Le nuove regole della Brexit che complicheranno l'export di made in Italy

Le nuove regole della Brexit che complicheranno l'export di made in Italy

Le aziende devono denunciare alle dogane cosa viene spedito di preciso dall'Unione Europea al Regno Unito e da dove. Una pratica farraginosa che rischia di scoraggiare molti esportatori

nuove regole Brexit complicheranno export made in Italy

© Hazel Stuart / Robert Harding Heritage / robertharding via AFP 
- Un banco di formaggi italiani al mercato di Walton-on-Thames

AGI - Dopo una sospensione durata per tutto il 2021, sono entrate in vigore nel Regno Unito le nuove norme sull'importazione di beni dall'Unione Europea previste dall'accordo sulla Brexit.

Le piccole imprese temono però che l'aggravio delle procedure burocratiche scoraggi gli esportatori, in particolare quelli di specialità gastronomiche. "L'esempio classico è il negozio di gastronomia che importa, per esempio, chorizo dalla Spagna o parmigiano dall'Italia", ha spiegato al 'Guardian' il responsabile per gli Affari Internazionali della Federation of Small Businesses, James Sibley, "per loro il pensiero di doversi registrare in questi sistemi è sconfortante e la procedura è dispendiosa, quindi c'è molta preoccupazione. Abbiamo percepito molta apprensione da queste piccole imprese direttamente coinvolte".

Le nuove regole prevedono che le aziende denuncino alle dogane cosa viene spedito di preciso dall'Unione Europea al Regno Unito e da dove. L'esportatore dovrà acquisire un numero di identificazione e inoltrarlo agli importatori britannici, che a loro volta dovranno raccogliere altri dati e notificarli alle autorità.

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© Afp
Un negozio di generi alimentari a Londra

Se la procedura viene evasa in modo scorretto o incompleto, i beni possono essere sequestrati, confiscati o rispediti al mittente. "Quel che abbiamo appreso è che alcuni esportatori europei non sono preparati per nulla di tutto ciò, alcuni non hanno nemmeno il numero di identificazione", ha spiegato Sibley che teme un impatto simile a quello subito l'anno scorso dagli esportatori britannici, i quali, in alcuni casi, hanno semplicemente rinunciato a vendere prodotti nell'Unione Europea a causa dell'eccessivo peso burocratico.

Dal 1 luglio entreranno poi in vigore ulteriori regole. "Da quel momento, gli esportatori avranno anche bisogno di certificati sanitari e veterinari se esportano cibi o altri prodotti di origine animale", ha avvertito Sibley, "a quel punto alcuni esportatori Ue potrebbero concludere semplicemente che non ne valga la pena".

A luglio, ha spiegato Sibley, inizieranno inoltre "ispezioni fisiche dei beni ai valichi di frontiera nel Regno Unito, e ciò potrebbe condurre a nuovi ritardi perché ci sarà di fatto un veterinario con delle carte che andrà in giro per il camion a stabilire cosa vada bene o cosa no".

La Federation of Small Businesses ha avvertito che a subire l'impatto delle nuove regole saranno per lo più le piccole imprese, in quanto gli operatori più grandi avranno le risorse economiche per appaltare a soggetti terzi il lavoro burocratico.