AGI - Inizierà martedì prossimo in California un processo senza precedenti, in cui una giuria popolare dovrà stabilire se TikTok, Instagram e YouTube abbiano consapevolmente progettato le loro applicazioni per rendere i giovani dipendenti dai social network e se possano quindi essere ritenuti responsabili del deterioramento della loro salute mentale.
Questo processo civile, che si terrà per diversi mesi presso la Corte Superiore di Los Angeles, si preannuncia molto seguito. Potrebbe costituire un importante precedente giuridico per tutta una serie di cause negli Stati Uniti contro i giganti della tecnologia, accusati di aver deliberatamente organizzato la dipendenza dai social network per massimizzare i propri introiti pubblicitari.
La testimonianza di Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg, il proprietario di Meta (Facebook e Instagram), è il più famoso dei dirigenti chiamati a testimoniare, anche se la sua comparizione di persona rimane incerta. L'udienza inizierà martedì con un lungo processo di selezione della giuria, prima dell'apertura dei dibattimenti all'inizio di febbraio.
Il caso pilota di K.G.M.
Il processo esaminerà in primo luogo la denuncia di una diciannovenne californiana identificata come "K.G.M.". Il suo caso è stato ritenuto sufficientemente rappresentativo da costituire un procedimento pilota, il cui esito influenzerà centinaia di denunce simili. Le denunce sono rivolte alle società ByteDance (TikTok), Meta (Instagram e Facebook) e Alphabet (YouTube).
L'accordo amichevole di Snap Inc.
Anche l'editore di Snapchat, Snap Inc., è stato citato in giudizio, ma ha preferito concludere un accordo amichevole riservato pochi giorni prima del processo, pur rimanendo oggetto di altri procedimenti. "È la prima volta che i social network devono affrontare una giuria per aver causato danni ai bambini", sottolinea Matthew Bergman, fondatore del Social Media Victims Law Center, il cui team gestisce oltre 1.000 casi simili.
Danni alla salute mentale dei minori
"Il fatto che K.G.M. e la sua famiglia possano stare in un'aula di tribunale alla pari con le aziende più grandi, potenti e ricche del mondo è, di per sé, una vittoria molto significativa", si rallegra l'avvocato. K.G.M., utente di YouTube dall'età di sei anni, titolare di un account Instagram dall'età di 11 anni, poi di Snapchat due anni dopo e di TikTok a 14 anni, afferma di aver sviluppato una forte dipendenza dai social network che l'ha trascinata in una spirale di depressione, ansia e disturbi dell'immagine di sé.
La difesa dei giganti tecnologici
In difesa, i giganti della tecnologia ritengono di essere coperti dalla sezione 230 del Communications Decency Act, una legge americana del 1996 che li esonera in larga misura da qualsiasi responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti sulle loro piattaforme. Per aggirare l'ostacolo, i querelanti attaccano quindi la concezione stessa dei social network, ovvero l'algoritmo e le funzioni di personalizzazione che incoraggiano lo scorrimento compulsivo dei video, piuttosto che i messaggi ospitati.
Algoritmi e design del prodotto
"Non rimproveriamo alle aziende dei social network di non aver rimosso i contenuti dannosi dalle loro piattaforme - spiega Matthew Bergman - le rimproveriamo di aver progettato le loro piattaforme per rendere i bambini dipendenti e di aver sviluppato algoritmi che mostrano ai bambini non ciò che vogliono vedere, ma ciò da cui non possono distogliere lo sguardo". La strategia riecheggia esplicitamente quella condotta negli anni '90 e 2000 contro l'industria del tabacco, accusata di aver venduto consapevolmente un prodotto difettoso e nocivo.
Battaglie legali e scenari futuri
Il giudice Carolyn Kuhl è incaricato di condurre queste battaglie legali, che dureranno diversi mesi e la cui portata andrà ben oltre Los Angeles. Un procedimento simile sta cercando di ottenere un processo di portata nazionale davanti a un giudice federale di Oakland, nel nord della California, a partire dal 2026. Diversi Stati hanno anche avviato azioni legali contro le piattaforme, come quella condotta da un procuratore di Santa Fe (Nuovo Messico) che le ritiene responsabili di esporre i minori a predatori sessuali. Se la giuria darà ragione a K.G.M., i giganti della tecnologia potrebbero essere costretti a pagare ingenti danni e interessi, ma soprattutto a riprogettare completamente i loro algoritmi e le loro applicazioni.