Soldi e trattati, così gli Stati Uniti sono diventati un impero
- Bald Eagle, il simbolo nazionale degli Stati Uniti
AGI - Nella geografia degli Stati Uniti c'è un filo rosso che passa meno dalle battaglie e più dai contratti: in due secoli Washington ha "allargato" i confini anche comprando territori da altre potenze, spesso con trattati che oggi sembrano fantascienza diplomatica. Dalla grande scommessa di Thomas Jefferson sul Mississippi fino alle isole caraibiche acquistate in piena Prima guerra mondiale, ecco i principali casi in cui gli Usa hanno messo sul tavolo denaro (o l'equivalente di un indennizzo) per ottenere nuove terre.
Il punto di svolta arriva nel 1803, quando gli Stati Uniti comprano dalla Francia la Louisiana: non lo Stato attuale, ma un'enorme regione che allora si estendeva dal bacino del Mississippi verso ovest. Il prezzo è di 15 milioni di dollari, un affare che di fatto raddoppia la dimensione del Paese e mette in sicurezza l'accesso commerciale a New Orleans, snodo vitale per l'economia americana dell'epoca.
Sedici anni dopo, nel 1819, la partita si gioca a sud. Con il trattato Adams-Onis, la Spagna cede la Florida agli Stati Uniti. Non è una compravendita "cash" come la Louisiana: Madrid non riceve denari, ma Washington accetta di farsi carico di fino a 5 milioni di dollari di richieste di risarcimento avanzate da cittadini statunitensi contro la Spagna. Nella sostanza, una cessione pagata tramite l'assunzione di un conto aperto.
Il modello "territorio in cambio di denaro" ricompare, in forma ancora più controversa, dopo la guerra con il Messico. Nel 1848, il trattato di Guadalupe Hidalgo assegna agli Usa una vastissima porzione dell'ovest (tra cui aree che oggi corrispondono a California, Nevada, Utah e parti di altri Stati) e prevede un pagamento di 15 milioni di dollari al Messico, oltre all'impegno americano a coprire alcune rivendicazioni economiche di cittadini Usa. Anche qui: più che un acquisto puro, un trasferimento seguito a un conflitto, con un indennizzo formalizzato.
Pochi anni dopo, nel 1853-54, arriva un vero "pezzo mancante" della mappa: il Gadsden Purchase, con cui Washington compra dal Messico una fascia di territorio oggi nel sud dell'Arizona e del New Mexico. Valore strategico: creare un corridoio adatto a una ferrovia transcontinentale "meridionale". Prezzo: 10 milioni di dollari.
Nel 1867 gli Stati Uniti guardano invece al Grande Nord. Con il celebre accordo negoziato dall'amministrazione Seward, comprano l'Alaska dall'Impero russo per 7,2 milioni di dollari: una cifra allora contestata (tanto da alimentare ironie e critiche), ma destinata a rivalutarsi enormemente con risorse e posizione geopolitica.
A fine Ottocento, la logica dell'acquisto entra anche nel capitolo "imperiale" del dopoguerra ispano-americana. Nel 1898, con il Trattato di Parigi, la Spagna cede diversi possedimenti e, soprattutto, gli Stati Uniti pagano 20 milioni di dollari per l'acquisizione delle Filippine: un passaggio chiave nella trasformazione di Washington in potenza globale, ma anche l'innesco di un dibattito interno sull'espansionismo.
L'ultima grande "spesa" territoriale arriva nel 1917: gli Usa acquistano dalla Danimarca le isole allora note come Danish West Indies, oggi Isole Vergini americane (St. Thomas, St. John e St. Croix), pagando 25 milioni di dollari in oro. È un'operazione figlia della sicurezza marittima e del controllo delle rotte caraibiche nel contesto della Prima guerra mondiale.
C'è infine un caso "a metà" tra territorio e concessione: la Zona del Canale di Panama. Nel 1903, con il trattato Hay-Bunau-Varilla, gli Stati Uniti ottengono diritti amplissimi su una striscia di terra per costruire e gestire il canale, in cambio di 10 milioni di dollari e di un canone annuo. Non è un acquisto definitivo nel senso classico (e la faccenda verrà poi rinegoziata nel XX secolo), ma resta uno degli esempi più rilevanti di come il denaro sia stato usato per "comprare" controllo strategico.
In controluce, la storia racconta anche ciò che non è stato comprato: molte altre espansioni americane sono passate per annessioni, trattati senza pagamento diretto o esiti di guerra. Ma quando Washington ha scelto la via dell'acquisto o dell'indennizzo ha spesso puntato su due obiettivi ricorrenti: rotte commerciali (è il caso di Mississippi, Panama e Caraibi) e profondità strategica (Alaska e confine meridionale).