In Danimarca addio mascherine e lockdown: "Tutto questo grazie all'immunita'"  

In Danimarca addio mascherine e lockdown: "Tutto questo grazie all'immunita'"  

Il capo dell'Istituto di Sanità di Copenhagen all'AGI: "Oltre l'80% della popolazione è completamente vaccinata, il 60% ha ricevuto la terza dose"

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© Staten Serum Institut  
- Il capo dell'Istituto di sanità danese (Statens Serum Institut), Henrik Ullum 

AGI - "In Danimarca abbiamo raggiunto una copertura vaccinale molto alta con oltre l'80% completamente vaccinato e oltre il 60% che ha ricevuto la terza dose. In particolare abbiamo vaccinato la maggior parte della nostra popolazione vulnerabile. Ciò offre a Paese una protezione molto elevata contro la grave malattia da Covid-19 e contro l'eccesso di mortalità". Così il capo dell'Istituto di sanità danese (Statens Serum Institut) Henrik Ullum, spiega in un'intervista all'AGI le motivazioni che hanno portato il governo di Copenaghen a revocare, dal primo febbraio, tutte le restrizioni imposte per arginare la pandemia (compresi mascherina e green pass).

"Abbiamo assistito a una marcata diminuzione della percentuale di pazienti positivi che richiedono un trattamento per la polmonite da Covid. Inoltre, nonostante un numero estremamente elevato di casi, abbiamo osservato una marcata diminuzione dei pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva", continua il virologo. "Quando osserviamo i decessi, ora vediamo che l'eccesso di mortalità complessiva con cui siamo entrati nel 2022 è scomparso", sottolinea Ullum.

"Tutti questi fattori, in particolare l'elevata immunità della popolazione e le infezioni relativamente più lievi causate da Omicron, consentono alla Danimarca di rimuovere le restrizioni senza sovraccaricare il nostro sistema sanitario", evidenzia il capo dell'Istituto di Copenaghen precisando comunque che "ci sono ancora diverse raccomandazioni in atto per limitare la trasmissione, soprattutto alle parti più vulnerabili della popolazione".

Contagi in calo

"Ora assistiamo a un modello complesso con numeri di contagi in calo in alcune delle aree e dei gruppi che hanno avuto il numero più alto di infezioni fino ad ora. Ciò è particolarmente vero tra i giovani nell'area urbana di Copenaghen. Tuttavia, non vediamo un tale calo nelle aree più rurali e nei gruppi di età più avanzata che finora hanno subito meno contagi", spiega il numero uno dell'Iss danese. "Interpretiamo questo come risultato dell'immunità ibrida che combina l'immunità da vaccinazione e le infezioni che sono più elevate in alcune componenti della società", spiega. "Nel complesso, prevediamo che questa immunità crescerà e causerà un calo più marcato del numero di casi durante questo inverno", aggiunge. 

"Sappiamo che il Sars-Cov-2 continuerà a circolare tra noi e che nuove varianti si evolveranno. Pertanto, è importante anche per noi in Danimarca mantenere la nostra capacità di diagnosticare e monitorare l'epidemia. E noi abbiamo un ampio sistema di test Pcr che ci consente di testare più del 3% della popolazione ogni giorno", mette comunque in chiaro il capo dei virologi.. "Disponiamo inoltre di un ampio monitoraggio delle acque reflue e di un sequenziamento ad alta capacità.  Questa infrastruttura ci tiene preparati per nuove varianti e nuove ondate. In particolare, abbiamo appreso che il Covid-19 ha un'elevata stagionalità e la società danese si terrà preparata per una nuova ondata anche il prossimo autunno e inverno", aggiunge. 

Ogni Paese ha le sue misure

Per Ullum, però, il modello danese di gestione della pandemia Covid (che ha portato questa settimana a rimuovere tutte le restrizioni) non è immediatamente applicabile anche all'Italia. "è importante che ogni Paese trovi le soluzioni su misura per i fattori locali. Ciò comprende in particolare il livello di immunità e la capacità e l'accesso al sistema sanitario", spiega. "Dipendiamo anche da un alto livello di responsabilità sociale per proteggere la parte vulnerabile della popolazione. In Danimarca, abbiamo la fortuna di avere un alto livello di immunità, un solido sistema sanitario e una popolazione con un'elevata responsabilità sociale. Questo ci ha permesso di prendere la nostra decisione, ma ogni Paese deve valutare quale sia la strategia giusta per sè". 

Il virus sarà stagionale

"La pandemia probabilmente non finirà, ma si trasformerà", assicura Ullum. Il Sars-Cov-2 continuerà a circolare con probabili picchi in autunno e inverno. Tuttavia, la nostra immunità ci renderà molto più resistenti agli effetti dannosi sia come individui che come società sebbene non possano essere escluse nuove varianti problematiche".

Secondo il virologo, "potremmo aver bisogno di vaccinare di nuovo una parte della popolazione e forse anche ripetutamente. Tuttavia, è probabile che la situazione estrema in cui noi come società abbiamo dovuto scegliere tra conseguenze molto gravi per la salute e misure estreme per prevenirlo scompaia", conclude Ullum.