AGI - Una piccola imprenditrice contro una star mondiale del pop. Tutto è iniziato con una lettera di diffida arrivata il giorno dopo l’inaugurazione di uno showroom. Da quel momento, per la stilista australiana Katie Perry è cominciata una battaglia legale lunga quasi vent’anni contro la pop star di fama mondiale Katy Perry. Mercoledì l’Alta Corte australiana ha messo fine alla disputa.
La designer — che oggi utilizza il cognome da sposata Katie Taylor — ha infatti il diritto di vendere abiti con il nome “Katie Perry”.
La lettera che ha fatto iniziare tutto
Taylor ha ricordato alla CNN il momento in cui ricevette la prima comunicazione legale, nel 2009, appena due anni dopo aver lanciato la sua linea di moda “Katie Perry”, caratterizzata da capi basici, colorati e comodi.
"Immaginate la scena: avevo appena inaugurato il mio primo showroom", ha raccontato. "Sono tornata dentro, c’erano bicchieri di champagne vuoti ovunque. Ho aperto la posta e ho visto un foglio con scritto: 'cessate e desistete'. Mi intimavano di fermare la vendita dei vestiti, chiudere il sito e bloccare tutto il materiale pubblicitario".
La lettera proveniva dai legali della cantante statunitense Katy Perry, il cui vero nome è Katheryn Elizabeth Hudson. L’artista aveva raggiunto il successo mondiale proprio in quegli anni grazie ai singoli “I Kissed a Girl” e “Hot N Cold”, che nel 2008 avevano conquistato le classifiche internazionali.
L’inizio di una lunga disputa legale
Prima del primo tour australiano della cantante nel 2009, i suoi avvocati avevano inviato a Taylor una richiesta formale di ritirare la domanda di registrazione del marchio 'Katie Perry', che la stilista aveva depositato pochi mesi prima.
"Ricordo di essere scoppiata a piangere e di aver pensato: 'Ma cosa sta succedendo? Non ho fatto niente di male'", ha raccontato Taylor. Quella lettera diede il via a una battaglia legale destinata a durare quasi vent’anni, attraversando diversi gradi di giudizio fino alla recente decisione dell’Alta Corte australiana.
Il nodo del marchio
Secondo i documenti presentati in tribunale, Taylor venne a conoscenza della cantante nel luglio 2008, quando ascoltò per la prima volta alla radio il brano “I Kissed a Girl”. Racconta di aver persino acquistato la canzone su iTunes per sostenere un’artista con il suo stesso nome.
Nonostante un primo tentativo di accordo tra le due parti, non si arrivò a una soluzione condivisa. Alla stilista fu infine concesso il marchio per l’abbigliamento, mentre la cantante modificò la propria richiesta limitandola ai settori della musica e dell’intrattenimento.
Dal merchandising alla causa
Con il tempo la controversia tornò d’attualità. Con la crescita della sua fama internazionale e i tour in tutto il mondo, compresa l’Australia, la cantante iniziò a vendere merchandising ufficiale ai concerti, inclusi capi di abbigliamento.
Nel 2019 Taylor decise quindi di citare in giudizio la pop star, sostenendo che la vendita di questi prodotti violasse il suo marchio registrato.
La stilista vinse inizialmente davanti alla Corte federale australiana, ma perse in appello: i giudici ritennero che la reputazione della cantante in Australia fosse già molto più forte nel momento in cui Taylor aveva registrato il marchio e che per le pop star fosse pratica comune vendere merchandising.
La decisione finale dell’Alta Corte
Recentemente l’Alta Corte australiana ha ribaltato la decisione di appello, stabilendo che la cancellazione del marchio 'Katie Perry' non fosse giustificata e che l’uso del nome da parte della stilista non potesse creare confusione tra i consumatori.
"Onestamente sembra quasi un sogno", ha dichiarato Taylor alla CNN dopo aver letto la sentenza. "Continuo a chiedermi: è davvero successo?".
“Ho difeso i miei valori”
Taylor ha spiegato che la lunga battaglia legale è stata estremamente difficile, ma che ha scelto di portarla avanti per difendere il principio secondo cui i marchi devono proteggere anche le piccole imprese.
"Molte persone mi dicevano: 'perché non ti arrendi? Non ne vale la pena'. Ma credo davvero nell’importanza di difendere i propri valori. La verità e la giustizia fanno parte di ciò che sono".
Oggi la stilista afferma di essere finalmente tornata alla normalità: vende i suoi abiti nei mercati di Sydney e, dopo anni di incertezza, può guardare avanti con più serenità. "Per anni ho vissuto con questo peso sulla testa", ha detto alla CNN. "Ora posso finalmente concentrarmi sul futuro. Ed è davvero emozionante".