AGI - Contenta, un po' emozionata, ma con la mente fredda, e soprattutto le valigie sempre pronte per tornare nel suo Paese. «Perché il sogno rimane quello. Ma in momenti come questi bisogna restare lucidi».
A parlare con l'AGI subito dopo l'operazione condotta da Trump che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e della moglie, è Mariela Magallanes, responsabile internazionale del partito La Causa Radical, ex deputata dell'Assemblea Nazionale, ma soprattutto una delle principali oppositrici del dittatore venezuelano e vicina al premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado. Costretta all'esilio da sei anni in Italia, Magallanes vive nel nostro Paese e oggi ci parla da un luogo che per la sua sicurezza non citiamo.
La minaccia strutturale e l'operazione nei Caraibi
Il Venezuela, però, è costantemente dall'altra parte del suo telefono, e molte persone a lei care sono ancora lì, così come amici e colleghi costretti alla clandestinità. Sono stati loro ad avvertire gli esiliati di quanto stava accadendo: bombardamenti, incendi e colonne di fumo. Improvvisi, ma non troppo. "Da mesi ci aspettavamo uno scenario del genere, da quando è cominciata l'operazione nei Caraibi" spiega Magallanes. "Non sapevamo quando, perché non dipende da noi, ma ripeto: ce l'aspettavamo". A suo avviso si tratta di una strategia legata alla sicurezza e alla politica degli Stati Uniti, rivolta a quella che definisce una minaccia ormai strutturale.
"Parliamo di un regime che è stato ufficialmente qualificato come un cartello del narcotraffico. L'attacco non è contro il popolo venezuelano, ma contro la cupola di quel regime" dice l'ex deputata che ribadisce la posizione dell'opposizione democratica: Maduro non è un presidente legittimo. "Ha rubato le elezioni del 28 luglio 2024, ha violato la volontà popolare, ha distrutto le vie democratiche e diplomatiche pur di restare al potere. A questo punto, per loro, non c'era più spazio".
La popolazione non è il bersaglio dell'azione
Magallanes ci tiene a insistere su un punto: la popolazione non è il bersaglio. "Il popolo venezuelano ha dimostrato saggezza. Ha capito che questa non è un'operazione contro i civili. Per questo non è sceso in strada, si sta proteggendo". L'unico rischio, ammette, è rappresentato da eventuali reazioni dei gruppi paramilitari fedeli a Maduro, ma ribadisce che l'azione in corso, per come si sta sviluppando, mira a evitare vittime civili.
Il ritorno degli esiliati e la ricostruzione del Paese
Dal fronte dell'opposizione, per ora, nessun annuncio ufficiale. La leadership democratica, guidata da Corina Machado insieme al presidente eletto Edmundo Gonzalez, sta osservando con prudenza l'evolversi degli eventi prima di indicare i prossimi passi. "È una fase delicata, bisogna capire come si muove ogni cosa", dice Magallanes.
Alla domanda implicita sul ritorno degli esiliati, però, la risposta è immediata. "Subito. Le valigie sono pronte". Non per spirito di rivalsa, ma per necessità. «Il Paese avrà bisogno di essere ricostruito: non solo fisicamente, ma istituzionalmente e soprattutto moralmente».
Gli esiliati venezuelani nel mondo sono oltre nove milioni, un popolo disperso che, secondo Magallanes, tornerà. "Siamo stati espulsi dal nostro Paese. Abbiamo diritto a rientrare. E, se ci sarà la possibilità, lo faremo anche subito". Perché c'è una transizione, che se arriverà, "dovrà essere rapida, ma guidata".
Maria Corina Machado resta il punto di riferimento politico
E per questo, Maria Corina Machado resta il punto di riferimento politico della coalizione democratica. "È la leader del processo, e lavora insieme a González. Non ci sono ambiguità". González che nel 2024 si candidò perché a Machado era stato impedito di farlo, ma sottolinea Magallanes "è lei ad aver guidato quella vittoria".
Vivere in esilio con il cuore a Caracas
Per ora Mariela Magallanes resta in esilio, in Italia. La conversazione si chiude con la richiesta di una cautela sulle informazioni date, anche rispetto alle sue fonti. E in certi momenti si capisce che certe parole sono una forma di protezione, perché il legame con il Venezuela, in questi sei anni non si è mai spezzato e continua a correre lungo linee apparentemente invisibili, fatte di messaggi, chiamate, voci che arrivano direttamente da Caracas. Anche questo fa parte dell'esilio: vivere altrove, ma con lo sguardo, il pensiero e il cuore fisso su un Paese che continua a chiamare.