti. L'Iran è costantemente sotto bombardamento e lancio di missili da parte di Stati Uniti e Israele. Quindi la loro affermazione di voler avviare un dialogo e mediare non è credibile. Perché sono stati loro a iniziare questa guerra e continuano ad attaccare l'Iran. Quindi, qualcuno può davvero credere che la loro affermazione di voler mediare sia credibile?", ha dichiarato Baghaei.
8.35 Teheran: "Già traditi dagli Usa, nessun colloquio in corso"
Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha respinto anche lui le ultime affermazioni del presidente Usa Donald Trump in merito a colloqui in corso per porre fine alla guerra. In dichiarazioni rilasciate a India Today, Esmail Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, ha ribadito la posizione già espressa nelle scorse ore. "Abbiamo chiarito che non ci sono colloqui o negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti", ha affermato. "Abbiamo avuto un'esperienza catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell'arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare. Si è trattato quindi di un tradimento della diplomazia", ha sottolineato Baghaei.
8.38 Idf, colpiti siti di produzione di missili navali a Teheran
L'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito un impianto di produzione di missili da crociera navali operante sotto il ministero della Difesa iraniano a Teheran. "Nei giorni scorsi, l'aviazione israeliana, agendo sulla base di informazioni dell'intelligence delle Forze di Difesa israeliane, ha colpito due importanti impianti di produzione di missili da crociera navali a Teheran", ha dichiarato l'Idf. Secondo la stessa fonte, l'impianto veniva utilizzato per "sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio, in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra". Gli attacchi "rappresentano un ulteriore passo nell'aggravare i danni arrecati all'infrastruttura di produzione militare del regime", ha sottolineato l'Idf.
8.29 Il Qatar "i paesi del Golfo nel negoziato, Hormuz non è merce di scambio"
Gli Stati del Golfo non devono essere messi da parte nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo ha dichiarato l'ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, secondo cui gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) devono avere un ruolo in qualsiasi negoziato tra le parti, avvertendo che il futuro della regione non puo' essere plasmato senza di loro. "Gli Stati del Ccg non possono essere assenti da nessun tavolo dove si delineano i contorni del futuro regionale", ha scritto Al Thani su X. L'ex premier qatariota ha affermato, inoltre, che lo Stretto di Hormuz "non è una merce di scambio, nè uno strumento di pressione" e deve rimanere aperto "senza condizioni o restrizioni, in nessuna circostanza". "Qualsiasi tentativo di imporre un controllo unilaterale su di esso, o di trasformarlo in uno strumento di estorsione, rappresenta una minaccia diretta non solo per gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo e per la regione, ma per l'economia globale nel suo complesso", ha sottolineato.
7.31 Teheran, gli Usa negoziano con se stessi
Teheran ha nuovamente smentito che ci siano negoziati in corso con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra. "Il vostro conflitto interiore ha raggiunto un punto tale da negoziare con voi stessi?", ha affermato Ebrahim Zolfaqari, portavoce del Comando Centrale delle Forze Armate iraniane, Khatam al-Anbiya. Lo riferiscono i media statali iraniani ripresi da siti israeliani. "Persone come noi non potranno mai andare d'accordo con persone come voi", ha sottolineato Zolfaqari, avvertendo che gli investimenti statunitensi e i prezzi dell'energia prebellici non torneranno finché Washington non accetterà che la stabilità regionale sia garantita dalle forze armate iraniane
7.08 Wsj, le richieste dell'Iran per fermare la guerra sono ridicole e irrealistiche
In vista di possibili negoziati tra Iran e Stati Uniti, un funzionario americano ha dichiarato al Wall Street Journal (Wsj) che le richieste dell'Iran per un accordo che ponga fine alla guerra sono "ridicole e irrealistiche". Secondo la fonte, tra le richieste avanzate dalle Guardie Rivoluzionarie c'è la chiusura di tutte le basi americane in Medio Oriente, il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran, un "nuovo regime" di gestione nello Stretto di Hormuz in cui l'Iran potrebbe riscuotere tasse dalle navi che attraversano la strategica via navigabile "come fa l'Egitto nel Canale di Suez". Il regime di Teheran chiederebbe, inoltre, garanzie che la guerra non riprenda in futuro, la rimozione di tutte le sanzioni contro l'Iran e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa prospettiva.