AGI - La minoranza cristiana della Giordania spera in un viaggio di Papa Leone nel Paese. "Abbiamo avuto la visita in Giordania e qui a Madaba di quattro Papi: Paolo VI nel 1964, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Auspichiamo che anche Leone venga qui. Conosce la nostra realtà tramite il Patriarca Pizzaballa e sa che lo aspettiamo", afferma padre Tareq Abu Hanna, parroco della Chiesa Latina della Decapitazione di San Giovanni Battista di Madaba.
Sorta sull'antico sito biblico di Medba o Medeba, da cui ha poi preso il nome, Madaba si trova a circa 35 chilometri a sud-ovest di Amman ed è uno dei centri cristiani più importanti della Giordania, con 20 mila cristiani su 120 mila abitanti. Madaba è conosciuta anche come "Città dei mosaici", meravigliose e colorate opere bizantine (nella chiesa ortodossa di San Giorgio è presente un mosaico risalente al secolo VI che raffigura la mappa con gli itinerari di pellegrinaggio nella Terra Santa, con una descrizione della Gerusalemme del tempo, ndr).
La Chiesa Latina della Decapitazione di San Giovanni Battista è nota per la sua cripta sotterranea che ospita il "Museo dell'Acropoli" e un antico pozzo moabita di tremila anni ancora funzionante. In un incontro con i giornalisti in pellegrinaggio in Giordania organizzato da Opera Romana Pellegrinaggi – in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism – padre Tareq Abu Hanna sottolinea l'importanza della Chiesa della Decapitazione di San Giovanni Battista, che nonostante sia dedicata al martirio del Battista – l'episodio biblico avvenne nella vicina fortezza di Macheronte (Mukawir) – è considerata una delle parrocchie più antiche del Regno di Giordania, gestita dal Patriarcato Latino di Gerusalemme.
La convivenza interreligiosa
"Nei suoi incontri con Papa Leone, il Patriarca Pierbattista Pizzaballa ha illustrato anche la nostra realtà", aggiunge padre Tareq che esprime il suo desiderio di accogliere il Pontefice. "È importante inserire nel programma di un pellegrinaggio cristiano Madaba perché rappresenta un mosaico di tanti colori. Questi sono luoghi legati a Mosè, a Giovanni il Battista e la nostra chiesa è una 'Pietra Vivente', rappresenta la vita comune tra tutti i cristiani ma anche con i musulmani e le chiese ortodosse", aggiunge il religioso che ribadisce l'esistenza di una "cultura di convivenza con l'Islam. Un dialogo che si conferma nel tempo e che in Giordania, a differenza di altri Paesi limitrofi, è possibile grazie al fatto che cristiani e musulmani sono cresciuti insieme, oltre al contributo del Re. I sovrani, infatti, fin dall'inizio, hanno sostenuto questa convivenza".
Il valore spirituale della Giordania e il Giubileo del 2033
"Siamo certi che Papa Leone ha un desiderio molto grande e molto profondo di venire in questa terra", in Giordania. Don Giovanni Biallo, assistente spirituale dell'Opera romana pellegrinaggi, ricorda che tutti i Pontefici, da Paolo VI in poi sono venuti in Giordania e "hanno dato testimonianza del valore e del significato profondo che questa terra, insieme a Israele e Palestina, ha per il popolo cristiano".
Leone, a fine novembre scorso, durante la visita apostolica in Turchia, incontrando i leader di varie Chiese e comunità cristiane, aveva invitato tutti a percorrere insieme il cammino spirituale che conduce al Giubileo della Redenzione – il 2000esimo anniversario della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù – nel 2033, con l'obiettivo di tornare a Gerusalemme, al Cenacolo. "Il 2033 è un anno di programmazione di un grande evento in generale in Terra Santa", rimarca don Biallo, parlando con un gruppo di giornalisti in pellegrinaggio in Giordania (organizzato da Opera Romana Pellegrinaggi in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism).
La Giordania è Terra Santa: i passi del Signore
"Ricordo quando venne Papa Francesco: il primo luogo che visitò fu la Giordania. Poi passò in Israele e l'accoglienza fu grande. Andò nel luogo del Battesimo di Gesù, Betania al di là del Giordano di cui parla il Vangelo di Giovanni". E Papa Leone? "Abbiamo la certezza che avrà un desiderio molto grande, molto profondo di venire in questa terra", dove "le comunità cristiane si sono sviluppate, tutto intorno in Giordania e nei Paesi vicini".
Don Biallo quindi ribadisce che anche la Giordania è Terra Santa, "se la intendiamo come quei luoghi in cui si sono realizzati i racconti della scrittura. Inoltre, se chiamiamo Terra Santa la Terra del Santo, cioè dove Gesù è passato, anche la presenza di Gesù in questa terra, il suo battesimo a Betania ad esempio, è testimonianza che questa terra è stata percorsa dai passi del Signore".
Sicurezza e dialogo amichevole con l'Islam
In Giordania don Giovanni si è recato una trentina di volte. Grande esperto dei luoghi biblici ha accompagnato numerosi gruppi di pellegrini. "La Giordania è un Paese che persegue la pace, e quindi è ricercato dai pellegrini, dai visitatori di tutto il mondo per la bellezza dei luoghi e per noi pellegrini, per noi persone di fede, per noi cristiani, per il significato profondo che questi luoghi hanno nel contesto della tradizione cristiana", aggiunge il sacerdote che ha incontrato i giornalisti nel deserto di Wadi Rum ("il deserto ha un ruolo così importante nella vita spirituale e la Bibbia lo testimonia").
Per quanto riguarda la sicurezza, l'assistente spirituale dell'Opera romana pellegrinaggi rassicura: "La sicurezza in Giordania è sempre stata grande, totale. Siamo venuti continuamente anche nei momenti più difficili e di maggiore tensione in Israele e Palestina". Sul dialogo con l'Islam infine, scandisce come, specialmente in Giordania, sia "un dialogo profondamente amichevole. La comunità cristiana vive in una relazione molto bella, profonda e fraterna con la comunità islamica. Come in tutti i Paesi musulmani esiste la libertà di culto, non la libertà religiosa, ovvero l'evangelizzazione. Ma c'è convivenza".