AGI - Il presidente americano Donald Trump e i suoi consiglieri stanno pianificando un'iniziativa radicale per controllare l'industria petrolifera del Venezuela negli anni a venire, con l'obiettivo di ridurre i prezzi del greggio a 50 dollari al barile. Lo rivela il Wall Street Journal citando fonti informate dell'amministrazione.
Le diverse opzioni
Diverse le opzioni che si stanno valutando. Un piano in esame prevede che gli Stati Uniti esercitino un certo controllo sulla compagnia petrolifera statale del Venezuela, Petróleos de Venezuela SA (Pdvsa), tra cui l'acquisizione e la commercializzazione della maggior parte della produzione.
Se così fosse, gli Usa gestirebbero la maggior parte delle riserve petrolifere nell'emisfero occidentale, comprese quelle degli Usa stessi e dei paesi dove operano le compagnie americane. L'acquisizione e la distribuzione avverrebbero anche attraverso joint venture esistenti con giganti dell’energia come Chevron.
Cina e Russia all'angolo?
Se il piano andasse a buon fine, Trump estrometterebbe Cina e Russia dal Venezuela e farebbe abbassare i costi dell’energia per i consumatori statunitensi. Ma non è detto che questo giochi a suo favore.
I prezzi del petrolio sono già bassi, intorno a 56 dollari al barile, e Trump fatica a convincere i produttori americani a estrarre più greggio e aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi politici. Per molte aziende, sottolinea il WSJ, quella di 50 dollari al barile è una soglia al di sotto della quale perforare non è più redditizio.
La sfida degli investimenti e della produzione in Venezuela
Un'altra sfida al piano di Trump è lo stato fatiscente dell’industria petrolifera del Venezuela dopo anni di abbandono. Aumentare la produzione richiederebbe decine di miliardi di dollari di investimenti e i big del petrolio potrebbero non essere così propensi ad aprire i cordoni della borsa con i prezzi del greggio bassi.
L'unica grande compagnia petrolifera che opera ancora in Venezuela è Chevron e le società che dovessero eventualmente decidere di entrare in Venezuela non hanno personale e capacità logistiche per mettere subito a profitto l'investimento. Secondo gli analisti, ci vorranno anni per aumentare la produzione in modo significativo.
Il piano B
Un piano B prevederebbe la vendita di petrolio venezuelano a una serie di distributori e compagnie internazionali, tra cui il Wall Street Journal cita Mercuria, Vitol e Trafigura.
Perchè gli Usa vogliono il petrolio del Venezuela
Uno dei motivi per cui gli Usa vogliono il petrolio venezuelano, anche se estraggono più di tutti al mondo, è da ricondurre alla peculiarità della sua industria della raffinazione. Il petrolio di scisto di cui gli Stati Uniti sono ricchi, soprattutto nel Texas occidentale e nel Nord Dakota, non va bene per le raffinerie americane.
Il 70 per cento degli impianti, molti dei quali sul Golfo del Messico, è stato progettato decenni fa per processare greggio più pesante, quello che gli Usa sono costretti a importare da Canada, Messico e appunto dal Venezuela.
"Le nostre raffinerie sulla costa del Golfo sono le migliori al mondo in termini di lavorazione di questo greggio pesante di cui c’è stata una carenza in tutto il mondo. Dunque penso che ci sarà un’enorme domanda e interesse dall’industria privata se gli sarà stato dato lo spazio per farlo”, ha spiegato il segretario di Stato americano, Marc Rubio, domenica sulla Abc.