La guerra riapre il dibattito sui diritti Lgbtq+ in Ucraina

La guerra riapre il dibattito sui diritti Lgbtq+ in Ucraina

L'associazione Insight dalla tutela dei diritti è passata a distribuire aiuti umanitari alla popolazione dei territori più colpiti e tiene alta l'attenzione sulla petizione per istituire il matrimonio tra persone dello stesso sesso

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© Luca Leva -

AGI - Fondata da Olena evenko nel 2008, Insight è una delle principali associazioni ucraine che riunisce e rappresenta la comunità Lgbtq+. La sua sede principale è a Kiev, ma negli ultimi anni ne sono state aperte altre 10, sparse in tutta l'Ucraina. L'AGI incontra Krystyna Senchenko, coordinatrice dell'associazione, all'esterno della sede di Leopoli, mentre insieme ad altre attiviste sta scaricando gli aiuti umanitari arrivati in città con la carovana di Mediterranea Saving Humans.

"Prima ci occupavano della tutela dei diritti umani, in particolare della nostra comunità - ci racconta dopo averci accolto con un sorriso quasi sereno - con la guerra, però, la nostra mission è cambiata perché abbiamo iniziato a occuparci anche della distribuzione di aiuti umanitari in tutto il territorio, in particolare nelle zone più colpite dalla guerra. II maggiori problemi ci sono nelle città più grandi, dove ci sono troppe persone e le condizioni di marginalità sono più diffuse".

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© Luca Leva
Krystyna Senchenko

La sede principale dell'associazione, a Kiev, viene utilizzata come una sorta di hub logistico per smistare cibo, prodotti di igiene personale, vestiti, medicine e tutto quello che può servire in un territorio di guerra dove non tutto è sempre reperibile e quello che c'è spesso costa troppo.

"Aiutiamo tutti - ci tiene a chiarire Senchenko - ma abbiamo comunque un'attenzione particolare nei confronti della nostra comunità perché è più fragile. Ci sono tante persone appartenenti alla nostra comunità che ora stanno combattendo e loro vivono una condizione senza dubbio più complessa rispetto a quella degli altri soldati".

Ed è proprio a a causa della guerra che ha ripreso vigore il dibattito sulle unioni civili e di diritti della comunità Lgbtq+. "È così - ci conferma Krystyna - il tema delle unioni civili esisteva anche prima chiaramente ma, paradossalmente, con la guerra è diventato assolutamente urgente occuparsi della questione. Basti pensare che i soldati che hanno una famiglia 'ufficiale' godono di tutta una serie di benefici che ai 'nostri' soldati sono preclusi".

Nasce da questo una petizione popolare che ha raccolto 25.000 firme chiedendo l'istituzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. "Zelensky si è mostrato aperto rispetto a questa richiesta pur chiarendo che ora non è possibile darci una risposta perché sarebbe necessario cambiare la costituzione. La nostra speranza è che una volta terminata la guerra le cose possano realmente cambiare. Di fatto stiamo assistendo a un evoluzione già ora, proprio nel rapporto tra le due parti dell'esercito. C'è maggiore tolleranza nei nostri confronti anche perché ora non ci sarebbe spazio per altro. Ora dobbiamo essere uniti e pensare a combattere", conclude.