AGI - "Too many, too young", "Ciao cari angeli, nessuno vi dimenticherà mai". Sul piccolo tavolo accanto al quaderno per i saluti ai ragazzi uccisi dal fuoco ci sono decine di penne perché non ne basta una per tutte le mani che desiderano tracciare un pensiero in italiano, francese, tedesco, inglese.
Crans Montana è "la nuova Gerusalemme", riflette con la voce incrinata dall'emozione durante la messa il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey, pensando alla babele di nazionalità degli adolescenti prigionieri del Costellation, e dei loro amici e famiglie "provenienti da tutto il mondo per condividere questo dolore".
La comunità globale del dolore
Tra le migliaia rimasti fuori dalla cappella di Saint-Christophe, al cui interno siedono solo gli affetti più cari delle vittime, c'è una ragazza con un voluminoso mazzo di margherite colorate che non smette di tremare per un secondo e non è per i dieci gradi sotto zero di una mattina azzurra e glaciale. Il vescovo si alterna sull'altare ad altri religiosi, tra i quali il rabbino Levi Pevzner. "Non ci sono barriere né di confessioni né di lingue né di culture, siamo una comunità che ha gli stessi valori", dice, e si capisce che qui è volato via tra i ghiacciai il 'fiore' del mondo, il fiore sgargiante come quelli del memoriale dove in silenzio si avvia la processione dopo la funzione religiosa.
La processione e il tributo al memoriale
A guardarli dall'alto, dove si piazzano telecamere e fotografi per una visione più ampia, sembrano una colonna che non deve finire mai per non disperdere la promessa di futuro intrappolata in quel locale ora mesto e buio. Quando invece il corteo arriva, si frantuma come un cristallo nelle emozioni fino a quel momento custodite dal silenzio. In tanti si inginocchiano, pregano, lasciano un fiore, un peluche, un pensiero. Piange sulla porta del bar una madre a cui hanno comunicato da poche ore che suo figlio non è più tra i dispersi perché non c'è più.
Il coraggio dei soccorritori
Piangono soprattutto i giovanissimi, abbracciandosi. Alcuni si mettono in cerchio e pregano. Una donna intona l'alleluia seguito da un lungo applauso. Il capo dei pompieri, David Vocat, ha un crollo, quasi si piega su se stesso. Nei giorni scorsi aveva affermato di non sapere se avrebbe continuato a fare il suo mestiere dopo avere attraversato l'apocalisse. I giornalisti gli chiedono se lo pensa ancora. "Devo farlo per loro" risponde guardando i colleghi che lo portano via stringendolo tra le braccia forti e coraggiose di chi ha tentato l'impossibile.