AGI - Gli autori dell'assalto di domenica 14 dicembre a un raduno ebraico per la festa di Hanukkah a Bondi Beach, a Sydney, costato la vita ad almeno quindici persone, erano spinti dall'"ideologia dello Stato Islamico". Lo ha dichiarato il primo ministro australiano Anthony Albanese parlando di Sajid Akram, ucciso sul posto, e del figlio Naveed, gravemente ferito e risvegliatosi dal coma.
Il premier ha fatto visita in ospedale ad Ahmad al-Ahmad, il migrante siriano che ha neutralizzato uno degli attentatori durante l'attacco. "È stato un grande onore", ha detto Albanese fuori dall'ospedale, "è un vero eroe australiano. Molto umile. Era in spiaggia con gli amici e voleva solo comprare un caffè quando è iniziata la sparatoria. Ha scelto di agire e il suo coraggio è fonte d'ispirazione per tutti gli australiani", ha aggiunto.
Bandiere dell'Isis e indagini sui movimenti
Nell'auto dei due attentatori che hanno aperto il fuoco sui fedeli che celebravano la festività ebraica c'erano due bandiere dell'Isis. La polizia di Sydney che sta indagando sulla vicenda, ha scoperto che padre e figlio, Sajid Akram e Naveed Akram, avevano trascorso quasi tutto il mese di novembre nelle Filippine. Secondo il dipartimento per l'Immigrazione di Manila, i due sono arrivati il primo novembre, la loro destinazione finale era stata la provincia meridionale di Davao.
Dettagli del viaggio e ipotesi di addestramento militare
La portavoce dell'Immigrazione Dana Sandoval ha confermato che Sajid Akram (50 anni, cittadino indiano) e Naveed Akram (24 anni, cittadino australiano) sono arrivati insieme nelle Filippine lo scorso 1 novembre 2025 da Sydney, Australia, e sono ripartiti il 28 novembre. Il commissario di polizia del Nuovo Galles del Sud, Mal Lanyon, ha spiegato che cosa dovessero fare i due nelle Filippine e chi hanno incontrato lo scorso mese è ovviamente oggetto di indagine approfondita. Secondo quanto riferito dall'emittente australiana ABC News, citando fonti di sicurezza, i due attentatori sarebbero andati nelle Filippine viaggiando con passaporti indiani per sottoporsi a un "addestramento di tipo militare".
Uccisa una coppia che ha tentato di disarmare un killer
Un filmato diffuso dall'emittente 7News Melbourne sembra mostrare un secondo passante che ha tentato di disarmare i due terroristi che domenica hanno aperto il fuoco contro un raduno di persone a Bondi Beach in occasione di Hannukah, uccidendone 15. Si vede un uomo anziano che lotta con uno di loro poco dopo che padre e figlio hanno parcheggiato la loro auto, uscendone armati, prima che iniziassero a sparare ai membri della comunità ebraica. Il filmato, ripreso da un'auto di passaggio, non mostra l'intero scontro. Secondo l'emittente, ripresa da Times of Israel, l'uomo e la sua compagna, Boris e Sofia Gurman, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco: avrebbero festeggiato 35 anni di matrimonio a gennaio. La coppia è stata celebrata oggi in Australia al pari di Ahmed al Ahmed.
In un video pubblicato dalla piattaforma cinese Rednote, Gurman, 69 anni, e Sofia, 61 anni, affrontano Sajid appena lo vedono scendere armato dall'auto su cui campeggiava la bandiera dell'Isis. Mentre diverse persone si nascondono dietro una fermata del bus, Boris spinge Akram a terra e gli toglie un fucile dalle mani. Anche Sofia interviene per aiutarlo. Boris sembra avere la meglio, punta l'arma su Akram ma lui reagisce, a sua volta spinge Boris e si avvicina all'auto da cui riesce a prendere un'altra arma. E lìle immagini si interrompono. Un filmato registrato poco dopo da un drone, mostra Boris e Sofia a terra sulla strada, abbracciati. Sajid li aveva giustiziati.
"Abbiamo il cuore spezzato per l'improvvisa e insensata perdita dei nostri amati Boris e Sofia Gurman", ha dichiarato la famiglia, "erano sposati da 34 anni e il 35esimo anniversario sarebbe stato a gennaio. Non vedevamo l'ora di festeggiare il 62esimo compleanno di Sofia il 17 dicembre". Boris, hanno raccontato i famigliari, "era un meccanico in pensione, noto per la sua generosità, la sua forza tranquilla e la volontà di dare una mano a chiunque ne avesse bisogno. Sofia aveva lavorato alle poste australiane ed è stata profondamente amata dai suoi colleghi e dalla sua comunità", si legge ancora in un comunicato, e ora "anche se nulla può attenuare il dolore di perdere Boris e Sofia, proviamo un grande orgoglio per il loro coraggio e altruismo".