AGI - "Ho sentito un peso enorme colpirmi la gamba. Ho guardato giù e lui era lì: tre metri di squalo toro". In un istante, le acque cristalline di Tobago si sono tinte di rosso. Peter, 66 anni, stava nuotando in un paradiso caraibico, quando si è trovato faccia a faccia con uno dei predatori più pericolosi dell’oceano. Tra pugni sferrati per disperazione, ossa esposte e una corsa contro il tempo tra i continenti, questa è la storia di un uomo che oggi cammina grazie a un innesto di pelle di squalo e che si rifiuta vivere nella paura.
L’attacco improvviso in un’isola considerata sicura
Peter e sua moglie Joanna, originaria dell’Hertfordshire, stavano nuotando a Tobago insieme ad amici. Il rischio di un attacco di squalo non li aveva mai sfiorati: sull’isola caraibica non si erano mai registrati casi simili.
"All’improvviso ho sentito qualcosa di molto pesante colpirmi la gamba. Ho guardato in basso e c’era uno squalo, ed era enorme", racconta Peter. "Era lungo circa tre metri. In quei momenti il cervello va a mille". Lo aveva morso uno squalo toro, specie considerata tra le più pericolose al mondo per la sua abitudine a cacciare in acque basse.
Nella sua prima intervista dopo l’attacco dell’aprile 2024, Peter ha raccontato la sua esperienza alla BBC News.
“Ho capito subito che dovevo combattere”
Il 66enne dice di aver riconosciuto immediatamente le fauci serrate sulla gamba come quelle di uno squalo leuca. Temendo di essere trascinato sott’acqua, ha reagito d’istinto. "Ho iniziato a colpirlo. Non so nemmeno cosa stessi cercando di fare, ma lo colpivo con tutta la forza che avevo. Non avevo mai colpito nulla così forte".
Lo squalo ha poi attaccato il braccio sinistro e lo stomaco. "La situazione è diventata grave molto rapidamente. Ho perso tantissimo sangue". Solo una pausa nell’attacco ha permesso agli amici di trascinarlo fuori dall’acqua.
Il salvataggio e la corsa contro il tempo
John e Moira, che erano con lui in mare, lo hanno aiutato a respingere lo squalo e a lanciare l’allarme. Sulla spiaggia, Joanna è accorsa dopo aver sentito le urla. "Sono entrata in acqua e ho visto ferite terribili. Si vedevano le ossa, era orribile", ricorda. "Qualcuno disse: 'Portatela via da qui'".
Peter è stato portato all’unico ospedale di Tobago con gravi lacerazioni allo stomaco, un profondo morso al braccio e una vasta ferita alla coscia.
Dall’ospedale di Tobago a Miami
Durante il trasferimento in ambulanza, il dolore è diventato insopportabile. "Urlavo, piangevo, perdevo conoscenza. La gente mi gridava di restare sveglio". I medici di Tobago arrivarono a chiedere a Joanna di firmare un modulo per una possibile amputazione.
Poco dopo decisero che era necessario il trasferimento urgente negli Stati Uniti: sull’isola non c’era più sangue disponibile per le trasfusioni. Peter fu portato al Jackson Memorial Hospital di Miami, dove subì decine di interventi chirurgici.
“Ho un pezzo di squalo nella gamba”
Durante uno degli interventi, i medici applicarono una membrana speciale per favorire un innesto cutaneo. Poi la sorpresa. "Ci hanno detto ridendo che la membrana era fatta di squalo. Così ora ho letteralmente un pezzo di squalo nella gamba", racconta Peter con ironia.
Una guarigione lunga e segni permanenti
La ferita alla coscia lo ha costretto a reimparare a camminare. Il morso al braccio ha reciso un nervo, lasciandogli una perdita di sensibilità alle dita e difficoltà di presa che resteranno per tutta la vita. "Sono grato di avere ancora gli arti. A un certo punto non sembrava affatto scontato".
Peter ringrazia soprattutto gli amici che lo hanno aiutato durante l’attacco: "Sono stati incredibilmente coraggiosi. Sarò sempre in debito con loro".
Attacchi di squali: rari ma possibili
Negli ultimi mesi lo squalo toro è stato collegato a diversi attacchi in Australia, inclusi episodi ravvicinati e un caso mortale. Gli esperti, però, ricordano che gli attacchi restano estremamente rari rispetto al numero di persone che frequentano il mare. Secondo l’International Shark Attack File, quello di Peter è stato il primo e unico attacco di squalo mai registrato a Tobago.
“Non vivere nella paura”
L’esperto di squali Tom “The Blowfish” Hird spiega che gli squali toro sono reattivi e territoriali, ma che gli esseri umani non fanno parte della loro dieta. "Se uno squalo toro o un grande bianco volesse davvero predare un uomo, non resterebbe nulla", afferma.
Peter non vuole che la sua esperienza danneggi l’immagine di Tobago. "La gente è stata fantastica con me. Il turismo è il loro sostentamento. Ci tornerei". E conclude: "Che senso ha sopravvivere a un attacco di squalo se poi devi vivere il resto della tua vita nella paura?".