La resistenza di Mariupol sulle pagine internazionali

La resistenza di Mariupol sulle pagine internazionali

Le analisi sulla campagna di disinformazione di Putin e del fallimento degli sforzi di Mosca di affrancare la sua economia dalle importazioni. I giornali cinesi insistono sulla posizione di Pechino

sfogliamondo rassegna guerra ucraina

© Eric BARADAT / AFP 
- Il Washington Post

AGI - E’ la resistenza sempre più disperata di Mariupol, dove le forze russe sono ormai penetrate nel centro della città, il tema dominante sulle prime pagine internazionali. I giornali esteri presentano cronache da diverse angolazioni, oltre a una varietà di analisi su diversi aspetti del conflitto: dalla campagna di disinformazione di Putin (New York Times), al fallimento degli sforzi di Mosca di affrancare la sua economia dalle importazioni (Wall Street Journal), alle ragioni per cui l’Europa ha minimizzato fino all’inizio dell’invasione russa i ripetuti allarmi americani sui piani militari del Cremlino (Le Monde). I giornali cinesi insistono invece sulla posizione di Pechino, che non si è schierata con nessuna delle due parti e continua a chiedere che la via del dialogo sia privilegiata rispetto a quella delle sanzioni contro la Russia.

Washington post

La battaglia di Mariupol assume per iL Washington Post il peso di un punto di svolta della guerra in Ucraina e occupa quindi l’apertura a tutta pagina, impaginata con due diversi servizi. “Mentre Mariupol affronta un assalto russo, la speranza per i negoziati diventa confusa”, scrive il giornale. Perché, “la Russia sta cercando di rivendicare la sua prima vittoria strategica nella guerra nella città portuale ucraina” e intanto “ci sono ragioni per credere che i russi e gli ucraini siano ancora distanti su una serie di questioni importanti”. Infatti, il presidente Zelensky ha ribadito che l'Ucraina avrebbe bisogno di "garanzie di sicurezza, sovranità, ripristino dell'integrità territoriale, garanzie reali per il nostro Paese" per porre fine ai combattimenti. In un’analisi sulla situazione militare sul campo, il quotidiano osserva che “il tentativo della Russia di conquistare l'Ucraina potrebbe essere indirizzato verso una situazione di stallo poiché pesanti perdite e perdite di equipaggiamento hanno un impatto sulle forze russe impreparate che finora non sono riuscite a raggiungere nessuno dei loro obiettivi iniziali”.

Ecco il quadro tracciato da “alcuni funzionari occidentali ed esperti militari”: “Le prime linee si sono mosse a malapena in più di una settimana. I russi vengono uccisi o feriti al ritmo di 1.000 al giorno, secondo le stime dell'intelligence occidentale, e ancor di più secondo quelle ucraine”. Mosca ha reagito colpendo con crescente durezze le città e i civili, “ma in assenza di progressi sostanziali sul campo e data l'entità delle perdite inflitte ai suoi ranghi, la campagna militare russa potrebbe presto diventare insostenibile, con le truppe incapaci di avanzare perché mancano di manodopera, rifornimenti e munizioni sufficienti, affermano analisti e funzionari”. Dunque, secondo il Post, “le prossime due settimane potrebbero essere fondamentali per determinare l'esito dell'intera guerra”. Il giornale dedica anche un servizio ai profughi, e si chiede se l’Ue sia in grado di gestire efficacemente questa emergenza.

New Tork Times

L’offensiva russa contro il “porto strategico” di Mariupol, “bombardata da terra, dal mare e dal cielo” è il titolo di apertura del New York Times, un titolo che non regge solo le drammatiche cronache dalla città assediata, dove “è stata colpita anche una scuola in cui centinaia di persone cercavano riparo”, ma anche due analisi, sulla manipolazione mediatica condotta da Putin e sui rischi di una carenza di cibo come effetto del conflitto. “La disinformazione in tempo di guerra è vecchia quanto la guerra stessa, ma oggi la guerra si svolge nell'era dei social media e della diplomazia digitale. Ciò ha fornito alla Russia - e ai suoi alleati in Cina e altrove - potenti mezzi per sostenere l'affermazione che l'invasione è giustificata, sfruttando la disinformazione per radunare i suoi cittadini in patria e per screditare i suoi nemici all'estero. La verità è semplicemente diventata un altro fronte della guerra russa. Usando una raffica di falsità sempre più stravaganti, il presidente Vladimir V. Putin ha creato una realtà alternativa, quella in cui la Russia è in guerra non con l'Ucraina ma con un più grande, più pernicioso nemico in Occidente”, scrive il Nyt, che segnala poi il rischio “di un aumento della fame nel mondo”. Perché, spiega, il disastro ucraino “sta mettendo a nudo le conseguenze di una grande guerra nell'era moderna della globalizzazione. I prezzi di cibo, fertilizzanti, petrolio, gas e persino metalli come alluminio, nichel e palladio sono tutti in rapido aumento e gli esperti si aspettano peggiori effetti a cascata”.

Wall Street Journal

L’attenzione del Wall Street Journal è per i profughi di guerra. Il titolo di apertura: “L’attacco russo contro l’Ucraina sradica 10 milioni di persone”, perché tanti sono secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati i civili costretti ad abbandonare le loro case, tra quanti sono fuggiti all’estero e quanti sono rimasti nel loro Paese e vivono in condizioni estreme in rifugi di fortuna sotto le bombe russe". Alle cronache dal teatro del conflitto, il quotidiano finanziario accompagna un’analisi sull’economia russa: “Il tentativo di Mosca di ridurre la sua dipendenza dalle importazioni non è riuscito”, osserva il Wsj, che scrive: “La Russia ha passato anni cercando di svezzarsi dalle merci importate per rafforzare la sua economia contro le sanzioni occidentali. Ora, l'impatto delle sanzioni imposte dopo l'invasione russa dell'Ucraina ha reso evidente che gli sforzi di Mosca non hanno funzionato. La continua dipendenza della Russia dalle importazioni significa che dovrà affrontare un doloroso riaggiustamento economico”.

Così, esemplifica il quodiano, “pezzi dell'industria automobilistica russa stanno chiudendo per mancanza di componenti straniere. L'ammiraglia della costruzione domestica di aerei di linea riceve motori e altre componenti chiave da fornitori esteri. Cibo per animali e medicinali stranieri sono scomparsi dagli scaffali dei negozi”. Insomma, “le ambizioni russe erano irrealistiche fin dall’inizio perché una piccola economia come quella russa non è in grado di produrre da sola beni complessi e high-tech. Semplicemente non è possibile", dice al Wsj Janis Kluge, specialista in economia russa presso l'Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza, convinto che”la sostituzione dei prodotti stranieri potrebbe richiedere anni”.

Financial Times

L’assedio di Mariupol in apertura sul Financial Times, che evidenzia nel suo titolo la tragedia della popolazione: “Civili bombardati in un rifugio mentre Mariupol è nella morsa di feroci combattimenti”. Il riferimento è all’attacco russo contro una scuola che veniva usata come alloggio da circa 400 cittadini. Il giornale ricorda che Mariupol, “situata in posizione strategica sul Mar d'Azov, la porta del Mar Nero, è stata nel mirino della Russia dall'inizio della guerra”. Adesso, “dopo giorni di punitivi assalti aerei e di artiglieria che hanno rotto le tre linee di fortificazioni difensive, le truppe russe sono ora entrate nel centro della città, con pesanti combattimenti segnalati in alcune delle sue principali vie dello shopping e vicino a Piazza del Teatro, un punto di riferimento chiave”. Il quotidiano ha raccolto le drammatiche testimonianze di alcuni abitanti che sono riusciti a fuggire dalla città, ridotta a “un inferno sulla terra”. Ft dedica alla guerra tre approfondimenti interessanti: uno sui “cyber terroristi di Putin che potrebbero ancora essere in attesa di un ordine”, uno su come una Ue “che ha imparato la lezione siriana” sta gestendo l’enorme ondata di rifugiati ucraini, e uno sulle complicata exit strategy delle banche occidentali per lasciare la Russia.

The Times

“La Russia accusata di genocidio”, titola a tutta pagina il Times, che sceglie di puntare sulla parola usata dalla vicepremier ucraina Olha Stefanishyna parlando dell’assedio di Mariupol. Stefanishyna ha affermato che “migliaia di abitanti sono stati prelevati con la forza dai russi, portati in territori sotto il controllo russo e usati a fini di propaganda”. A Mariupol, scrive il giornale, “i soccorritori cercano sotto le macerie di una scuola bombardata dalle forze russe mentre si combatte nelle strade del centro della città”, e “si cerca ancora di estrarre centinaia di persone intrappolate sotto il teatro colpito da un attacco aereo”. Nel listone in alto, i piani del governo Johnson per un taglio delle accuse sui carburanti in modo da alleggerire l’impatto degli aumenti sulle famiglie.

Le Monde

“L’esercito russo entra in una Mariupol devastata”, titolava domenica Le Monde, che il lunedì non esce e presenta perciò una prima pagina non aggiornata con le ultime notizie. Resta però attuale l’analisi che il giornale ha dedicato all’atteggiamento quasi ‘negazionista’ dell’Europa di fronte alla sempre più minacciosa concentrazione di truppe russe lungo le frontiere ucraine, prima dell’inizio dell’offensiva: “Fino alla vigilia dell'invasione russa, il 24 febbraio, le capitali europee sono rimaste molto diffidenti nei confronti degli allarmi lanciati da Washington. Parigi e Berlino, in particolare, volevano credere nelle virtù della politica della mano tesa”, scrive il giornale. Quasi che questa fosse “una guerra impensabile” per gli europei, ma non solo perché “mentre circa 130mila soldati russi si ammassavano ai confini dell'Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ripeteva che non c'è bisogno di farsi prendere dal panico”. Nel suo editoriale, poi, Le Monde invita a “respingere un sistematico boicottaggio degli artisti russi”, perché “se è legittimo sanzionare personalità che pubblicamente o attraverso le loro opere hanno mostrato il loro sostegno a Putin, che si sono assunti la causa della sua politica, penalizzare tutti gli artisti non ha senso” e vuol dire “ignorare il clima di paura in cui vive la comunità artistica in Russia, dove gli artisti firmano petizioni contro la guerra e temono per la loro sicurezza e quella delle loro famiglie pur continuando a esibirsi e a lavorare”.

Le Figaro

“I bambini prime vittime della guerra in Ucraina”, dice Le Figaro, che valorizza un reportage del suo inviato a Zaporizhzhia sui piccoli ricoverati in un ospedale sotto emergenza:“Feriti durante i bombardamenti russi, si sono trovati in prima linea nella discesa dell'Ucraina all'inferno”, si legge nel pezzo, in cui si sottolinea che quest’ospedale “è solo un minuscola finestra che offre uno sguardo gelido sulla tragedia all'opera nella Mariupol assediata”. Il titolo è impaginato a una colonna a centro pagina sul giornale che da qualche giorno ormai ha ridotto lo spazio dedicato alla guerra per ampliare quello riservato alla politica interna, anche oggi in apertura: “I partiti sono già nella battaglia delle legislative”. Il servizio è un approfondimento sul voto per il rinnovo del Parlamento che si terrà il 10 aprile in concomitanza con le presidenziali, e sul quale le forze politiche si stanno concentrando dietro le quinte.

El Pais

La notizia del ventiseiesimo giorno di guerra secondo El Pais è l’ultimatum russo all’Ucraina perché ceda Mariupol, mentre “le forze di Putin minacciano una città stremata, dove sono già morti 4.000 civili”. Nel suo pezzo di apertura, il giornale scrive che anche il ministero della Difesa russo ha parlato di "catastrofe umana" a Mariupol, ma ne ha dato la responsabilità alle "forze nazionaliste", a "nazisti", "mercenari stranieri" e "banditi" che tengono in ostaggio la popolazione. Ma l’ultimatum è stato già respinto da Kiev, con la vicepremier ucraino, Iryna Vereshchuk: “Non si può parlare di resa di alcun genere, di deporre le armi. I russi invece di perdere tempo con lettere di otto pagine, apri un corridoio umanitario". E così, prevede El Pais, “Mariupol sta per diventare un’altra delle città quasi rase al suolo: Guernica, Coventry, Aleppo, Grozny”.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

La guerra in Ucraina spinge la Germania a diversificare le sue fonti di approvvigionamento energetico e il ministro federale dell'Economia Robert Habeck (Verdi) è volato in Qatar dove ha concordato con l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani una partnership energetica a lungo termine. Questa l’apertura della Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’intesa raggiunta riguarda consegne di gas naturale liquefatto, ma Habeck non ha fornito dettagli al riguardo e si è limitato a dire che le aziende tedesche potranno individualmente avviare contrattazioni in merito. “L'accordo con il Qatar è un passo importante per diventare meno dipendenti dal gas russo di fronte alla guerra di aggressione russa in Ucraina”, osserva la Faz. In un editoriale il quotidiano sostiene che nella ricerca di altri fornitori, la Germania “dovrà abbassare i propri standard morali elevati” quanto a diritti dei lavoratori perché “se volessimo importare solo ciò che viene prodotto nelle stesse condizioni di qui, gli scaffali sarebbero vuoti”. Il quotidiano dedica anche un titolo di rilievo al dramma dei profughi ucraini: sono ormai 10 milioni le persone in fuga, e la Germania ne ha accolte 218.000 secondo dati ufficiali. “Ma potrebbero essere di più, perché non vi sono controlli al confine tedesco con la Polonia”, essendo entrambi Paesi Ue, spiega il giornale.

China Daily

Dopo la lunga videochiamata tra Biden e Xi Jinping sulla situazione in Ucraina, la diplomazia cinese si è attivata per sottolineare la “condivisione e fattibilità delle proposte di Pechino” ma anche per “mettere in guardia contro qualsiasi tentativo di creare una crisi simile nella regione Asia-Pacifico”, ovvero a Taiwan. Così riferisce il China Daily, secondo cui “è fondamentale che la Cina e le nazioni che la pensano allo stesso modo rimangano calme e incoraggino un cessate il fuoco anticipato e si oppongano alle sanzioni unilaterali”, mentre “occorre imparare una lezione dall’aver provocato una guerra per procura”. Il giornale, che cita il ministro degli Esteri Wang Yi secondo cui “il tempo proverà che la Cina è dalla parte giusta della storia”, ha interpellato diversi analisti cinesi, concordi nell’elogiare la proposta di Xi per risolvere il conflitto ucraino, ovvero dialogo con entrambe le parti senza alcuna pressione punitiva come quella delle sanzioni, e nel sottolineare che “la Cina è ora uno dei pochi paesi che ha linee di comunicazione aperte con tutte le parti direttamente coinvolte, tanto che persino gli stessi Stati Uniti hanno contattato Cina per chiede assistenza”.

Quotidiano del Popolo

Sulla guerra in Ucraina, “la Cina e altri Paesi in via di sviluppo condividono le stesse ragionevoli preoccupazioni e mantengono posizioni simili”, scrive il People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, sintetizzando le dichiarazioni con cui il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha sottolineato che Pechino non è sola sulla scena internazionale a mantenere tra Mosca e Kiev un’equidistanza sgradita agli Usa. Wang, che ha incontrato ieri il ministro degli Esteri algerino Ramtane Lamamra a Tunxi, nella provincia dell'Anhui nella Cina orientale, ha ricordato di aver scambiato in questi giorni opinioni con molti dei suoi omologhi di Paesi asiatici o africani, e ha affermato: "Crediamo tutti che gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere osservati, le controversie internazionali dovrebbero essere risolte pacificamente e le parti interessate dovrebbero realizzare un cessate il fuoco e porre fine alla guerra il più rapidamente possibile".

Inoltre, ha aggiunto, "è opinione diffusa che quando si affrontano le questioni delle crisi regionali e internazionali, la guerra e le sanzioni non siano le uniche opzioni e il dialogo e la negoziazione siano la via d'uscita fondamentale". Il ministro ha rivendicato che “anche astenersi all’Onu è un atteggiamento legittimo” e ha avvertito che “quando si affrontano questioni complesse e punti di vista divergenti, non si dovrebbe optare per l'approccio semplicistico di amico o nemico e bianco o nero”, ma “è particolarmente importante resistere alla mentalità della Guerra Fredda e opporsi allo scontro di blocco”. Ucraina a parte, ha rilevato Wang, “il mondo è molto grande e ci sono molti problemi” e il continente africano in particolare non va più emarginato: "Più è turbolenta la situazione internazionale, più dobbiamo prestare attenzione alla voce dei Paesi africani e aumentare il nostro sostegno e assistenza all'Africa", ha affermato il ministro cinese.