AGI - Gli organizzatori del Forum di Davos avevano lanciato l'edizione 2026 sotto lo slogan 'Spirito del dialogo'. Nel tempio del multilateralismo ha però fatto irruzione l'uragano Trump con il suo unilateralismo brutale e, in una giornata dove la Groenlandia continua a essere il principale tema in cima all'agenda dei leader occidentali, in molti hanno fatto ricorso a una locuzione di segno opposto: "la legge della giungla".
Il primo a utilizzarla era stato Borge Brende, presidente del World Economic Forum, ma per assicurare che "la giungla non sta ricrescendo", pur a fronte di un arretramento della cooperazione internazionale.
"Il mondo non può ricadere nella legge della giungla"
Poco dopo a evocarla è stato He Lifeng, il vicepremier cinese che ha in mano tutti i dossier economici del Dragone, oggi il più fervente sostenitore di una globalizzazione dalla quale, assicura, non c'è ritorno. Il mondo "non può ricadere nella "legge della giungla, dove i forti predano i deboli", ha avvertito He.
Da Macron a Newsom
L'immagine è forte, anche per il netto contrasto con il contesto, quindi acquista fortuna. La usa il governatore democratico californiano, Gavin Newsom, che di fatto è già in campagna elettorale per le presidenziali del 2028.
E la usa il presidente francese, Emmanuel Macron, in un discorso dove non risparmia sarcasmo nei confronti del collega di Washington, che domani interverrà a un evento diventato un suo one man show ancora prima di cominciare.