Il relitto della seconda guerra mondiale che continua a inquinare il Mare del Nord

Il relitto della seconda guerra mondiale che continua a inquinare il Mare del Nord

Si tratta del Vorpostenboot V-1302 di nome “John Mahn”, “un peschereccio trasformato in motovedetta navale tedesco affondato nel 1942

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AGI - Scrive il Washington Post che da 80 anni il relitto del Vorpostenboot V-1302 di nome “John Mahn”, “un peschereccio trasformato in motovedetta navale tedesco affondato nel 1942 durante la Seconda Guerra Mondiale, giace tuttora silenziosamente sul fondo del Mare del Nord”. Silenzioso sì, ma non certo innocuo, perché da quando un team di ricercatori belgi l’ha individuato e ha studiato i sedimenti che lo circondano ha scoperto una quantità enorme di sostanze chimiche che il relitto continua ancor oggi a rilasciare nelle acque circostanti. Ne da notizia l’edizione del Washington Post.

Secondo un’analisi pubblicata su Frontiers in Marine Science si tratta infatti di “sostanze chimiche tossiche, inclusi metalli pesanti, arsenico e Tnt”. Il peschereccio a vapore è stato affondato dopo un attacco dei bombardieri della Royal Air Force britannica ed è colato a picco con tutte le sue munizioni e le sue riserve di carbone e tutto quel che di pericoloso portava con sé.

Riferisce il Times: “Tra le sostanze chimiche che ancora filtrano dal relitto c'è l'idrocarburo policiclico aromatico (Ipa), che può essere cancerogeno. Sulla terra, gli esseri umani possono essere esposti agli Ipa per l’effetto di sostanze inquinanti come il fumo di sigaretta e i gas di scarico delle auto” mentre nell'oceano, scrivono i sempre i ricercatori, “le sostanze chimiche colpiscono il suolo e la fauna selvatica e queste stesse possono impiegare decenni per degradarsi”.

Tant’è che “alcuni dei batteri e delle alghe che sono ben aggrappati alla nave si nutrono proprio degli stessi inquinanti” che continuano a fuoriuscire dopo otto decenni dalla nave mentre “altri stanno attivamente erodendo lo scafo in acciaio del ‘John Mahn’, forse persino contribuendo ad aumentare il processo di contaminazione”.

Annotano tuttavia i ricercatori: nonostante i rischi, di questo tipo di relitti il mare è davvero pieno. “Ce ne sono migliaia”, dicono. E le sostanze pericolose che hanno portato con sé sono ancor oggi sconosciute. Tutto ciò è molto poco rassicurante.