AGI - Nella guerra asimmetrica contro i droni kamikaze di fabbricazione iraniana, sta emergendo un protagonista inaspettato, o meglio, riscoperto: l’elicottero d’attacco.
Recenti analisi e immagini diffuse dal Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti confermano che gli squadroni di Apache si stanno rivelando una difesa fondamentale contro gli Shahed-136. La tattica è chirurgica. Gli elicotteri intercettano i droni a bassa quota e li abbattono utilizzando le mitragliatrici da 30 mm. Una soluzione che combina efficacia tattica e sostenibilità economica.
L'Apache: il drone-killer
L’elicottero Apache, originariamente progettato per distruggere carri armati, si è adattato con successo al ruolo di "drone-killer". Il segreto risiede nel suo radar Longbow, capace di tracciare simultaneamente multipli bersagli anche in condizioni di visibilità nulla. Con una velocità di punta di 300 km/h, l’Apache può facilmente raggiungere i droni Shahed (che viaggiano a circa 185 km/h). Una volta agganciato il bersaglio tramite il mirino montato sul casco del pilota, la mitragliatrice M230 entra in azione, raffiche brevi di proiettili da 30 mm ad alto potenziale esplosivo distruggono il drone in pochi secondi. "La cosa fondamentale degli elicotteri è che hanno velocità simili a quelle dei droni", ha spiegato Tim Ripley, redattore di Defence Eye al quotidiano The National. "Un jet deve volare quasi al limite dello stallo per intercettarli e ha spesso a disposizione un solo passaggio. L'elicottero, invece, può posizionarsi lateralmente o dietro al drone e prendersi il tempo necessario per abbatterlo con precisione".
Altri sistemi e l'impegno internazionale
Oltre al cannone, l'Apache utilizza il sistema APKWS (Advanced Precision Kill Weapon System). Si tratta di razzi Hydra dotati di guida laser che possono colpire i droni fino a 8 km di distanza, offrendo una gittata superiore e una sicurezza maggiore per l'equipaggio, il tutto a un costo drasticamente inferiore rispetto ai missili terra-aria convenzionali. Il successo emiratino ha spinto altre potenze a rafforzare la propria presenza rotante nella regione. La Gran Bretagna ha schierato a Cipro gli elicotteri Wildcat, tra i più veloci al mondo (311 km/h). Questi velivoli sono armati con missili leggeri Martlet, progettati specificamente per distruggere minacce agili e piccole con testate a frammentazione. A supporto delle operazioni marittime interviene invece il Merlin della Royal Navy. Grazie al sistema di sorveglianza Crowsnest e al radar Searchwater, il Merlin è in grado di "pulire" il segnale dai disturbi delle onde marine, individuando piccoli droni a bassa quota fino a 160 km di distanza.
Efficacia e la difesa multistrato
I dati parlano chiaro: dall'inizio delle ostilità, negli Emirati Arabi Uniti sono stati individuati 941 droni iraniani. Di questi, ben 876 sono stati intercettati, mentre solo 65 sono riusciti a penetrare le difese. L’integrazione di elicotteri d’attacco (inclusi i Cobra del Bahrein e i Black Hawk opportunamente armati) con i sistemi missilistici tradizionali sta creando quella che gli esperti definiscono una "difesa multistrato". Questa rete è l'unica in grado di contrastare attacchi massicci a basso costo, garantendo la sovranità nazionale senza prosciugare le riserve di munizioni strategiche.