AGI - Il passaggio di testimone ai vertici porta con sé non solo nuove direttrici politiche, ma anche curiose anomalie digitali che non sono sfuggite agli osservatori internazionali. Mojtaba Khamenei, appena insediatosi come guida suprema dopo la scomparsa del padre Ali Khamenei, ha ereditato una macchina comunicativa imponente, attiva su X (l'ex Twitter) in numerose lingue. Tuttavia, una recente funzionalità della piattaforma di Elon Musk ha sollevato un velo di ironia su come il regime gestisca la propria propaganda.
Da qualche mese, X ha introdotto un sistema di geolocalizzazione basato sugli indirizzi IP per aumentare la trasparenza e permettere agli utenti di verificare l’origine reale di account influenti. È una misura pensata per contrastare la disinformazione estera, e i risultati sono spesso sorprendenti. Nel caso del neo-nominato leader, la posizione indicata per i canali ufficiali in lingua inglese e spagnola non è l'Iran, bensì i Paesi Bassi. Il dato non suggerisce una fuga del leader a Utrecht o Amsterdam, quanto piuttosto l'utilizzo sistematico di una VPN (Virtual Private Network). Appoggiandosi a server situati in territorio olandese, il team di social media management di Khamenei maschera la propria origine geografica per aggirare i blocchi che il regime stesso impone al resto della popolazione. X ha infatti inserito una nota specifica, chiarendo che è estremamente probabile che l'utente stia utilizzando una connessione protetta per apparire altrove.
L'ironia della morsa digitale iraniana
L'ironia che emerge da questa vicenda è profonda e amara. Mentre la leadership iraniana utilizza strumenti tecnologici occidentali per diffondere i propri messaggi nel mondo, il Paese vive sotto una morsa digitale senza precedenti. Nelle ultime due settimane, con l'inasprirsi del conflitto con Israele e gli Stati Uniti, il governo ha quasi paralizzato la rete internet nazionale. Si tratta di una strategia consolidata, già vista durante le sanguinose repressioni delle proteste interne, volta a impedire la fuoriuscita di immagini e testimonianze scomode.
Censura e aggiramento del regime
X, in teoria, è ufficialmente bandito in Iran sin dal lontano 2009. Eppure, proprio chi ha firmato quei decreti di censura si ritrova oggi a dover "scavalcare il muro" digitale passando virtualmente per i Paesi Bassi. Se i cittadini iraniani tentano disperatamente di connettersi attraverso i terminali satellitari di Starlink o VPN artigianali per sfuggire al controllo statale, il regime fa esattamente lo stesso, ma per scopi opposti. Questa discrepanza tra la narrazione ufficiale e la pratica tecnologica mette a nudo la fragilità di un isolamento che non può essere totale.
La fragilità dell'isolamento digitale
Nemmeno per chi siede sul trono di Teheran è possibile ignorare le regole del web moderno, finendo per restare impigliati in quegli stessi strumenti di trasparenza che i social media, pur tra mille polemiche, stanno provando a implementare.