AGI - Il dolore e la commozione di Papa Leone XIV sono visibili sul suo volto e nella sua voce, durante l'udienza alle famiglie dei ragazzi morti nell'incendio in un locale di Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno. "Una catastrofe di estrema violenza", l'ha definita il Pontefice che con la voce incrinata ha sottolineato quanto in questi momenti di grande sofferenza possano sembrare "molto limitate e impotenti" le parole di compassione e di conforto.
Circa venti i familiari delle giovanissime vittime. Stretti tra loro e intorno al Papa. Padri, madri, sorelle, fratelli, nonni hanno pregato con Leone in un'udienza raccolta, toccante. "Dico molto sinceramente che sono molto commosso nell'incontrarvi", ha esordito a braccio Leone aggiungendo che appena saputo della richiesta di un'udienza, la sua risposta è stata subito: "Sì, troveremo il tempo". "Volevo almeno avere l'opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è veramente una prova della nostra fede, è una prova di ciò che crediamo", ha spiegato il Pontefice. "Uno si domanda tante volte: 'Perché, Signore?'. Qualcuno mi ha fatto ricordare un momento simile, proprio nella Messa del funerale dove, invece di fare una predica, il sacerdote parlava come di un dialogo fra la persona e Dio stesso, con quella domanda che sempre ci accompagna, a dire: 'Perché, Signore, perché?'", ha continuato.
Il contesto della tragedia e la domanda sul senso
Questi sono momenti di grande dolore e sofferenza. Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l'immaginario di tutto il mondo.
E questo – ha osservato – nel momento più inaspettato, in un giorno in cui tutti gioivano e festeggiavano per scambiarsi auguri di gioia e felicità. E cosa dire allora in una circostanza simile? Quale senso dare a tali eventi? Dove trovare una consolazione all'altezza di ciò che provate, un conforto che non sia costituito da parole vane e superficiali, ma che tocchi nel profondo e ravvivi la speranza?
La risposta nella fede e nella croce
Forse c'è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce – a cui siete così vicini oggi –, che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: 'Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?'. Ha proseguito Leone che ha esortato ad avere fede e speranza e a guardare alla Croce. La risposta del Padre alla supplica del Figlio si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua.
La speranza non è vana: Cristo è risorto
"Non posso spiegarvi, cari fratelli e sorelle, perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova. L'affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti", ha rimarcato scandendo però con "forza e convinzione: la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto! La Santa Chiesa ne è testimone e lo annuncia con certezza".
La fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta, ha proseguito citando San Paolo e assicurando la preghiera della Chiesa e la sua personale.
Il conforto materno di Maria
"Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce", ha affermato Leone. "Rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei il conforto materno che forse solo Maria saprà dare e certamente potrà darvi", ha concluso invitando tutti a pregare insieme.