Xi Jinping va verso un 'inedito' terzo mandato

Xi Jinping va verso un 'inedito' terzo mandato

Si apre il ventesimo Congresso del Partito Comunista Cinese. Cosa ha portato a casa il presidente cinese in 10 anni di leadership

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Xi Jinping

AGI - La Cina si prepara a celebrare il ventesimo Congresso del Partito Comunista Cinese che stenderà i piani per lo sviluppo futuro del Paese e consoliderà ulteriormente, secondo ogni aspettativa, il ruolo di Xi Jinping, di cui è atteso il terzo, inedito, rinnovo del mandato al vertice del partito. Xi Jinping è diventato segretario generale del Partito Comunista nel novembre 2012, alla fine del diciottesimo Congresso del Pcc, e ha assunto la carica di presidente cinese nel marzo dell'anno successivo. Dopo i rinnovi a entrambe la cariche, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, dall'appuntamento politico al via il 16 ottobre è quindi attesa una rottura con la tradizione dei due mandati al vertice del Pcc, in uno scenario che consoliderebbe il posto di Xi nella storia del partito come leader più potente dai tempi di Mao Zedong.

Xi ha innalzato gradualmente il suo status all'interno del Pcc in dieci anni di leadership, che hanno segnato il passaggio da un modello di gestione collettiva del potere esercitata dal Comitato Permanente del Politburo - la cerchia ristretta di alti dirigenti nazionali, in cui il segretario generale del partito è una sorta di "primus inter pares" - a una leadership fortemente centralizzata sulla sua figura. Non sono mai emersi possibili candidati alla successione di Xi, da quando è salito sul gradino più alto del Pcc, e il percorso di consolidamento del proprio ruolo è cominciato subito dopo avere preso in mano le redini del partito ed è proseguito fino agli ultimi mesi dello scorso anno. 

La campagna contro la corruzione

Uno dei tratti distintivi, a tutt'oggi, della sua leadership è stata la campagna contro la corruzione, iniziata subito dopo l'inizio del suo primo mandato al vertice del partito. Xi promise una lotta ai funzionari corrotti senza riguardi nè per le "tigri", gli alti funzionari colpevoli di corruzione, nè per le "mosche", i funzionari locali che rendono difficile la vita ai cittadini: la Commissione Centrale per l'Ispezione Disciplinare, diretta da Wang Qishan, oggi vice presidente cinese, e successivamente da Zhao Leji, due suoi fedeli alleati, ha indagato in dieci anni circa 4,7 milioni di funzionari (in un partito che conta oggi oltre 96 milioni di iscritti) e durante il suo mandato molti ex alti dirigenti sono stati condannati per le "gravi violazioni disciplinari" di cui sono stati ritenuti colpevoli.

Al loro posto sono stati inseriti alleati dello stesso Xi, che ha cosi' consolidato la sua base di potere. Il controllo di Xi sulla macchina del partito passa attraverso i fidi alleati a capo dell'oscuro, ma fondamentale, Dipartimento dell'Organizzazione, che gestisce le risorse umane e controlla le nomine più importanti: Zhao Leji, dal 2012 al 2017, e successivamente Chen Xi, hanno servito in questo ruolo. Il primo ha legami con Xi che passano attraverso la figura del padre, che lavorò per Xi Zhongxun, leader riformatore e padre di Xi, mentre il secondo è stato un ex compagno di studi del leader cinese quando entrambi studiavano all'università Tsinghua di Pechino.

Leadership su partito, esercito e apparati 

Tra le prime tappe del consolidamento del suo ruolo di leader c'è stata, poi, la formazione di "gruppi guida" all'interno del partito sugli aspetti fondamentali della vita dello Stato, tra cui l'economia e le finanze, in passato esclusivo appannaggio del primo ministro. Nel corso degli anni, fino al 2017, Xi costitui' ben tredici gruppi - tra cui uno, sull'integrazione tra militare e civile, che avrebbe destato forti sospetti nell'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump - mettendosi di fatto al vertice dei processi decisionali più importanti.

Xi ha poi consolidato la propria leadership all'interno dell'esercito, avviando un processo di riforma che ha portato le Forze Armate, nel 2016, all'assetto attuale con cinque comandi (dagli otto precedenti) e ha nominato suoi alleati nella carica di vice presidente della Commissione Militare Centrale, organo di comando supremo delle Forze Armate, di cui egli stesso è a capo.

La campagna contro la corruzione non ha risparmiato, nei primi anni del suo mandato al vertice dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese, neppure i più alti funzionari militari, ex vice presidenti della Commissione, indagati e condannati per corruzione.

Il controllo sugli apparati dello Stato passa attraverso un accresciuto ruolo di supervisione sugli apparati fondamentali dello Stato, a cominciare dall'Assemblea Nazionale del Popolo, organo legislativo del parlamento cinese, e sui media statali: nel 2016, quando si recò in visita ai più importanti media (l'agenzia Xinhua, il Quotidiano del Popolo e l'emittente Cctv) sottolineò l'importanza dell'adesione alla linea del partito. Con una campagna di "pulizia" tuttora in corso, Xi ha poi consolidato la sua leadership all'interno degli organi di polizia e dell'apparato giudiziario, portando alla destituzione di giudici e capi delle forze dell'ordine. 

L'Elevazione dello status

Al sesto plenum dell'ottobre 2016, Xi viene eletto "core leader" del Pcc, termine traducibile come "nucleo" o "fulcro" della leadership, formula che indica il suo innalzamento a leader fondamentale del Partito Comunista Cinese. L'elevazione dello status si accompagna, al diciannovesimo Congresso dell'anno successivo, all'iscrizione del suo contributo ideologico, comprendente anche il suo nome, nel preambolo della Costituzione del Pcc: il "pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era" diventa parte integrante della carta fondamentale del partito insieme al pensiero di Mao Zedong e alla teoria di Deng Xiaoping (i contributi ideologici dei suoi diretti predecessori, la teoria delle tre rappresentanze di Jiang Zemin e la prospettiva scientifica sullo sviluppo di Hu Jintao, sono anch'esse iscritte, ma senza i nomi degli ex leader).

L'anno successivo il contributo ideologico di Xi è stato inserito anche nella Costituzione cinese, sulla quale egli stesso ha giurato all'apertura della sessione plenaria dell'Assemblea Nazionale del Popolo, l'organo legislativo del parlamento cinese. Sempre in quell'occasione, è stato abolito il vincolo del doppio mandato presidenziale, con una decisione che ha spianato la strada a una leadership a tempo indefinito di Xi sullo Stato.

I due stabiliti e le due salvaguardie

Il prossimo Congresso, che emenderà nuovamente la Costituzione del Partito Comunista Cinese, potrebbe segnare una nuova elevazione di Xi e del suo pensiero politico. Tra le voci circolate negli ultimi mesi c'è la possibilità di una re-istituzione della carica di presidente del partito, abolita nel 1982, ma viene ritenuto più probabile l'inserimento della formula nota come i "due stabiliti", elaborata in seguito al sesto plenum del diciannovesimo Comitato Centrale, tenutosi nell'ottobre dello scorso anno, e rilanciata nei mesi successivi dai media statali.

Al plenum di ottobre 2021, i dirigenti del Partito Comunista Cinese avevano approvato la risoluzione storica sull'esperienza del partito a cento anni dalla fondazione: nelle 68 pagine del documento prodotto dal plenum - il terzo di questo tipo dalla fondazione del Pcc - oltre ad avere passato in rassegna gli eventi dell'ultimo secolo e ribadito alcune posizioni già note, come l'assoluzione del Pcc per la strage di piazza Tiananmen del 1989, i dirigenti politici cinesi hanno stabilito "lo status del compagno Xi Jinping come nucleo del Comitato Centrale e dell'intero partito" e "il ruolo guida del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era". Nel comunicato finale del plenum, inoltre, viene introdotto il concetto di "due salvaguardie", ovvero la salvaguardia dello status di "nucleo" di Xi Jinping all'interno del partito e la salvaguardia dell'autorità centralizzata del partito.