Perché il ministro della difesa britannico ha citato la Conferenza di Monaco

Perché il ministro della difesa britannico ha citato la Conferenza di Monaco

Il ministro del Regno Unito allude all'approccio meno intransigente mostrato da alcuni Paesi dell'Unione Europea per la crisi ucraina nei confronti di Mosca rispetto alla linea più dura di Washington e Londra. 

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© Alexander Zemlianichenko / POOL / AFP 
- Ben Wallace 

AGI - Il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, parlando della crisi ucraina al 'Sunday Times', ha fatto riferimento alla Conferenza di Monaco del 1938, che consentì alla Germania nazista di annettere i territori dei sudeti in Repubblica Ceca ma non riuscì a impedire la guerra. 

"Potrebbe accadere che il presidente russo Vladimir Putin semplicemente spenga i suoi carri armati e si vada tutti a casa ma c'è una ventata di Monaco nell'aria da parte di qualcuno in Occidente", ha dichiarato Wallace.

Il ministro non ha specificato cosa intenda ma la dichiarazione sembrerebbe alludere all'approccio meno intransigente mostrato da alcuni Paesi dell'Unione Europea nei confronti di Mosca rispetto alla linea più dura di Washington e Londra. 

Un'invasione russa ai danni dell'Ucraina è "altamente probabile" e Mosca "potrebbe lanciare un'offensiva in qualsiasi momento". Ha dichiarato il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, 

La conferenza di Monaco del 1938 evocata da Londra

Per stigmatizzare l'approccio, ritenuto troppo morbido, di alcuni alleati europei nei confronti della Russia, il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, è arrivato a rievocare la Conferenza di Monaco del 1938, quando Regno e Unito e Francia acconsentirono alle mire della Germania nazista sulla regione dei sudeti in Cecoslovacchia nella speranza, poi rivelatasi vana, di scongiurare la guerra.

La conferenza si svolse nella città bavarese il 29 e il 30 settembre e vide come partecipanti il primo ministro britannico, Neville Chamberlain, il presidente francese, Edouard Daladier, il cancelliere tedesco, Adolf Hitler, e il primo ministro italiano, Benito Mussolini. 

Il 12 settembre 1938 Hitler, al termine del raduno del Partito Nazionalsocialista a Norimberga, aveva minacciato la guerra se non fosse stato concesso alla popolazione tedesca della regione cecoslovacca dei Sudeti, dove i germanofoni erano maggioranza, il diritto all'autodeterminazione.

Dal momento che l'autodeterminazione dei popoli era uno dei cardini della dottrina politica sorta dalle macerie della Prima Guerra Mondiale, Chamberlain e Daladier acconsentirono a un accordo che avrebbe permesso alla Germania di annettere vaste aree della Cecoslovacchia, che non fu invitata al tavolo e gridò al tradimento. L'Ungheria si sarebbe appropriata a sua volta di alcuni territori meridionali del Paese che, dopo appena vent'anni di esistenza, si ritrovò smembrato. 

Mussolini fu salutato in patria come "salvatore della pace" da un'opinione pubblica in larga parte ostile alla guerra. La Conferenza riuscì però a ritardare di appena un anno la catastrofe. Nel settembre 1939 la Germania avrebbe infatti invaso la Polonia.

La Conferenza di Monaco passò quindi alla storia come il simbolo del fallimento della politica di 'appeasement' portata avanti da Chamberlain, ovvero il tentativo di venire incontro il più possibile alle pretese di Hitler con l'auspicio di evitare l'esplosione di un secondo conflitto mondiale. Il futuro primo ministro Winston Churchill avrebbe commentato l'accaduto con una frase divenuta celeberrima: "Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno scelto il disonore e avranno la guerra".