AGI - L'Iran si è detto ottimista sulla prospettiva di un esito positivo del terzo round di colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti, in programma oggi a Ginevra, anche se non diminuisce la massima pressione dell'amministrazione Trump tra sanzioni e minacce di intervento militare.
La delegazione da Teheran - guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e composta da rappresentanti di diversi settori: politico, economico, legale e tecnico - è arrivata ieri in Svizzera; con la mediazione dell'Oman, oggi terrà colloqui con gli americani, guidati dall'inviato statunitense Steve Witkoff e dal genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner.
Le accuse di Trump e l'ottimismo dell'Iran
"Per quanto riguarda i colloqui, vediamo buone prospettive, domani nell'incontro che Araghchi terrà a Ginevra", ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Pezeshkian ha parlato poche ore dopo il discorso sullo stato dell'Unione in cui Trump ha accusato Teheran di aver "già sviluppato missili che possono minacciare l'Europa", le basi americane all'estero e di star lavorando "per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti d'America". Il presidente Usa ha anche denunciato che l'Iran "sta di nuovo perseguendo le sue sinistre ambizioni nucleari".
La smentita iraniana sulla gittata dei missili
Le accuse sono state subito smentite dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che le ha bollate come "grandi bugie". La gittata massima dei missili iraniani è di 2.000 chilometri, secondo quanto reso pubblico da Teheran, sebbene il Congressional Research Service degli Stati Uniti stimi che raggiungano i 3.000 chilometri, meno di un terzo della distanza dagli Stati Uniti continentali.
Programma nucleare e richieste occidentali
L'Occidente crede che l'Iran stia cercando di dotarsi dell'atomica, in grado di minacciare l'esistenza stessa di Israele; Teheran insiste sul fatto che il suo programma nucleare sia esclusivamente pacifico, nonostante abbia arricchito l'uranio ben oltre la purezza necessaria per l'uso civile. Washington, sostenuta da Gerusalemme, mira a includere nel negoziato anche limiti al programma missilistico di Teheran, lo stop dell'arricchimento dell'uranio e la fine del sostegno iraniano ai suoi proxy regionali Hamas, Hezbollah e Houthi: tutte condizioni che gli iraniani hanno respinto.
Precedenti colloqui e escalation
Usa e Repubblica islamica hanno tenuto cinque round di colloqui sul nucleare lo scorso anno, conclusi bruscamente dopo che l'attacco senza precedenti di Israele all'Iran ha innescato una guerra di 12 giorni a cui si è unita anche Washington per raid mirati sugli impianti nucleari del Paese.
Minacce e scenari di escalation
Nelle ultime settimane, Trump ha schierato due gruppi di portaerei e decine di altri aerei da guerra nella regione a puntellare le sue minacce. L'Iran, dal canto suo, ha sempre avvertito che risponderà con fermezza a qualsiasi attacco. Secondo fonti interne al regime, citate dal Financial Times, questa volta si mette in conto una vera e propria escalation. "L'Iran prenderebbe di mira qualsiasi cosa a portata di mano, dalle basi statunitensi allo Stretto di Hormuz e alle navi da guerra americane", ha detto la fonte. "Se Israele dovesse lanciare attacchi, l'Iran colpirebbe anche gli Stati Uniti. E se gli Stati Uniti attaccassero, l'Iran prenderebbe di mira anche Israele", ha ammonito Hamzeh Safavi, figlio di un alto consigliere militare del leader supremo Ali Khamenei, al sito Entekhab.
Ultimatum e nuove sanzioni
Il 19 febbraio scorso, Trump ha dato a Teheran dai 10 ai 15 giorni per raggiungere un accordo e intanto continua la sua politica di massima pressione: il dipartimento del Tesoro ha varato proprio oggi nuove sanzioni nei confronti di quattro individui, nonché di diverse entità petroliere
Crisi interna e proteste in Iran
"Abbiamo cercato, con la guida della Guida Suprema, di gestire questo processo per uscire dalla situazione di 'nessuna guerra, nessuna pace'", ha detto Pezeshkian, anche se ancora non è chiara la controproposta che l'Iran porta a Ginevra. Lo spettro di una nuova guerra tiene in stallo il Paese da mesi con pesanti ripercussioni sull'economia iraniana già prostrata da sanzioni e corruzione. Era stato il carovita a far esplodere l'ultima ondata di proteste anti-governative, tra dicembre e gennaio, poi represse nel sangue dalle autorità. La violenza è stata tale che, secondo gli osservatori, la rabbia e l'indignazione che percorrono la società iraniana difficilmente si placheranno, mentre la legittimità del regime vive la sua crisi peggiore. Da cinque giorni numerosi atenei nel Paese sono teatro di nuove manifestazioni che chiedono la fine della Repubblica islamica.