AGI - Non proprio un circolo ristretto: al Consiglio di Pace, che sulla carta dovrebbe sovrintendere alla stabilizzazione di Gaza, il presidente americano Donald Trump ha invitato 59 leader in totale.
Dai paesi arabi alla Turchia, dal Sud America all'India e all'Europa, Italia compresa, la lista si è progressivamente allungata fino a comprendere il presidente russo Vladimir Putin a il bielorusso Aleksander Lukashenko.
I malumori di Israele e le tensioni diplomatiche
Non senza malumori più o meno evidenti. A non aver gradito la composizione del Board of Peace, previsto dagli accordi di Sharm el Sheikh che nell'ottobre nel 2025 hanno messo fine a due anni di guerra a Gaza, è prima di tutto il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Indigeribile la presenza della Turchia, per esempio. E non ha mancato di farlo sapere pubblicamente. Dal canto suo Trump ha cercato di portarlo a bordo offrendogli un posto.
Il “gran rifiuto” di Macron e la minaccia dei dazi
Ancora più eclatante il 'gran rifiuto' di Emmanuel Macron, per cui Trump ha minacciato di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi. Ma il punto sollevato dal presidente francese è quello che più allarma anche altre cancellerie.
Un’alternativa alle Nazioni Unite?
Un organismo così pletorico, che dovrebbe essere inaugurato a margine del forum economico di Davos, suona tanto come un'alternativa alle odiate - da Trump - Nazioni Unite. Il suo mandato "va oltre il quadro di Gaza", ha avvertito l'Eliseo, e "solleva importanti domande in particolare sul rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite".
“Non solo Gaza”: le ambizioni globali del Consiglio
"Il Consiglio di Pace non sarà limitato a Gaza. È un Board of Peace in tutto il mondo", ha confermato un alto funzionario americano ad Axios. Del resto la composizione indica chiaramente ambizioni più ampie della ricostruzione della Striscia di Gaza: hanno un posto tra gli altri il premier indiano Narendra Modi (India), i presidenti brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, argentino Javier Milei, il turco Recep Tayyip Erdogan, l'egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il re giordano Abdallah II. Oltre ai leader di paesi tra loro lontanissimi, come di Paraguay e Pakistan.
Il comitato esecutivo e i pesi massimi di Trump
Il board si avvarrà di un comitato esecutivo consultivo con i pezzi da novanta dell'amministrazione Trump, dal segretario di Stato Marco Rubio a Jared Kushner e Steve Witkoff. Oltre a Tony Blair, alla potente ministra emiratina Reem Al-Hashimy e alla coordinatrice umanitaria dell'Onu per Gaza, Sigrid Kag.
Un organismo poco democratico e fortemente presidenziale
E sarà un organismo per nulla democratico o multilaterale: di fatto Trump, come presidente, ne sarà anche sovrano assoluto, con potere di veto su tutte le deliberazioni. Sulla carta, le decisioni saranno prese a maggioranza e ogni paese membro avrà diritto di voto.
Il potere di veto e il “club” da un miliardo di dollari
In realtà, nulla potrà essere approvato senza il via libera di Trump che avrà anche il potere non solo di nominare, ma anche si sospendere e rimuovere i membri, anche se una maggioranza di due-terzi dei componenti potra' impedirlo. Il mandato dei membri durerà tre anni, ma chi volesse diventare socio del club per sempre dovrà sborsare 1 miliardo di dollari. Sarà sempre Trump a convocare le riunioni, almeno una l'anno, e approvare l'ordine del giorno.