New York sprofonda sotto il peso dei suoi grattacieli

New York sprofonda sotto il peso dei suoi grattacieli

Una massa di cemento e altri materiali di 762 milioni di tonnellate assieme al peso dei suoi oltre 8,5 milioni di abitanti provoca un abbassamento di 1- 2 millimetri all'anno. Ma c'è anche l'innalzamento del livello del mare che contribuisce al fenomeno

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© Johannes Eisele/ Afp - La skyline di Manhattan, New York

AGI - L'innalzamento del livello del mare e i cambiamenti climatici non sono i soli pericoli che minacciano la sopravvivenza futura delle città costiere ovunque nel mondo. Il terreno sotto New York City sta sprofondando di 1-2 millimetri all'anno a causa della pressione esercitata dall'enorme massa di edifici, infrastrutture e di oltre 8,5 milioni di residenti.

A rivelare uno scenario preoccupante è uno studio realizzato da diverse entità, tra cui United States Geological Survey (USGS), rilanciato dalla Bbc. Per rendere l'idea del peso che il terreno deve supportare, i ricercatori hanno fatto una stima numerica: su New York City, con una superficie di 777 km2, gravano 762 milioni di tonnellate di cemento, vetro e acciaio, di soli edifici. Per avere un quadro più completo bisognerebbe integrare infissi, accessori e mobili all'interno di quei milioni di edifici oltre alle infrastrutture di trasporto e gli 8,5 milioni di persone che la abitano.

New York non è l'unica metropoli che 'sprofonda'

Secondo lo studio, a causa della pressione esercitata sul terreno sulla quale la Grande Mela è stata costruita, questo si affossa di 1-2 mm all'anno, che va aggiunto all'innalzamento del livello del mare di 3-4 mm nello stesso arco temporale, causando in pochi anni problematiche significative per la metropoli americana. In realtà a New York non si tratta di un fenomeno nuovo poiché la città ha già sofferto di subsidenza dalla fine dell'ultima era glaciale. Sollevate dal peso delle calotte glaciali, alcune terre sulla costa orientale si stanno espandendo, mentre altre parti della massa continentale costiera, inclusa la parte su cui si trova New York City, sembrano stabilizzarsi. 

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© DECCIO SERRANO / NurPhoto / NurPhoto via AFP 
New York

"Quel rilassamento causa la subsidenza", ha sottolineato Tom Parsons, geofisico ricercatore presso il Pacific Coastal and Marine Science Center dell'USGS a Moffett Field, in California. Ma il caso di New York è emblematico di una problematica globale che riguarda altre città costiere messe in pericolo dall'effetto coniugato dell'urbanizzazione, del peso demografico e dei cambiamenti climatici che si manifestano ad esempio con l'innalzamento del mare.

Uno spartiacque si è manifestato nel 2020, momento in cui su scala mondiale la massa di oggetti fabbricati dall'uomo ha superato quella costituita da tutta la biomassa vivente. Col risultato che alcune città, come Jakarta, capitale dell'Indonesia stanno affondando molto più velocemente di altre, a causa dell'azione combinata di subsidenza e innalzamento del livello del mare.

"In alcune città stiamo assistendo a una subsidenza di pochi centimetri all'anno", ha riferito Steven D'Hondt, professore di oceanografia all'Università del Rhode Island a Narragansett. A questo ritmo, stanno affondando molto più velocemente di quanto il livello del mare si stia alzando per affrontarlo, quindi "dovremmo aumentare lo scioglimento del ghiaccio di un ordine di grandezza per corrispondere a quello". Nel 2022 D'Hondt realizzò con altri uno studio sulla base di immagini satellitari per misurare i tassi di subsidenza in 99 città costiere di tutto il mondo.

Il sud est asiatico è più a rischio

"Se la subsidenza continua a tassi recenti, queste città saranno flagellate da gravi eventi alluvionali molto prima del previsto", avevano scritto D'Hondt e i suoi colleghi Pei-Chin Wu e Matt Wei, entrambi dell'Università del Rhode Island. Il Sud-Est asiatico è ai primi posti nell'elenco delle città che subiscono il cedimento più rapido.

Parti di Jakarta si stanno abbassando tra 2 cm e 5 cm all'anno, ma accanto a lei, che sta per essere sostituita come capitale dell'Indonesia da una città in costruzione a 1996 km di distanza, ci sono Manila (Filippine), Chittagong (Bangladesh), Karachi (Pakistan) e Tianjin (Cina), che subiscono già danni alle infrastrutture e frequenti inondazioni. Inoltre un'ampia porzione di Semarang in Indonesia sta affondando di 2-3 cm all'anno, mentre un'area significativa nel Nord di Tampa Bay, in Florida, si sta abbassando di 6 mm ogni anno.

Nel frattempo, anche se non si trova sulla costa, Città del Messico sta affondando in modo sorprendentemente preoccupante di 50 cm all'anno, conseguenza del lontano intervento dei coloni spagnoli che hanno prosciugato le sue falde acquifere sottostanti quando l'hanno occupata. La ricerca ha suggerito che potrebbero volerci altri 150 anni prima che l'affondamento si fermi. Man mano che l'ambiente costruito dall'uomo continua a crescere, aggiunge pressione al suolo e al substrato roccioso sottostante che può portare al cedimento.

"Un certo livello di questo cedimento avviene naturalmente. Tuttavia, può essere notevolmente accelerato dagli esseri umani, non solo dal carico dei nostri edifici, ma dalla nostra estrazione di acque sotterranee e dalla nostra produzione di petrolio e gas in profondità", ha fatto notare Wei. 

Il contributo relativo di ciascuno di questi fenomeni varia da luogo a luogo, rendendo difficile la comprensione del problema della subsidenza costiera. Le soluzioni ci sono ma variano a seconda delle cause locali di cedimento. La prima, più ovvia, hanno suggerito i ricercatori, è smettere di costruire. L'assestamento del terreno sotto gli edifici è generalmente completato uno o due anni dopo la costruzione. Sebbene gran parte di New York City abbia un substrato roccioso di scisto, marmo e gneiss, queste rocce hanno un grado di elasticità e fratture che spiegano parte del cedimento.

"Ma il terreno ricco di argilla e i materiali di riempimento artificiali che sono particolarmente diffusi nella parte bassa di Manhattan possono causare alcune delle maggiori quantità di subsidenza", secondo gli autori dello studio. Quindi garantire che gli edifici più grandi siano posizionati su una base rocciosa più solida potrebbe aiutare a ridurre la tendenza al ribasso.

Un'altra soluzione, almeno per alcuni luoghi, è quella di rallentare il prelievo delle acque sotterranee e l'estrazione dalle falde acquifere sotterranee. Ineluttabilmente la crescente urbanizzazione aumenterà la quantità di acque sotterranee estratte e si combinerà con ancora più costruzioni per far fronte alla crescente popolazione. Pertanto sarà necessario trovare modi più sostenibili per soddisfare il fabbisogno idrico della città e mantenere i livelli delle acque sotterranee.

Le città costiere corrono ai ripari

Finora, però, le città costiere stanno elaborando piani spesso disordinati e imperfetti di costruzione e manutenzione, puntando ad esempio sulla costruzione di dighe marittime per contrastare le inondazioni. A Tokyo, ad esempio, l'adattamento alla subsidenza del suolo prevede da un lato la costruzione di strutture fisiche come dighe in cemento, stazioni di pompaggio e paratoie, unita a misure sociali come prove di evacuazione e sistema di allerta precoce. In alcuni casi sono i residenti stessi a intervenire con soluzioni ad hoc.

Già nel 2021 una ricerca ha documentato che i residenti di Jakarta, Manila e Ho Chi Minh City hanno sollevato i pavimenti in casa, spostato gli elettrodomestici e costruito ponti improvvisati tra le case in zone paludose. Poi sono stati costruiti serbatoi di attenuazione che si trovano sottoterra e rilasciano l'acqua piovana a una velocità controllata e lenta.

"Penso che i governi debbano essere preoccupati. Se non vogliono avere una massiccia perdita di infrastrutture e capacita' economica in pochi decenni, devono iniziare a pianificare subito", ha suggerito D'Hondt. Tra le soluzioni innovative già emerse in occasione della tavola rotonda sulle città galleggianti, organizzata dalle Nazioni Unite nel 2019, c'e' l'idea di realizzare strutture di pontoni. Cruciale per il loro futuro l'eliminazione dei gas serra che impedirebbe o ritarderebbe almeno un po' lo scioglimento delle calotte polari, rallentando l'innalzamento del livello del mare.