Le specie che rischiano l'estinzione sui Pirenei per il caldo estremo

Le specie che rischiano l'estinzione sui Pirenei per il caldo estremo

Gli esperti hanno lanciato l'allarme su specie come il desman pirenaico o il camoscio, con quest'ultimo che si stima abbia scalato in media 11 metri di montagna ogni dieci anni a causa del cambiamento climatico

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© AUSLOOS HENRY / HEMIS.FR / HEMIS.FR / HEMIS VIA AFP - Camoscio dei Pirenei

AGI - Oltre ai ghiacciai, minacciati dall'aumento delle temperature, anche la fauna della catena dei Pirenei, che separa la Spagna e dalla Francia, è minacciata dal riscaldamento globale. Gli esperti hanno lanciato l'allarme su specie come il desman pirenaico o il camoscio, con quest'ultimo che "si stima abbia scalato in media 11 metri di montagna ogni dieci anni a causa del cambiamento climatico", spiega Juan Terradez, ricercatore presso l'Osservatorio sui cambiamenti climatici dei Pirenei.

Di conseguenza, le specie competono sempre di più per meno spazio: "Le montagne hanno una forma conica, quindi più in alto si sale, meno spazio c'è per muoversi, mangiare e riprodursi", ricorda Terradez.

Il camoscio dei Pirenei, animale della stessa famiglia delle capre, ne è un buon esempio. "Negli ultimi anni si sono verificate ondate di caldo alla fine dell'autunno, che hanno ridotto i pascoli e la loro qualità, quindi è più difficile per la prole sopravvivere in primavera", spiega lo scienziato spagnolo.

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©  AUSLOOS HENRY / HEMIS.FR / HEMIS.FR / HEMIS VIA AFP
Camoscio dei Pirenei

Un altro esempio è il desman: un piccolo mammifero acquatico endemico dei Pirenei che vive nei corsi d'acqua freddi e che, a fine 2021, era considerato una "specie in via di estinzione" dall'Unione internazionale per la conservazione della natura.

Anche le foreste, che coprono il 6% della superficie della catena montuosa, sono in pericolo a causa della siccità e del caldo, che causano anche la proliferazione di insetti dannosi come il bruco processionaria, afferma Juan Terradez.

I boschi di montagna, oltre che ospitare diverse specie animali, riducono il pericolo di valanghe e trattengono CO2. Un altro ecosistema che immagazzina CO2 sono le torbiere, anch'esse colpite dal riscaldamento globale. "Le torbiere sono ricoperte d'acqua per la maggior parte dell'anno, fissando la materia organica e funzionando come pozzi di carbonio", afferma Terradez.

"Ma con il riscaldamento globale, lo strato d'acqua non viene più mantenuto durante tutto l'anno, quindi una parte significativa delle torbiere è esposta a temperature elevate e la CO2 viene rilasciata nell'atmosfera", spiega l'esperto.

Il periodo giugno-luglio 2022 è stato il più caldo mai osservato nei Pirenei da quando sono iniziate le misurazioni della temperatura nel 1881 sulla sommità del Pic du Midi (sul versante francese del massiccio).

La temperatura media quest'estate si attesta a 9,8 gradi, ovvero 7,5 gradi in più rispetto alla media normale. I ghiacciai del massiccio più meridionale d'Europa sono dunque minacciati dal caldo, ha avvertito Jean-Michel Soubeyroux, climatologo del servizio meteorologico francese Meteo-France.

"Un recente studio del ghiacciaio del Monte Perdido lo ha datato a 2000 anni, ma scomparirà in 20 o 30", spiega l'esperto. "Un tempo si diceva che sui Pirenei nevicasse tutti i mesi dell'anno. Oggi siamo molto lontani da questo", sottolinea Soubeyroux.