Per uscire dalla crisi Macron punta sull'energia nucleare

Per uscire dalla crisi Macron punta sull'energia nucleare

Il presidente dell'Eliseo ha illustrato le linee guida della sua politica per 'uscire dalla dipendenza dai fossili' con la costruzione di 6 nuovi reattori Epr2, insieme ad altri otto allo studio, per un totale di 25 gigawatt entro il 2050

francia macron punta su nucleare e rinnovabili

Il presidente Francese Emmanuel Macron visita la fabbrica per i sistemi di turbine nucleari a Belfort 

AGI - Energie rinnovabili e nucleare: è il mix sul quale intende puntare il presidente francese Emmanuel Macron che da Belfort ha lanciato il suo programma energetico per "i decenni a venire".

Il capo dell'Eliseo, a due mesi dalle elezioni alle quali non si è ancora ufficialmente candidato, ha utilizzato il 'palcoscenico' della fabbrica di GE Steam Power per illustrare le linee guida della sua politica, incentrata su investimenti nel campo delle rinnovabili - con priorità al solare "perché è più economico e si adatta meglio al paesaggio" - e il rilancio dell'energia atomica.

L'obiettivo è "fare della Francia il primo grande Paese al mondo in trent'anni a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la nostra indipendenza energetica e industriale dando l'esempio nel clima", ha spiegato il leader di En Marche, che guarda sul lungo periodo alla "riduzione del 40% dei consumi energetici" e alla sostituzione di "parte dei combustibili fossili con l'elettricità".

Per fare questo, in agenda c'è la costruzione di sei nuovi reattori Epr2, insieme ad altri otto allo studio, per un totale di "25 gigawatt entro il 2050", e un'analisi per prolungare la 'vita' degli attuali reattori oltre i 50 anni, lì dove è possibile senza comprometterne la sicurezza.

Oltre a ciò, è previsto l'aumento del 10% della quota di gas rinnovabile entro il 2030, la creazione di 50 parchi eolici offshore entro il 2050, mentre per l'energia solare Macron ha parlato di "decuplicarla" entro lo stesso orizzonte temporale. Un impegno a tutto campo che richiederà un aumento di manodopera, con la formazione e creazione di "posti di lavoro". 

La Francia "non ha altra scelta" che scommettere sia sulle energie rinnovabili che sul nucleare, ha martellato Macron: "Alcuni affermano che è possibile raggiungere (l'aumento di produzione di energia elettrica, tra gli ) sviluppando solo l'energia solare ed eolica. Altri che è solo necessario scommettere sul nucleare. Nessun esperto dice che questi due schemi siano realistici", ha sottolineato. 

Il rilancio del nucleare non sarà indolore, il capo dell'Eliseo lo sa e ha promesso "un'ampia consultazione pubblica da svolgersi nella seconda metà del 2022", seguita l'anno successivo da un dibattito parlamentare; l'inizio dei lavori è previsto per il 2028, per la messa in funzione del primo reattore l'orizzonte è il 2035.

Il programma energetico di Macron è stato accolto da un fuoco di fila: Eric Zemmour è stato il primo candidato alla presidenza a reagire, condannando il suo "voltafaccia elettorale" che "non cancellerà la sua disastrosa politica energetica". Duro anche il gollista Nicolas Dupont-Aignan che lo ha tacciato di "leggerezza insopportabile" e "incoerenza".

Non va meglio a sinistra, con il coordinatore di France insoumise, Adrien Quatennens, che ha attaccato l'idea di allungare la vita dei reattori nucleari e di costruirne di nuovi, così come il candidato dei Verdi Yannick Jadot, secondo cui il presidente "sta condannando la Francia a un secolo di nucleare".

E la Rete di Azione sul Clima, che riunisce 25 associazioni di difesa del clima, ha sentenziato: "Il rilancio di un'industria nucleare è un'opzione costosa che non risponde all'urgente necessità di disporre, nel prossimo decennio, di un parco elettrico a basse emissioni di carbonio e privo di guasti".