AGI - Se dialogo con gli Stati Uniti c'è, l'Iran sta facendo di tutto per minimizzare. All'indomani dell'annuncio di "colloqui costruttivi", subito smentiti da Teheran, il più interessato a riannodare i fili di un contatto interrotti bruscamente il 28 febbraio sembra Donald Trump che avrebbe già stabilito la data della fine del conflitto: il 9 aprile, ultimo giorno della Pasqua ebraica. Il vice presidente Usa, JD Vance, potrebbe essere il capo negoziatore americano, secondo fonti pakistane citate dal quotidiano britannico Guardian.
Gli Stati Uniti e un gruppo di mediatori stanno discutendo la possibilità di tenere colloqui di pace di alto livello con l'Iran già giovedì, ma sono ancora in attesa di una risposta da Teheran, ha rivelato Barak Ravid di Axios, citando due fonti a conoscenza della questione. "Stiamo parlando con le persone giuste, e loro vogliono concludere un accordo a tutti i costi, non avete idea di quanto ci tengano", ha assicurato Trump.
Telefonata con Modi
Il presidente americano ha chiamato al telefono il premier indiano Narendra Modi per discutere della situazione nel Golfo. E rilanciato su Truth un post del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif che offriva Islamabad come sede di negoziati. Del resto dalle grandi potenze arrivano ogni giorno appelli ad aprire un canale. Anche se la Russia, che pure si è offerta di mediare, sembra tutto tranne che ottimista: "Non ci sono segnali che Washington e Tel Aviv intendano concludere la loro avventura militare", ha avvertito segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale russo, Serghei Shoigu.
Nonostante il pessimismo, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha sentito il suo omologo iraniano Abbas Araghchi e ha invitato tutte le parti a cogliere le opportunità di dialogo. E anche il Qatar è tornato a chiedere che la guerra finisca per via diplomatica. Secondo il Wall Steet Journal, Trump è alquanto propenso a tentare un accordo e dietro la sua inversione di marcia - con un ultimatum di 48 ore e poi il rinvio di 5 giorni gli attacchi alla rete elettrica iraniana - ci sono gli sforzi di alcune potenze regionali.
Diplomazia
I ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan si sono riuniti giovedì scorso a Riad per tentare di riaprire la via diplomatica Iran. Ma si sono scontrati con il problema di trovare un interlocutore a Teheran dopo l'uccisione di Alì Larijani. Il Cairo sarebbe comunque riuscito ad aprire un canale con i Pasdaran e presentare una proposta per fermare le ostilità per cinque giorni come gesto di fiducia per un cessate il fuoco. E questo avrebbe dato a Trump l'aggancio per il post con cui ieri all'alba americana ha annunciato la marcia indietro temporanea.
Ma gli stessi mediatori sono scettici, spiega il Wsj
E del resto l'Arabia Saudita è sospettata di giocare su due tavoli. Il New York Times ha rilanciato voci che circolavano da giorni secondo cui l'erede al trono, il potentissimo Mohammed bin Salman, avrebbe chiamato più volte Trump per convincerlo ad andare avanti finché il regime non sarà spazzato via. Un Iran fallito potrebbe essere negli interessi di Israele, con Teheran troppo presa a governare il caos da continuare a minacciarlo, ma non Riad che teme continuino gli attacchi ai suoi siti petroliferi. E che sembra avere archiviato il riavvicinamento con lo storico rivale sciita degli ultimi anni. La guerra, avrebbe detto Mbs, è "un'opportunità storica" per ridisegnare il Medio Oriente.
Dal canto suo Teheran sembra avere irrigidito anziché ammorbidito le sue richieste da quando la guerra è scoppiata, con i Guardiani della Rivoluzione sempre più potenti. Non solo chiederebbe la fine delle ostilità, garanzie contro future azioni militari, compensazioni per le perdite subite e il controllo formale dello stretto di Hormuz. Ma anche di trattare su qualsiasi limitazione al proprio programma missilistico balistico, un tema che fin qui Washington ha sempre considerato una linea rossa.
Pasdaran più potenti
Paradossalmente l'eliminazione progressiva della prima fila di leader, con gli attacchi mirati israeliani, ha portato al potere seconde file sulla carta ancora più intransigenti. Come Mohammad Bagher Zolghadr, successore di Larijani a segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. La sua nomina è stata approvata dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei, e annunciata oggi. Attuale segretario del Consiglio per il Discernimento, ha alle spalle una lunga carriera nei Pasdaran.