La 'tenaglia diplomatica' di Germania, Nato e Usa sull'Ucraina

La 'tenaglia diplomatica' di Germania, Nato e Usa sull'Ucraina

L'obiettivo è quello di indurre la Russia ad allentare la tensione intorno al Paese. La strategia comune apre a un "dialogo serio" con Mosca ma senza nessun compromesso sui "principi fondamentali"

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Jens Stoltenberg

AGi - Una 'tenaglia diplomatica' per indurre Mosca ad allentare la tensione intorno all'Ucraina, con tutti i rischi che questa comporta. Una strategia fatta di duri avvertimenti e disponibilità ad un confronto aperto, con la Germania di Olaf Scholz a fare da apripista, il capo della Nato Jens Stoltenberg come catenaccio ed il segretario di Stato americano Antony Blinken in pressing.

Il messaggio è chiaro: sì ad un "dialogo serio" con Mosca, ma nessun compromesso sui "principi fondamentali", come hanno spiegato a Berlino il cancelliere ed il numero uno dell'Alleanza atlantica appena un'ora dopo che nella capitale russa si era concluso il faccia a faccia tra la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock (che era già stata a Kiev a parlare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky) ed il capo della diplomazia russa Serghey Lavrov.

Il senso della giornata è riassunto nelle parole di Baerbock a Mosca: "Il tempo è scarso per riuscire ancora a salvare le trattative", ha detto a Mosca. "La Russia ha messo insieme al confine dell'Ucraina circa 100 mila soldati senza una ragione comprensibile, ed è difficile non percepirlo come una minaccia", ha incalzato poi la numero uno della diplomazia tedesca.

Pertanto la richiesta rivolta al Cremlino e' di alleggerire la presa sull'Ucraina e di attenersi a quegli stessi "principi fondamentali" a cui si riferira' poco dopo lo stesso Stoltenberg. Uno di questi principi e' "l'inviolabilita' territoriale" di un Paese sovrano, per esempio.

"Non abbiamo altra scelta che difendere le nostre regole comuni, anche se questo avrà un alto prezzo economico", ha scandito ancora Baerbock. Che nel confronto con Lavrov vi siano state anche "grandi differenze di vedute" è apparso anche evidente alla luce del fatto che la conferenza stampa con il russo è iniziata con oltre un'ora e mezzo di ritardo.

Nondimeno prim'ancora dell'incontro a Mosca, la tedesca ha voluto chiarire che non ci sono pregiudiziali nei confronti della Russia: "Non c'è alternativa a relazioni buone e stabili tra Mosca e Berlino", ha detto la ministra, "e vorrei continuare a lavorare per questo obiettivo".

Di contro, il mantra che lei e Scholz ripetono sempre è ci sara' "un alto prezzo" politico ed economico se davvero la Russia di Putin dovesse lanciare un'aggressione all'Ucraina. Uno di questi prezzi da pagare sarà lo stop al gasdotto Nord Stream 2, terminato ma ancora non messo in funzione.

Su questo Lavrov continua a chiedere che la pipeline "non venga politicizzata", ma è chiaro che si tratta di una delle poche vere leve da parte della Germania. Lo stesso Scholz, nella sua breve dichiarazione dopo l'incontro con Stoltenberg, ipotizza "sanzioni" contro Nord Stream: "Tra gli Usa e la Germania ci siamo intesi su come procedere con il gasdotto", spiega il cancelliere, ivi compreso il fatto che "l'Ucraina continui a rimanere Paese di transito per il gas russo verso l'Europa occidentale". In cambio, la Germania da' assicurazioni che non ci saranno forniture di armamenti verso Kiev.  

“Non esportiamo armi letali, questa posizione non è cambiata”, scandisce Scholz, e lo stesso concetto era stato espresso a Kiev da Baerbock. La quale insiste per la ripresa di vere e proprie trattative di pace: la Germania punta ad un nuovo incontro nel “formato Normandia” (Germania, Francia, Ucraina e Russia), “fondamentale per la sicurezza in Europa”. Da Lavrov sembra esserci un’apertura in questo senso: “La Russia non è parte in conflitto”.

Un altro passo importante lo ha annunciato Stoltenberg: “Ho invitato i rappresentanti della Russia insieme ai 30 membri dell’Alleanza per altri colloqui”, ha spiegato Stoltenberg, secondo il quale in questi incontri del Consiglio Nato-Russia si potranno anche affrontare i temi come “la riduzione dei rischi nelle attività militari” ed il miglioramento dei canali di comunicazione. “Siamo pronti ad ascoltare il punto di vista” di Mosca, ripete ancora il segretario generale.   

Da Washington arrivano segnali di sostegno alla strategia: il segretario di Stato Blinken è atteso oggi stesso a Kiev, dove vedrà Zelensky, per continuare il suo tour diplomatico giovedì a Berlino e a Ginevra, per colloqui a quattro con Germania, Gran Bretagna e Francia. Si tratta di una risposta indiretta allo stesso Lavrov – che Blinken vedrà il giorno dopo a Ginevra - il quale aveva detto che la Russia “ha bisogno di risposte dagli Usa sulle garanzie di sicurezza” per continuare i colloqui sull’Ucraina.

Presumibilmente è di questo che hanno parlato l’americano ed il russo oggi al telefono: il segretario di Stato Blinken, così Washington, ha insistito sulla “via diplomatica” per mettere fine alle tensioni sull’Ucraina e ha definito “estremamente preoccupante” il rafforzamento della presenza militare russa “dentro e ai confini” del Paese. 

Ma il Cremlino ancora non accenna ad allentare la presa militare: ieri Mosca ha cominciato a spostare truppe in Bielorussia per esercitazioni congiunte battezzate “Determinazione alleata” da tenersi a febbraio. Una mossa che in Occidente aumenta i timori che la Russia si stia preparando ad un’invasione, anche perché si terranno tra il confine occidentale bielorusso, le frontiere polacche e lituane ed il fianco meridionale del confine ucraino.