AGI - Il Sunday Times ha ottenuto un nuovo rapporto dei medici sul campo in Iran secondo cui almeno 16.500 manifestanti sono morti e circa 330 mila sono rimasti feriti durante la repressione delle proteste, definita la più brutale messa in atto dal regime clericale nei suoi 47 anni di esistenza. La maggior parte delle vittime, scrive il quotidiano britannico, aveva meno di 30 anni e i decessi si sarebbero concentrati in due giorni di totale massacro.
Khamenei riappare in pubblico e accusa Trump
A dieci giorni dalla fine delle manifestazioni, la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, è tornata a parlare in pubblico attribuito la responsabilità delle violenze a “coloro che hanno legami con Israele e l’America”, accusando direttamente il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e avvertendo che “i criminali interni e internazionali non rimarranno impuniti”, pur affermando di non voler “trascinare il Paese in guerra”.
Il messaggio è apparso comunque inequivocabile: “La nazione iraniana deve spezzare la schiena ai sediziosi, così come ha spezzato la schiena alla sedizione”. Da Washington, il Dipartimento di Stato ha risposto – con un messaggio diffuso in farsi – che “tutte le opzioni restano sul tavolo” e ha invitato Teheran a “non scherzare con il presidente Trump”.
“Non lasceremo i criminali impuniti”
“Gli americani, con innumerevoli premesse e scopi ancora più grandi, hanno scatenato la rivolta”, ha proseguito Khamenei, rivendicando che l’Iran abbia già sconfitto “America e sionisti” nella cosiddetta guerra dei 12 giorni e poi nuovamente “spento la sedizione”.
“Non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo impuniti i criminali interni e internazionali”, ha minacciato, invitando ministeri e apparati dello Stato a “seguire la questione” per chiamare l’America alle proprie responsabilità.
La smentita sullo stop alle esecuzioni
Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha intanto smentito le notizie su un presunto stop alle esecuzioni. “La nostra risposta è decisa, deterrente e rapida”, ha dichiarato, aggiungendo che molti casi sono già stati rinviati a giudizio e trasmessi ai tribunali. Khamenei ha anche ammesso che “la situazione economica non è buona” e ha chiesto ai funzionari di “lavorare di più” per garantire beni e servizi alla popolazione.
Internet bloccato e rete nazionale
Sul fronte delle comunicazioni, sono stati riattivati i servizi sms a livello nazionale, ma internet resta bloccato. Nonostante ciò, Khamenei ha pubblicato diversi estratti del suo intervento sui social. Secondo alcuni analisti, il futuro della rete in Iran potrebbe essere una internet nazionale chiusa per la popolazione e una connessione globale riservata a pochi soggetti selezionati dalle autorità.
La replica di Trump
"È ora di cercare una nuova leadership in Iran". Lo ha dichiarato Donald Trump a Politico dopo che la pressione della Casa Bianca sul regime sembrava essersi allentata insieme con la fine delle proteste che chiedevano la cacciata degli ayatollah. "La leadership è una questione di rispetto, non di paura e morte", ha aggiunto il Presidente dopo un duro scambio con Khamenei in cui la Guida Suprema rivendicava la vittoria dell'Iran sugli Stati Uniti.
Trump si è spinto oltre, denunciando Khamenei e il sistema di governo iraniano: "Quest'uomo è un malato che dovrebbe governare il suo Paese correttamente e smettere di uccidere persone - ha detto il presidente -, il suo Paese è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua scarsa leadership".