Sfogliamondo: il vertice Opec+ e il taglio alla produzione di petrolio

Sfogliamondo: il vertice Opec+ e il taglio alla produzione di petrolio

Sui quotidiani internazionali il focus è sulla crisi energetica con riferimento al vertice di Praga

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© Manuel Cohen / Manuel Cohen via AFP
- Un pozzo di petrolio in Bahrein

AGI - Il taglio della produzione di petrolio deciso dall’Opec+ è in evidenza su molte prime pagine internazionali, che ne mettono in luce le ricadute economiche e politiche: aumento dei prezzi del greggio e di conseguenza dell’energia in un quadro di bollette già salatissime, e rafforzamento capacità della Russia di resistere alle sanzioni occidentali. La questione energetica compare sui quotidiani esteri anche con riferimento al vertice di Praga in cui l’Ue tenterà di sciogliere il nodo del tetto del prezzo.

Washington post

Il taglio di due milioni di barili al giorno della produzione di petrolio deciso dall’Opex+ “potrebbe far salire i prezzi della benzina in tutto il mondo, peggiorare il rischio di una recessione globale e rafforzare La Russia nella sua guerra in Ucraina”: lo sottolinea il Washington che mette la notizia tra i titoli di rilievo in prima pagina con accento sulle relazioni tra Usa e Arabia Saudita, leader di fatto dei Paesi petroliferi. Perché, spiega il Post, la mossa tesa a far risalire le quotazioni del greggio è anche “uno sgarbo” a Biden si era sforzato, anche recandosi personalmente a Gedda per incontrare i vertici sauditi, compreso il controverso erede al trono, Mohamed bin Salman, di ottenere dall’Arabia un incremento della produzione per compensare la carenza globale causata dall'invasione russa dell'Ucraina.

L’Opec+ è andata in senso opposto e così il regno saudita ha respinto le richieste del presidente americano: dura la reazione della Casa Bianca, che ha parlato di “misure senza precedenti per minare la stretta della nazione del Golfo sui mercati energetici internazionali”. In evidenza anche l’Ucraina con Putin che deve fare i conti “con i limiti della sua potenza militare” mentre l’avanzata ucraina continua e c’è un “quadro desolante del campo di battaglia” che nemmeno l’infusione di rinforzi arruolati con la mobilitazione dei riservisti, che peraltro procede a rilento, potrà invertire, secondo il giornale. Resta in primo piano l’uragano Ian, con l’accento sulla sinergia bipartisan tra Biden e il governatore repubblicano De Santis nella risposta alle devastazioni.

Tra le altre notizie si segnala la decisione dell’Oklahoma, governato dai repubblicani, di bloccare fondi pubblici per 108 milioni di dollari destinati a uno dei più grandi gruppi ospedalieri dello Stato, se la sua struttura di salute mentale pediatrica non cesserà di fornire assistenza sui problemi di identità di genere. Infine, un approfondimento sui ritardi del programma dell’amministrazione locale di Washington per la prevenzione dei crimini violenti mediante l’assistenza ai soggetti ritenuti a rischio: sono state raggiunte meno della metà delle persone previste.

New York Times

“La Russia e i Sauditi si accordano sui tagli del petrolio per un colpo all’Occidente”: è la lettura che dà un titolo di prima pagina del New York Times alla riduzione della produzione decisa dall’Opec+ con cui “il cartello energetico guidato da Arabia Saudita e Russia ha posto una serie di questioni di politica estera ed economica che hanno conseguenze su tutto, dalla politica interna negli Usa alla guerra in Ucraina”.

Per Biden è un doppio smacco, evidenzia il Nyt, perché sul fronte internazionale la mossa “è una battuta d’arresto nei suoi sforzi di limitare le entrate petrolifere che la Russia utilizza per finanziare la guerra in Ucraina”, e “rivela il fallimento” del suo incontro dell’estate scorsa con il principe saudita bin Salman, mentre sul fronte interno “indebolisce seriamente i suoi sforzi di evitare un aumento della benzina prima delle elezioni di midterm”. I

l passo dell’Opec+, scrive ancora il giornale, “sottolinea le sfide che gli Stati Uniti devono affrontare nella gestione della propria politica estera ed economica in un momento in cui l'economia globale è a rischio di recessione e la politica energetica è emersa come una componente chiave del conflitto in Ucraina”. Più in basso, il Nyt impagina la sua esclusiva sulle valutazioni dell’intelligence americana che attribuiscono ai servizi segreti ucraini l’omicidio di Daria Dugina, figlia dell’ideologo di Putin, anticipata ieri dalle agenzie. Tra le altre notizie in evidenza, la collaborazione tra Biden e il governatore della Florida De Santis, politicamente nemici, nella reazione all’uragano Ian, e un’analisi da cui risulta che su Twitter e su altre piattaforme social nei commenti a favore di Trump è aumentato l’uso dell’espressione “guerra civile” dopo la perquisizione dell’Fbi a Mar-a-Lago.

Wall Street Journal

Il petrolio è il tema del giorno per il Wall Street Journal, con i due titoli principali della prima pagina dedicati al taglio della produzione deciso dall’Opec+ e alla possibilità che gli Usa, quasi in risposta, allentino le sanzioni economiche contro il Venezuela per consentire alle società petrolifere americane di riprendere l’attività estrattiva in quel Paese. Quest’ultima notizia è un’esclusiva del giornale, secondo cui l’amministrazione Biden sta definendo i dettagli di un accordo in questa direzione, ma i tempi e la stessa possibilità che vada in porto sono al momento molto incerti perché gli Stati Uniti pongono come condizione preliminare che il dittatore venezuelano Maduro riprenda fattivamente i negoziati con l’opposizione per assicurare che le elezioni presidenziali del 2024 siano “libere e regolari”.

In cambio, le sanzioni verrebbero ammorbidite in modo che la Chevron possa ricominciare a pompare sul mercato americano e mondiale il petrolio venezuelano. In parallelo a questo accordo, riferisce il Wsj, gli Usa, il governo di Caracas e alcune figure dell'opposizione venezuelana ne hanno elaborato un altro che sbloccherebbe centinaia di milioni di dollari del Venezuela attualmente congelati nelle banche americane e ne consentirebbe l’impiego per pagare le importazioni di cibo, medicine e attrezzature per le disastrate reti elettrica e idrica del Paese.

Notizie che filtrano mentre la Casa Bianca manifesta irritazione per il taglio di 2 milioni di barili di petrolio deciso dall’Opec+: per Washington una mossa “miope” e che, nei fatti, si traduce in aiuto alla Russia di Putin, che beneficerà dell’aumento dei prezzi del greggio. Ancora in primo piano la vicenda Elon Musk-Twitter: dopo che il miliardario con un dietrofront inatteso si è detto disponibile ad andare avanti con l’acquisizione, le parti restano in disaccordo sui termini dell'accordo per chiudere l'affare e fermare così la causa intentata dal social network all’imprenditore.

Financial Times

L’ira degli Usa per i tagli alla produzione di petrolio che “allineano l’Opec con la Russia”: questo il dato geopolitico che il Financial Times sottolinea nel titolo di apertura della prima pagina. Sul mercato arriveranno 2 milioni di barili in meno al giorno, pari al 2% del fabbisogno quotidiano mondiale, e ne seguirà un aumento dei prezzi che surriscalderà ulteriormente il già complesso problema dei costi energetici a livello globale, scrive Ft.

La contromossa di Washington più immediata sarà quella di immettere in circolo greggio delle proprie riserve strategiche, ma l’amministrazione Biden ha fatto sapere che si stanno valutano “azioni responsabili aggiuntive” e che lavorerà d’intesa con il Congresso “per limitare il controllo dell’Opec sui prezzi dell’energia”. Il giornale sottolinea che la decisione dell’Opec+ è giunta “dopo che l’Ue ha accettato la proposta americana di un tetto sui prezzi delle esportazioni petrolifere russe”, e che, nell’opinione di economisti del calibro di Amartia Sen, “manda il chiaro segnale altamente politico che l’Opec dissente da questo tetto”, danneggiando lo sforzo occidentali di ridurre le entrate che Mosca impiega per alimentare la guerra in Ucraina. Si tratta di “momento significativo - nota Ft - nella storia ultrasettantennale dell’alleanza energetica tra Usa e Arabia Saudita”.

Nella fascia alta della prima pagina trova spazio anche “il grido di battaglia” lanciato da Liz Truss alla conferenza del partito conservatore, nel tentativo di “rimettere in carreggiata la sua premiership” sotto attacco dopo la disastrosa vicenda dei tagli fiscali per i più ricchi, costati un forte deprezzamento della sterlina che la BoE ha cercato di arginare con un’iniezione da 65 miliardi,  e quindi ritirati.

The Times

Liz Truss protagonista assoluta, in negativo però, sulla prima pagina del Times con due titoli: il principale è per le bordate pesantissime che dall’interno del partito continuano ad arrivare sulla premier, l’altro è sulla richiesta di aiuto che Londra presenterà oggi all’Ue perché sia mantenuta la connessione della rete elettrica del Regno Unito a quella continentale, in modo da evitare blackout durante il difficile prossimo inverno. Una richiesta, verrebbe da dire, che sembra stridere con l’accanita propaganda della Truss sulla Brexit e con i suoi annunci di voler rinegoziare il protocollo sull’Irlanda del Nord. Sul fronte Tory, l’ultima offensiva contro la Truss è stata lanciata da Nadine Dorries, già ministra con Boris Johnson, e tra i principali sponsor della nuova leader nella sua scalata al partito: ha accusato la premier di aver commesso “grossi errori”, ha definito “crudeli” i tagli al welfare da lei pianificati, e l’ha invitata a una radicale inversione di rotta per evitare che il partito venga “cancellato” alle prossime elezioni.

Il bellicoso discorso della premier alla conferenza dei conservatori a Birmingham non pare dunque aver avuto l’effetto sperato di compattare il partito attorno a lei, anzi, scrive il Times, sia a Downing Street sia tra i Tory restano “forti preoccupazioni” sul futuro di Liz Truss e della sua premiership. Anche perché è impopolarissima: secondo un sondaggio citato dal giornale, piace solo al 14% dei britannici. Nemmeno Johnson al picco del ‘partygate’ aveva un consenso così batto, osserva il quotidiano.

Le Monde

L’energia mette alla prova la solidarietà europea, dice Le Monde nel titolo della sua apertura riservata a un’intervista con il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, sulle prospettive per il prossimo inverno. Birol è convinto che in caso di temperature particolarmente rigide o di problemi alle reti di distribuzione, la collaborazione tra i Paesi sarà indispensabile per superare la crisi. Ma quel che si vede sulla scena non autorizza ottimismi, con la Germania accusata dai partner di aver fatto da sola stanziando 200 miliardi per alleggerire il caro bollette dei tedeschi. Allungando lo sguardo nel tempo, Birol avverte che “assicurare gli stoccaggi necessari nel 2023 sarà una grande sfida”. A centro pagina, il giornale fa il punto sui cinque anni del movimento #metoo che ha “rivoluzionato” l’approccio nei riguardi delle denunce di violenza sessuale e di sessismo.

Le Figaro

Energia in apertura su Le Figaro, che si chiede se l’Ue riuscirà a cambiare le regole, non solo imponendo un tetto al prezzo del gas come richiesto da 15 Paesi, ma anche con una “grande riforma” del mercato. “Con l'avvicinarsi del rigore dell'inverno, il rischio di una penuria di energia, accompagnata da un'esplosione dei prezzi, è uno degli scenari catastrofici”, scrive Le Figaro, secondo cui “gli europei, che avevano avuto così tante difficoltà a coordinarsi per combattere la pandemia, non hanno altra scelta che accordarsi per superare questo nuovo pericolo”.

L’Ue “sembra essere sulla buona strada, ma, in questo dossier così complesso che le menti più brillanti perdono la bussola, è meglio non vendere la pelle d'orso”, sottolinea il giornale, convinto che occorra anzitutto “smontare un sistema di tariffazione grottesco, che lega il prezzo dell'elettricità a quello del gas”, per poi pensare a “ricostruire la nostra capacità di produzione elettrica”.

El Pais

Si tessono alleanze in Europa sul tema dell’energia in vista del vertice di Praga dei capi di Stato e di governo: in questa prospettiva El Pais inquadra, nella sua apertura, la visita di ieri in Spagna del cancelliere tedesco Olaf Scholz, con una delegazione di 15 ministri, per colloqui a tutto campo con il governo di Pedro Sanchez. La “comune appartenenza socialdemocratico” ha facilitato tra i due leader una sintonia che, secondo El Pais, “sarà un fattore trainante per l'Ue nel suo insieme, soprattutto in vista del prossimo insediamento in Italia di un esecutivo di comprovato tratto euroscettico e guidato da una formazione di estrema destra”.

Scholz e Sanchez hanno parlato approfonditamente del gasdotto Midcat che dovrebbe collegare la penisola iberica con il resto del continente, passando per i Pirenei con un tracciato sui la Francia di oppone. Anche questa infrastruttura, secondo il giornale, “incarna chiaramente le potenzialità di un rapporto non solo bilaterale ma anche europeo, vista l'intenzione di coinvolgere anche la Commissione Europea” per superare le resistenze francesi. Sono emerse anche divergenze tra Scholz e Sanchez, non ultima quella sul piano tedesco da 200 miliardi di euro contro il caro bollette, che non è piaciuto a molti Paesi europei, Spagna compresa.

Ma, nota El Pais, “costruire un rapporto di fiducia è una risorsa per adempiere agli impegni che sono il segno distintivo del progetto comune europeo”. Spazio in prima pagina, tra l’altro, anche all’Ucraina dove la controffensiva di Kiev avanza mentre “la mobilitazione di Putin è nel caso”, e al gesto di molte attrici e donne dello spettacolo che si sono tagliate i capelli in solidarietà con le iraniane che protestano contro la teocrazia degli ayatollah.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia concordato dai Paesi Ue “pone le basi per un tetto massimo di prezzo sulle forniture petrolifere russe, che deve essere applicato in tutto il mondo”, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung che apre sulla proposta europea di un limite globale ai pagamenti del greggio russo. “Di tutte le sanzioni – osserva la Faz - che l'Ue ha imposto alla Russia, il tetto massimo previsto per le esportazioni di petrolio del Paese è il più difficile fino ad oggi. Tutto ciò che è già scritto sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue per aumentare la pressione su Putin potrebbe essere attuato dagli stessi Stati membri. Ma ora vogliono intervenire sui mercati mondiali del petrolio. Vogliono forzatamente privare Putin del vantaggio degli aumenti di prezzo che può utilizzare soprattutto in Cina e India per compensare la perdita dei suoi clienti occidentali”.  Tuttavia, secondo il giornale, le prospettive di riuscita non sono certe in quanto “l'Ue ha solo alcuni degli strumenti per farlo”, e uno di questi è quello delle polizze assicurative sulle petroliere, “un espediente” di cui “non vi è nessuna garanzia che funzioni, anche se tutti i Paesi del G7 collaborassero come previsto”.

China Daily

Il debito pubblico degli Stati Uniti è oggetto di una lunga analisi in primo piano su China Daily, secondo cui esiste il rischio che Washington non riesca più a sostenerlo. Il debito americano questa settimana a sfondato per la prima volta i 31 trilioni di dollari e “a causa dell'aumento dei tassi di interesse, il costo del finanziamento di quel debito diventa un onere più pesante per il governo”. La spesa per interessi lordi sui titolo di Stato ha raggiunto 88,1 miliardi di dollari ad agosto, secondo i dati del Tesoro degli Stati Uniti, ovvero 1,06 trilioni di dollari all'anno, rileva il giornale, che ne ha parlato con Raymond Hill, docente di finanza la Emory University di Atlanta. "Il problema a lungo termine è come faremo a sapere quando il debito è troppo alto per essere sostenuto", ha rilevato Hill, e ha riferito: "Ero in un panel con il presidente della Federal Reserve di Atlanta alcuni anni fa ed entrambi arrivammo alla stessa risposta a questa domanda: 'Lo sapremo solo quando sarà troppo tardi'".

L’economista ha definito "una nuova idea idiota” la moderna teoria monetaria per cui “possiamo emettere quantità illimitate di debito nella nostra valuta”, in quanto “ciò ignora il fatto che il dollaro è la valuta principale per il commercio internazionale e il risparmio” e dunque “nell'istante che gli stranieri crederanno che gli Stati Uniti non possano onorare il proprio debito, avremo un'enorme crisi finanziaria". Inoltre, pagare il debito stampando più moneta “crea inflazione e, se gli stranieri pensano che gli Stati Uniti così alleggeriscono i loro obblighi di servizio del debito, si verificherà la stessa crisi”. Quindi, conclude Hill, " la risposta alla domanda 'quanto è troppo' dipende dalla fiducia del mondo che gli Stati Uniti agiranno in modo responsabile”.

Quotidiano Del Popolo

“Cresce l’influenza internazionale della Cina” secondo il People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, che oggi per il secondo giorno di fila mette in evidenza un’analisi sulla linea di Xi Jinping in politica estera. “Oggi gli equilibri di potere internazionali stanno subendo profondi aggiustamenti” e mentre “l'unilateralismo, il protezionismo, l'egemonismo e le politiche di potere stanno ponendo maggiori minacce alla pace e allo sviluppo nel mondo, la tendenza anti-globalizzazione è in crescita”, osserva il giornale, e spiega che in questo contesto la Cina “ha attivamente esplorato e facilitato la costruzione di un quadro di relazioni tra i principali Paesi che sia generalmente stabile ed equilibrato”, mentre a livello regionale si attenuta a “principi di amicizia, sincerità, mutuo vantaggio e inclusività nella conduzione della diplomazia di vicinato”. In questo modo, Pechino “ha stretto partnership con oltre 110 paesi e organizzazioni regionali in varie forme, costruendo una rete globale, multilivello e sfaccettata di partnership globali”. E questa “cerchia di amici in continua espansione rispecchia la frequenza senza precedenti dell'interazione della Cina con il resto del mondo”, conclude il giornale.