Sfogliamondo: tutti gli occhi sui leader europei a Kiev. E sull'inedito eroismo di Pence

Sfogliamondo: tutti gli occhi sui leader europei a Kiev. E sull'inedito eroismo di Pence

Non mancano analisi critiche dei rapporti tra Bruxelles e Kiev. Sui quotidiani americani domina l’indagine sull’irruzione dei sostenitori di Trump nella sede del Congresso, con nuove prove sulla consapevolezza dell’ex presidente dell’illegalità di un ipotetico annullamento delle elezioni

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© Ludovic MARIN / POOL / AFP

 
- Draghi, Macron e Scholz in viaggio verso Kiev

AGI - La visita a Kiev di Draghi, Macron e Scholz, e del presidente romeno Johannis rimasto piuttosto in ombra nelle cronache, ha spazio su tutte le prime pagine internazionali, e la stampa è unanime nel sottolineare il forte messaggio così lanciato dall’Ue a Mosca.

Non mancano, però, analisi che segnalano qualche nodo critico nei rapporti tra Bruxelles e Kiev. Sui quotidiani americani domina l’indagine sull’irruzione dei sostenitori di Trump nella sede del Congresso, con nuove prove sulla consapevolezza dell’ex presidente dell’illegalità di un ipotetico annullamento delle elezioni. Resta sempre in primo piano l’economia, con la nuova giornata nera delle Borse che temono sempre più una recessione.

Washington Post

L’inchiesta parlamentare sull’assalto dei trumpiani al Campidoglio del 6 gennaio 2021 punta dritto contro Donald Trump e s’impone sul Washington Post con un titolo che non lascia dubbi: “Trump sapeva che la trama era illegale”. Scrive il Post: “Il presidente Donald Trump e i suoi collaboratori sapevano che non era legale che il suo vicepresidente, Mike Pence tentasse di contrastare la vittoria di Joe Biden il 6 gennaio 2021, ma hanno comunque organizzato un'incessante campagna di pressione che non si è placata nemmeno dopo che i rivoltosi hanno preso d'assalto il Campidoglio e ha minacciato la vita di Pence, secondo le nuove prove presentate giovedì dalla commissione della Camera che indaga sull'attacco”. Queste notizie sono corredate da un nuovo approfondimento sulle tensioni interne alla Corte Suprema, alimentate anche dallo scambio di email tra Ginni Thomas, moglie di un giudice della stessa Corte e sostenitrice della teoria trumpiana dei brogli, e uno degli avvocati di Trump, John Eastman, tra i principali artefici delle indebite pressioni su Pence.

L’Ucraina trova posto nella parte bassa della prima pagina, con un servizio da Riga, capitale della Lettonia, secondo cui la Russia ha lanciato una campagna straordinaria di reclutamento nelle forze armate per rimpiazzare i molti caduti nella guerra. Tra gli altri titoli, la carestia che incombe sull’Afghanistan dopo la fine degli aiuti occidentali e le alluvioni di Montana e Wyoming, che, dopo quella del parco di Yellowstone nei giorni scorsi, indicano il preoccupante moltiplicarsi di eventi climatici estremi dopo, che, nota il Post, stanno diventando sempre più frequenti, sconvolgono la vita di milioni di americani e mettono alla prova le capacità della nazione.

New York Times

Le nuove prove della commissione parlamentare d’inchiesta sulla responsabilità di Trump nell’attacco contro il Campidoglio dopo la sua sconfitta elettorale sono in evidenza anche sulla prima pagina del New York Times: “Trump fece pressioni su Pence e aizzò la folla contro di lui”, titola il quotidiano, che mette l’accento sui rischi corsi dal vicepresidente in quel drammatico 6 gennaio del 2021. Secondo le testimonianze raccolte dalla commissione, i Proud Boys, principale gruppo della destra radicale sostenitrice di Trump, avrebbero ucciso Pence e anche la speaker della Camera Nancy Pelosi, se ne avessero avuto la possibilità. E arrivarono a soli 40 piedi, poco più di 12 metri, dal vicepresidente, che era in Campidoglio e fu portato di corsa dalla sua scorta nei sotterranei, dove rimase per cinque ore prima di poter uscire in sicurezza.

Sempre ampio lo spazio per l’Ucraina, con una foto di fosse comuni a Lisichansk, e titolo, piuttosto critico, sulla missione di Draghi, Macron e Scholz: “L’Europa consegna un invito a Kiev, ma poche armi”. In risalto anche l’ennesima giornata nera delle Borse, e un servizio sui tunnel che l’Iran sta scavando nei pressi di Natanz, sede del suo centro nucleare, e che secondo l’intelligence americana e israeliana servono a condurre ricerche atomiche al riparto da intercettazioni, cyberattacchi e attacchi missilistici.

Wall Street Journal

L’indice Dow Jones della Borsa di New York è sprofondato ieri sotto la soglia dei 30.000 punti per la prima volta dal gennaio 2021 e il Wall Street Journal lo sottolinea con un titolo a tutta pagina, perché ritiene che si tratti di un segno che gli investitori stanno rivalutando i rischi di una recessione. Le vendite non hanno risparmiato nessuno, con perdite anche per i giganti tecnologici, Microsoft e Amazon in testa. In un approfondimento, il quotidiano analizza i “molti segnali di rallentamento dell’economia americana” per l’effetto combinato dell’inflazione in corsa e del rialzo dei tassi, con la prospettiva di crescita zero o, peggio, negativa: il brusco calo della costruzione di nuove case, la riduzione della produzione delle industrie della costa atlantica per la prima volta da due anni, la diminuzione della spesa delle famiglie. E soprattutto l’indice GDPNow della Federal Reserve di Atlanta, che misura le previsioni sul Pil e viene osservato con particolare attenzione guardano i mercati: segna l’1,5% per questo trimestre, restando invariato rispetto al precedente, il che viene inteso come un presagio di stagnazione.

Tra gli altri titoli, la missione di Draghi, Macron e Scholz a Kiev e un focus su Andy Jassy, che compie il suo primo anno come ceo di Amazon, mentre la società attraversa uno dei peggiori periodi di performance finanziaria della sua storia, e che “sta lavorando per ridurre gli eccessi di un'operazione di e-commerce che la società ha ampliato a un ritmo vertiginoso durante gran parte della pandemia di Covid-19” e “allo stesso tempo, sta cercando di rianimare le vendite languenti in quell'azienda e guidare la crescita in altre divisioni”.

Financial Times

“Il percorso dell’Ucraina per entrare nell’Ue riceve impulso dai leader europei”: con questo titolo il Financial Times mette in apertura la visita a Kiev di Draghi, Macron e Scholz, e del presidente della Romania Klaus Johannis, i effetti poco ricordato nelle cronache di altri giornali. I quattro hanno manifestato il loro forte sostegno alla candidatura ucraina, che dovrebbe essere formalizzata già oggi dalla Commissione, hanno espresso ammirazione per la resistenza del popolo ucraino, hanno sollecitato la Russia a interrompere il blocco dei porti del Mar Nero che sta paralizzando l’export di grano. Zelensky ha apprezzato e ringraziato, ma è anche tornato a insistere sulla richiesta di armi pesanti: “Prima riceveremo questi armamenti, prima libereremo la nostra terra”. In risalto anche il nuovo crollo delle Borse, che Ft collega anche al rialzo dei tassi deciso ieri dalla Bank of England, e dalla Banca centrale svizzera, che li ha aumentati per la prima volta da 15 anni.

The Times

Allarme rosso per l’inflazione in Gran Bretagna: potrebbe presto sfondare l’11%. È il tema forte sulla prima pagina del Times, con un titolo che avverte o britannici di aspettarsi “sofferenze”. Il giornale ne ha parlato con Michael Gove, segretario di Stato per le comunità e i governi locali del Regno Unito, che senza troppi giri di parole ha avvertito che “il governo non potrà aiutare tutti” e che sarà “difficile e impegnativo espellere l’inflazione dall’economia”. Un compito che, nota Gove, spetta al governo ma anche alla Bank of England. Secondo il quotidiano, nel governo non tutti sono soddisfatti di come la banca centrale ha agito finora. Un ministro, anonimo, ha detto al Times di ritenere troppo debole l’aumento dei tassi dello 0,25% deciso ieri dalla Boe, quando invece la Fed ha compiuto un ben più consistente ritocco dello 0,75%. “È sorprendete che la Boe abbia informazioni diverse da quelle della Fed” sull’economia globale, ha ironizzato il ministro, per lanciare poi questo conclusivo affondo: “O sbaglia la Boe, o sbaglia la Fed”. L’altro tema è la salute, cui il Times è sempre attento, con due titoli: il monito rivolto dal direttore medico del sistema sanitario nazionale britannico, Stephen Powis, ai medici di famiglia a non prescrivere troppi farmaci perché ciò accresce i rischi di effetti collaterali, e un approfondimento sulle lozioni solari, da cui emerge che quelle economiche sono altrettanto efficaci di quelle più costose.

Le Monde

A Kiev c’erano anche Draghi e Scholz, ma il titolo di Le Monde è solo per “Macron in visita di unità e sostegno”. Una “visita tardiva”, nota il giornale, con l’obiettivo di manifestare solidarietà al Paese invaso dalla Russia e di “recuperare qualche occasione mancata” perché “il dialogo di Macron con Putin e i suoi appelli a non umiliare la Russia hanno suscitato malumore e collera a Kiev”. Il presidente francese, nella capitale ucraina, si è detto disponibile a “un messaggio positivo e chiaro” sulla candidatura all’ingresso nell’Ue: di qui passa la ricucitura con Zelensky. L’articolo è corredato da due reportage, sulla “macchina da guerra” che il leader ucraino ha saputo montare per fronteggiare le preponderanti forze russe e sulla sfida per il controllo della centrale nucleare di Zhaporizhzhia. Tra gli altri titoli, ancora il caldo eccezionale che sta facendo sudare la Francia e la campagna per il secondo turno delle elezioni politiche.

Le Figaro

Con la visita di Draghi, Macron e Scholz a Kiev “l’Europa rende omaggio al coraggio ucraino”, titola Le Figaro, che a parte la dettagliata cronaca dell’incontro con Zelensky, riflette sul significato politico della presenza del presidente francese. Macron, nota Le Figaro, ha lasciato infatti, nel pieno della campagna elettorale per le legislative, ha lasciato la scena interna per proiettarsi su quella internazionale e questo potrebbe suscitare molti retropensieri da parte dei detrattori del capo dello Stato. Ciò detto, il giornale ricorda che Macron aveva detto di voler andare a Kiev quando sarebbe stato “utile”, e “in politica come in diplomazia tutto è questione di tempismo”. Dunque, qual è l’utilità di un viaggio adesso? Certo, “è forte il simbolismo” dei “tre pesi massimi dell’Europa che si mettono al fianco dell’Ucraina in guerra, come per dire che fa già parte della famiglia”. Ma il loro gesto “non cancella d’un colpo le resistenze che ci sono nell’Ue sull’ingresso dell’Ucraina”, e “Zelensky ha mostrato segni di impazienza”, osserva il quotidiano.

El Pais

Il governo spagnolo si appresta a nominare quattro giudici della Corte costituzionale per sostituire quelli in scadenza, e questo rilevante passaggio politico è in apertura su El Pais. Si prospetta uno scontro tra il governo Sanchez e il Partito popolare di Feijoo, che affilano le armi per una battaglia da giocarsi tutta sul terreno del diritto costituzionale. Complessi profili tecnici sui tempi e le modalità della nomina saranno discussi dai leader dopo le elezioni regionali di domenica in Andalusia, ma “Sanchez non si fida di Feijoo”, secondo El Pais, anche se il capo dei popolari si è detto disponibile a un accordo, e per questo ha già pronti i nomi. In evidenza anche la visita a Kiev di Draghi, Macron e Scholz che appoggiano la candidatura dell’Ucraina all’ingresso nell’Ue.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

I leader europei a Kiev in apertura sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che mette in risalto le parole del cancelliere tedesco Olaf Scholz sull’Ucraina che “già appartiene alla famiglia europea”. Il giornale nota però che “la nomina a candidato aumenterà il morale degli ucraini ma l'Ue non può offrire di più del consueto processo di adesione”. Perché, secondo la Faz, “anche per questo Paese martoriato non dovrebbero esserci abbassamenti delle condizioni che ogni candidato deve soddisfare” e pur nello scontro con Putin, l'Ue “non deve indebolirsi accogliendo Stati che non sono pronti ad aderire” né “alienarsi i popoli che da tempo lavorano alle riforme necessarie”. Un riferimento, questo, ai balcanici, il cui ingresso sta a cuore alla Germania, preoccupata che non vengano scavalcati con una corsia preferenziale concessa a Kiev. Resta in primo piano anche il taglio delle forniture di gas russo alla Germania: “Il Nord Stream 1 fornisce sempre meno gas”, titola il giornale, che segnala le preoccupazioni del governo per la sicurezza energetica del Paese, mentre la capacità del gasdotto ieri è stata ridotta ad appena il 40% e la Russia minaccia una ulteriore riduzione.

China Daily

L’economia cinese non soffrirà per l’aumento dei tassi deciso dalla Fed, assicura il China Daily, che si è preoccupato di raccogliere analisi in tal senso di vari analisti, di banche e società finanziarie anche europee. “La Cina ha ampio spazio nella politica monetaria per ottenere una costante ripresa economica nella seconda metà dell'anno, in controtendenza rispetto all'ultima accelerazione della stretta monetaria da parte degli Stati Uniti”, scrive il giornale, secondo cui “sebbene la Cina non sia del tutto immune dagli effetti di ricaduta della mossa della Fed, il Paese sarà in grado di mantenere la propria politica monetaria accomodante, grazie al suo livello di inflazione mite e alla relativa stabilità della sua valuta”. Pechino, spiega l’articolo, dispone di vari strumenti per farlo, tra i quali la riduzione della quantità di fondi che i prestatori devono mantenere come riserve, e la riduzione dei tassi sui prestiti”.

Quotidiano del Popolo

Il 21 entrerà in vigore negli Usa la legge contro il lavoro forzato degli uiguri, ma si vedono già segnali delle complicazioni che comporterà nei rapporti commerciali con la Cina: il People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, informa infatti, ripubblicando un articolo del Global Times, che all'azienda di scarpe statunitense Skechers la Dogana americana ha sequestrato un lotto dei suoi prodotti fabbricati in Cina, proprio in base all’ Uyghur Forced Labor Prevention Act, che vieta l’importazione di merci realizzate nella regione cinese dello Xinjiang citando "l'oppressione" degli uiguri e di altre minoranze. La normativa crea una presunzione di legge che tutti i beni parzialmente o interamente prodotti nello Xinjiang siano frutto di lavoro forzato e richiede alle società di dimostrare il contrario con "prove chiare e convincenti". Il giornale accusa: “Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo è costringere le società transnazionali a sganciarsi dalla Cina e usare le loro leggi nazionali per stabilire arbitrariamente barriere non commerciali, che violano gravemente le regole Wto e del mercato”. La legge sugli uiguri “non ha nulla a che fare con la giustizia oi diritti umani, ma è un modo per i politici statunitensi di dirottare gli interessi delle società statunitensi nel libero scambio e costringerle a inginocchiarsi davanti al pregiudizio ideologico degli Stati Uniti”.